Boicottare (male) Starbucks: qualcuno spieghi a Diego Fusaro che Ichnusa è di Heineken

“Starbucks, la colonizzazione mondialista dei palati. File di pecoroni cosmopoliti post-identitari, cultori dell’omologazione culinaria e del gastronomicamente corretto”: parole dure quelle spese da Diego Fusaro (sul suo profilo Facebook) contro gli avventori di Starbucks, che in queste ore stanno facendo la fila per entrare nella Reserve Roastery, caffetteria di lusso con torrefazione di piazza Cordusio, a Milano.

[Starbucks a Milano: in anteprima, tutte le foto della Reserve Roastery]

[Starbucks a Milano: ma quale sovranismo del caffè, la polemica è sui prezzi]

Lui, il filosofo (…) che con qualche ospitata televisiva è riuscito a diventare il portavoce di tutte le teorie che speravamo di non rispolverare, e per questo degno soggetto di una pagina di Wikipedia, da qualche giorno porta la bandiera del boicottaggio contro la catena di caffetterie più potente del pianeta.

Fin qui, niente che non potessimo aspettarci dal vanesio Fusaro, da anni impegnato in una battaglia intellettuale del tutto personale contro “i mondialisti”, che con “il loro gastronomicamente corretto contro l’eccellenza italiana” puntano allo “stradicamento alimentare e al livellamento planetarizzato dei palati” (dice così sul suo blog).

Non è così assurdo che oggi, giorno di inaugurazione della “caffetteria cosmopolita”, abbia tolto dalla naftalina il suo monologo su Youtube, “Cibo, cultura e gastronomicamente corretto”, saggio audiovisivo capace di farci venire voglia di Coca Cola anche se non abbiamo sete.

Sempre oggi passa dalle parole ai fatti, mostrandoci ciò che sta mangiando per distinguersi dai pecoroni in coda da Starbucks. Ecco come Diego Fusaro mangia italico: ostriche, bruschette con il pomodoro, mozzarelline e birra Ichnusa.

Evitiamo di annoiarvi, pure noi, con la faccenda del pomodoro, che è roba da sussidiario, e delle ostriche, anch’esse oggetto di antica importazione. Passiamo al sodo: veramente Diego Fusaro è cascato nel dozzinale tranello dei quattro mori sulla bottiglia di Ichnusa? Crede che sia..sarda?

Si tratta, probabilmente, dell’operazione di marketing più ben riuscita nel mercato crafty (l’industria mima le mosse dell’artigianale, normalmente con l’aiuto della semiotica): un marchio acquisito nel 1986 dalla multinazionale olandese Heineken e che oggi ostenta, oltre alla bandiera sarda, la dicitura “non filtrata” o “cruda”, bisbigliandoci che, su per giù, è fatta come una craft.

Chissà se Diego Fusaro l’ha trovata buona, la birra di eccellenza italica. In caso contrario, gli suggeriamo dei birrifici davvero italici, nello specifico sardi e pure artigianali, ben lontani dal “turbocapitalismo” che tanto lo affligge: provi con Barley, Birrificio di Cagliari, Mezzavia e P3 Brewing.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

7 settembre 2018

commenti (35)

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  1. Orval87 ha detto:

    Questa, senza offesa, mi sembra un articolo da asilo e di dubbia utilità su una rivista gastronomica.

    1. Abi ha detto:

      Però fa comprendere a chi non ci fosse arrivato da solo il nulla che c’è dietro alle parole dei sovranisti e dei loro guru parolai

    2. Ricottaro Siciliano ha detto:

      concordo… Ha semplicemente detto la sua, su Starbucks visto che è stato un argomento della settimana scorsa…

      fossi stato in voi avrei evitato l’attacco ideologico- politico verso Fusaro, perchè così in molti leggiamo il vostro articolo…

      vero è che molti sono i birrifici artigianali in Italia, vero è che non tutti sono sinonimi di birra buona. Talvolta si beve meglio acquistando una Leffe al supermercato. Come dire spesso una birra Belga da Supermercato, (Paese dove la birra è di Casa come da noi lo è la cultura del Caffè).

      evviva Fusaro!

  2. Paolo ha detto:

    Sulla ignorantezza del c.d. filosofo, ignorantezza “che cola dai muri come lo strutto” è giusto non sprecare parole. A me ricorda certi intrrventi di Valentina Nappi che discettava della cucina molecolare (v. archivi di Dissapore).
    Sulla birra aggiungo segnalazione freschissima: microbirrificio Lara di Tertenia, la birra bianca ‘del Senatore’.

    1. fred3000 ha detto:

      Valentina Nappi – respect!!!

