di Luca Iaccarino 8 Febbraio 2019

Non voglio assolutamente entrare nella questione TAV che:
– a) è complessa;
– b) non c’entra niente con il cibo e dunque con Dissapore;
– c) non avrei alcun titolo per affrontarla professionalmente.

Ma quando Toninelli ha detto “E chi se ne frega di andare a Lione” ho sbottato. Cosa? Scusa? Eh???

[Paul Bocuse è morto]

[La nostra Lione, capitale europea del buon mangiare, è Senigallia]

[Dice Cracco che Bocuse firma anche le mutande]

Si fosse trattato, chessò, di Marsiglia o Vichy non avrei reagito nella stessa maniera. Ma Lione no, checca**o, un goloso non può ascoltarla una frase così.

A me di andare a Lione frega, eccome. Veloce o lento che sia il viaggio, Lione è la culla della gastronomia. Insultare Lione per un goloso è come spernacchiare la Mecca per un musulmano o il Vaticano per un cristiano.

Lione È LA CAPITALE di noi ghiottoni.

È la città di Paul Bocuse e non dimenticherò mai quando i miei più cari amici mi caricarono su un camper e mi ci portarono per il mio addio al celibato. È una delle città al mondo con la più alta densità di segnalazioni Michelin pro capite –un tre stelle, tre due stelle, quattordici una stella, 58 piatti e 20 Bib Gourmand per 513mila abitanti; è grossa come Genova che ha una stella e stop!!! –, l’epicentro della storia gastronomica francese e dunque occidentale.

Lione per i gourmet è come Reims per chi ama lo Champagne o la Borgogna per gli enofili tutti. Lione è come Maranello per chi ama le auto o Memphis per chi ama il rock.

Lione è sacra. Lione non si tocca. A me frega d’andare a Lione, e vorrei farlo molto più spesso di quanto riesca.

Mettendoci di più o di meno, in auto, in treno-merci, in tir, in bici, in Califfone, non importa. Ma andare a Lione è importante, importantissimo per chi ama la cucina e vuole conoscerla.