di Anna Silveri 19 Ottobre 2017
pasta felicetti

L’antefatto dell’insolita baruffa a colpi di ricorsi al Tar tra gli industriali italiani della pasta e il governo, scoppiata ieri durante la presentazione della Giornata mondiale della pasta del 25 ottobre, dovrebbe essere noto agli adorati lettori di Dissapore.

In tema di origine e provenienza del grano utilizzato per produrre la pasta il nostro governo, in data 20 dicembre 2016, ha sottoposto alla Commissione UE un decreto che rende obbligatorio indicare la provenienza del grano impiegato direttamente nell’etichetta.


Il grano è straniero in un pacco di pasta su tre: si deve indicare l’origine in etichetta?


Oltre a valorizzare le produzioni di grano italiano di qualità incentivando i produttori di pasta italiana ad aumentare l’impiego di grano nazionale, l’obiettivo è tutelare maggiormente i consumatori, perché oggigiorno, in pratica, un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo.

Ma i big della pasta, sentendosi infangati, non solo si oppongono con tutta la (notevole) forza che hanno, ma rigettano il decreto e annunciano ricorso.

Uno scenario singolare che merita di essere ricostruito attraverso le singole posizioni.

Paolo Barilla

— Se in Italia si facesse pasta solo con grano italiano, se ne produrrebbe il 30-40% in meno.

— Non solo il grano italiano non basta, ma non è neanche di qualità adeguata perché solo il 10% del grano è eccellente, il 50% è di qualità media e il 40% è insufficiente a garantire purezza e contenuto proteico richiesti per la pasta.

Il decreto è una forzatura perché, in un certo senso, ci impone di utilizzare quel grano.

Aidepi (Associazione dei pastai italiani)

— Abbiamo rigettato il decreto perché è fatto male, non è per la trasparenza e non è di stimolo a migliorare la qualità. E a chi dice che compriamo grano straniero per risparmiare, rispondiamo che quello statunitense costa fino al doppio.

Coldiretti – (associazione degli agricoltori italiani)

— Siamo certi che la magistratura tutelerà l’informazione dei cittadini sugli interessi economici e commerciali dei pastai che ancora una volta preferisce agire nell’ambiguità contro gli interessi dell’Italia e degli italiani che chiedono trasparenza.

Si vuole impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato con il glifosato (pesticida, il diserbante più usato al mondo), accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano.


Glifosato: è un problema il pesticida trovato in 14 birre tedesche?


Riccardo Felicetti (presidente Aidepi)

— La Coldiretti ci sta infangando perché non è così. Il decreto è fatto male: non informa correttamente il consumatore, rischia di far credere che ciò che conta per una pasta di qualità è l’origine del grano. E non è vero.

Il decreto non incentiva gli agricoltori a produrre grano di qualità e riduce la nostra competitività all’estero, perché introduce un obbligo che comporta costi aggiuntivi solo per noi e non per i nostri concorrenti

Paolo Barilla

— Innanzitutto quando si parla di glifosato, si parla di tracce di glifosato, e non solo nel grano ma in diversi prodotti. Detto questo, bisogna sapere che parliamo di livelli bassissimi, dalle 100 alle 1.000 volte inferiori ai limiti di legge: bisognerebbe mangiare 200 chili di pasta al giorno per 365 giorni all’anno per avere degli effetti.

Siamo riusciti a farvi capire qualcosa in più sul ricorso al Tar dei pastai italiani contro il decreto sull’origine? Vi siete formati un’opinione? Volete condividere tenuto anche conto di questi dati?

— Produzione della pasta italiana se venisse fatta solo con grano italiano: – 30% (fonte: Aidepi)

— Cosa pensano gli italiani del decreto governativo? 81% dei consumatori italiani vogliono l’origine del grano in etichetta (fonte Coldiretti).

commenti (12)

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  1. Avatar grammarnazi ha detto:

    Il problema non è indicare la provenienza del grano ma la falsa percezione che “italiano” o “prodotto in Italia” corrisponda a qualità.

    Una tara mentale che purtroppo si fatica a rimuovere. Basti pensare a quanto ha dovuto investire Nutella per spiegare i risultati di uno studio scientifico che pochi hanno interpretato correttamente.

    1. Avatar Mcop ha detto:

      Concordo in pieno. Conosco personalmente una persona che si occupa di controllo di qualità nel settore agroalimentare, più volte mi ha detto che non è assolutamente vero che il grano italiano è migliore di quello coltivato in altri paesi. La sola cosa che conta è se sono stati usati pesticidi o altre diavolerie. Ma per quanto riguarda la qualità del grano togliamoci, per favore, il prosciutto dagli occhi.