  3. prospettiva ha detto:

    non c’è nulla di più conformato di un “anticonformista” ignorante

    in questi casi, se proprio uno non si trova in linea con l’apertura di Starbucks a Milano, suggerisco un bello sticazzi

    non credo nessuno ci obblighi ad andarci o a doverne leggere su internet

    1. Andalo ha detto:

      Peccato che venga ancora prodotta in Sardegna come prima del cambio di proprietà e che continui a dare una grossa mano all’economia sarda tra produzione ed indotto, mi sa che avete toppato voi.

    2. nadia ha detto:

      Peccato, Andalo, che anche Starbucks, aprendo in Italia, aiuta l’economia.
      Peccato, Andalo, che il senso dell’articolo sia che ci debba essere coerenza e competenza nel commentare le notizie.
      Peccato, Andalo.

    3. Andrea ha detto:

      “aiuti l’economia”. Peccato Nadia, peccato.

  4. Mr freedom ha detto:

    Fusaro si sarà anche sbagliato, e siamo d’accordo, ma il senso di questo articolo qual’è?

    Ridicolizzare a prescindere chiunque parli di mondialismo e omologazione culturale?

    Ah già…stiamo parlando di “dissapore”: un blog sul mondo del cibo sponsorizzato da McDonald’s. Cosa mi aspettavo?

    1. gabriele ha detto:

      “Ridicolizzare a prescindere chiunque parli di mondialismo e omologazione culturale?”

      Non “a prescindere”, visto che è argomentato e nemmeno “chiunque”: è proprio Fusaro che ha detto una sciocchezza

  5. Jerico1 ha detto:

    Ha ragione da vendere invece. Starbucks è un nemico delle nostre tradizioni, come Nespresso.e monnezze varie. La.nostra amata caffettiera ha circa 200 anni di tradizione ed ora è in profondo cambiamento per il capitalismo americano, che si.impadronisce di tutti i mercati di qualsivoglia merce. Potete star seduti a non far nulla, accettare supinamente chi decide per voi. Molto.più apprezzabile Fusaro invece, che grida a tutti dei pericoli che ci vengono ad essere troppo molli e passivi. Se vuoi mantenere le tradizioni devi combattere. Sennò il mostro capitalista ti si mangia.

    1. prospettiva ha detto:

      un bello sticazzi per la traduzione del caffè italiano?

      nel 90% dei bar l’espresso è imbevibile…

    2. Paolo A. ha detto:

      Tutti a urlare contro il mondo capitalista.
      Poi gli si blocca facebook per due ore e giù con gli esposti al codacons.
      Datevi una svegliata va’.

    3. Valeria O. ha detto:

      La moka è stata inventata nel 1933 (quindi nemmeno 100 anni fa) come risposta alle macchine espresso dei locali pubblici. A loro volta inventate per esigenze commerciali, per fare il caffè in fretta, appunto.
      Il caffè casalingo italiano, prima delle mode dell’espresso e della moka, era un caffè filtro. Ricordo bene il caffè preparato da una mia prozia qui in una remota zona di laguna sarda. Era decisamente trasparente. E ricordo bene anche il tipo di caffettiera. Era fatta per fare un caffè filtro, appunto. E no, non era surrogato, non sono così vecchia.

  6. Orval87 ha detto:

    In parte sono d’accordo con lui. Prendete un 20enne di oggi e chiedetegli cosa sa del cibo tradizionale italiano, della sua regione, della sua provincia. Fategli citare i prodotti tipici del luogo, quelli che si producono da decenni o secoli. Scena muta in molti casi. Starbuck, KFC, Burger King e Pizza Hut però forse li conoscono.

  7. Alfredo ha detto:

    Prima di gettare merda a chiunque sia ad un livello culturale più elevato del vostro consiglio anche a voi di informarvi. Icnhusa continua ad essere birra italiana, prodotta nello stabilimento di Cagliari. Secondo la vostra affermazione, ad esempio, il Milan non dovrebbe essere una squadra Italiana perchè in mano ai cinesi da qualche anno.
    Riflettete prima di dare sentenze sensa un minimo di cognizione di causa.
    Anche sulle vostre affermazioni sul cibo ci sarebbe da ridire. Un’ostrica di qualità, pescata all’estero, ma venduta in un ristorante italiano da comunque un compenso economico al ristoratore ITALIANO. Mentre con quei panini dozzinali delle catene di fast food mai un italiano ci ha guadagnato qualcosa, che non sia il suo stipendio da sottopagato e sfruttato.

    1. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Si parla di boicottaggio del capitalismo, innanzitutto, per cui un marchio che appartiene a una multinazionale non rende coerente il messaggio di Fusaro. Il fatto che Ichnusa rappresenti una delle tante, tantissime sedi di Heineken diffuse per il mondo e si trovi, nello specifico, in Italia, non cambia le cose. Ichnusa è di Heineken, dal 1986, più di quarant’anni. Non capisco su cosa sarei disinformata.