    2. Avatar Giuseppe ha detto:

      la provenienza del grano e` un informazione importante che mi piacerebbe conoscere a prescindere da tutti i discorsi su qualita` o meno. Poi alla fine dei conti decidero` (mangiandola) se la pasta 100% nazionale sia davvero meglio/peggio dell’altra.
      E poi ogni volta che una lobby si erge contro una richiesta di maggiore trasparenza mi viene subito da pensare male…
      Cosa teme l’industria pastiaria? Di veder crollare le vendite delle paste non 100% italiane? Di dover aumentare la quota della pasta 100% italiana? Poco male se arriveranno piu` soldi ai contadini italiani o sbaglio? E poi se dicono che addirittura costa meno il grano italiano ci gadagnano pure!
      Temono davvero di fare una pasta meno buona perche` il grano italiano e` pessimo? Be` quello sara` il mercato a deciderlo o no?

  2. Avatar ovoallacoque ha detto:

    Mha, meglio grano italiano al 100 per 100 proveniente dalla italianissima terra dei fuochi in Campania?

    1. Avatar Ganascia ha detto:

      Sarà bene informarsi: la faccenda della terra dei fuochi è stata estremamente ridimensionata: le percentuali dei tumori sono le stesse che nel resto d’italia, e tutto il resto di conseguenza.

  3. Avatar grammarnazi ha detto:

    Giuseppe, ti rendi conto che in questo caso la lobby è Coldiretti? Perché sono loro che per difendere i loro iscritti – i coltivatori italiani – continuano ad attaccare le aziende sostenendo che il grano straniero sia dannoso, o di bassa qualità. Il tutto senza portare prove. Anzi: quando ci hanno provati, sono stati sbugiardati dalle analisi di laboratorio, i furbetti di Coldiretti.

    Con queste premesse è naturale che i produttori di pasta temano il crollo delle vendite. Come specificato anche nell’articolo, usare solo grano italiano significa un calo del 30% della produzione e un prodotto inferiore. Tu vorresti pasta peggiore che costa il 30% in più, solo per dare soddisfazione a una lobby?

    1. Avatar Giuseppe ha detto:

      Be` allora le lobby sono due, da una parte Coldiretti col suo vaneggiare sulla dannosita` del grano straniero a prescindere e dall’altra gli industriali della pasta che temono la tracciabilta` del loro prodotto.

      E in mezzo ci siamo noi clienti…

      Scusa ma il “non dire da dove arriva il grano per paura che la gente si faccia condizionare in maniera sbagliata” per me non e` un motivo sufficiente e poi siamo davvero convinti che sia cosi`?
      Una buona parte dei consumatori guarda solo al prezzo, un altra solo alla marca almeno quei pochi interessati veramente conoscerebbero questa benedetta provenienza!

    2. Avatar marco ha detto:

      Concordo in pieno, oltre al fatto che continuano a menarla con la storia dei poveri contadini… Quando hanno inaugurato la sede provinciale della coldiretti di zona, sono passato per puro caso dalla strada… Pieno di porsche ferrari ed opulenze di ogni tipo.

    3. Avatar grammarnazi ha detto:

      @Giuseppe, se Coldiretti conduce una vergognosa
      e falsa campagna contro qualsiasi ingrediente straniero, è naturale che se poi propone di indicare la provenienza del grano nessuno ci sta.

      Coldiretti ha un obiettivo: favorire a qualsiasi costo l’uso del grano italiano. Anche quello di bassa qualità. Esattamente come i sindacati hanno l’obiettivo di difendere a prescindere i dipendenti, anche i cialtroni e i fannulloni.

      Anche i produttori di pasta sarebbero d’accordo a indicarle la provenienza del grano in confezione, se la legge fosse scritta diversamente e soprattutto valesse per tutti.

      Posso chiederti una cosa? Perché per te è importante la provenienza del grano? Soprattutto, perché è importante che sia italiano? Campanilismo? O davvero credi che sia migliore?

  4. Avatar Msimone ha detto:

    I produttori di pasta non si devono preoccupare della qualità del grano. L’importante è che sia italiana poi se non tiene la cottura o farà più schifo di quella prodotta in Turchia o in Canada non importa. L’ importante è far vivere di rendita i coltivatori italiani che non vogliono consolidarsi fare ricerca e investire.

  5. Avatar Milcare ha detto:

    Vorrei mangiare pasta italianissima per due motivi, non mangiare pesticidi VIETATI IN ITALIA ma PERMESSI IN ALTRI STATI e AIUTARE I MOSTRI COLTIVATORI.Poi il grano non arriva solo dalla terra dei fuochi ma anche fa altre regioni tipo Puglia, Emilia,Sicilia ecc…