    2. Andrea ha detto:

      Citare a caso microbirrifici non è difficilissimo. Quando diventano bravi davvero vengono acquisiti dalle multinazionali. Se la facesse in casa la birra il filosofo

    3. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Chi citerebbe a caso microbirrifici, Andrea?

    4. Orval87 ha detto:

      Alfredo, non ho capito: Starbucks multinazionale straniera, vendendo i suoi caffè si tiene i guadagni e all’Italia resta poco.
      Ichnusa, fatta anche essa da multinazionale straniera, invece farebbe guadagnare l’Italia.
      Ci spieghi la differenza?
      @ Chiara Cavalleris: sono 32 anni, non 42 🙂

    5. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      ahhah, sì, in effetti 😀

    6. Antonio Russo ha detto:

      Beh se moltissime aziende ormai sono in mano ad aziende estere è per una precisa linea politica italiana che passa dalla privatizzazione di Banca d’Italia, quindi la privatizzazione degli anni ’90 ed infine l’adesione ad una moneta sovrastimata rispetto ai fondamentali economici dell’italia ha finito per svendere e deindustrializzare il nostro Paese. Che lo si voglia ammettere oppure no. Ciò detto, sarà pur vero che Ichnusa sia un’azienza estera con profitti che vanno all’estero, ma a differenza della catena Starbucks che è sempre estera, essa affida alle aziende locali la produzione locale del prodotto; mantenendo di fatto i posti di lavoro di tipo “produttivo”. Ma non conosco in maniera seria la situazione dell’Ichnusa, mi sono basato su ciò che ho letto dai vostri commenti.

      Quello che voleva esprime Fusaro, secondo il mio punto di vista, è che seppur con tutte le contraddizioni del caso (birra, ostriche, pomodori ameringhi e cosi via), spesso legate stesso alle politiche scellerate degli ultimi 30 anni, difendeva il concetto di azienda italiana prima ancora dei prodotti presenti nella foto. Non l’azienda specifica in questione, ma in generale le aziende di proprietà italiana.

      Starbucks offre posti di lavoratori non nel settore produttivo ma alberghiero, magari anche con stipendi buoni per carità, ma di fatto prende prodotti esteri (il cui indotto di produzione è estero) e li vende sul mercato italiano. Come del resto fanno tutte le grosse catene estere in tutti i diversi tipi di settori: abbigliamento, alimentari, elettronica, ecc Questo si traduce in una progressiva ed inesorabile perdita di ricchezza dell’Italia.

      Vabè, questa è la mio opinione circa le motivazioni che spingono Fusaro ad adottare una certa linea. Potete pensare ciò che volete. Però non esistono solo le persone che vivono la giornata nel contesto fiabesco della narrazione dominante. Il nostro Paese ha di fronte grossissime sfide, e chi chiude gli occhi, specie se intellettualmente capace, commette un grave errore.

      Tasso di crescita demografico appiattito, aumento delle diseguaglianze sociali e della conseguente ingiustizia/iniquità, 30% in meno del nostro settore industriale rispetto a 30 anni fa ed in calo, iniziale sviluppo di ghetti che nei prossimi anni diverranno le Banlieue italiche….e potrei continuare. Abbiamo molteplici problemi da affrontare e se credete che tutto ciò non si avvererà, vivete nei sogni, e quando vi sveglierete sarà troppo tardi.

      Fusaro, con tutte le contraddizioni, come per esempio il fatto che critica un sistema in cui però vive e fa affari, fa comunque passare il messaggio giusto. Ovvero che tutto ciò a cui stiamo assistendo non è normale e non è la normalità.

      Posso capire che critica Fusaro perchè dovrebbe spesso aggiustare il tiro, ma coloro che lo criticano ardentemente e non sono milionari (over 100 milioni di Euro), davvero non li capisco.

      Un saluto a chi ha avuto l’interesse di leggere fino alla fine.

    7. Andrea ha detto:

      1. Copia e incolla di birrifici locali da guide specializzate: fatto
      2. Omettere oppure peggio ignorare che i tre birrifici non usino prodotti autoctoni per produrre le loro birre: fatto.
      Articolo inutile e saccente. Brava

    8. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Mi spiace per la tua opinione Andrea, seppur sia basata su un’idea completamente errata che ti sei fatto sul mio modo di lavorare (non so perché). I birrifici che ho citato al fondo dell’articolo non sono scelti a caso tra i (tanti) birrifici sardi artigianali: li ho provati personalmente e li apprezzo sia per le birre che producono sia per il loro lavoro. Barley, in particolare, è un birrificio che ha contribuito all’identità della birra artigianale italiana, al di là della mia opinione in merito. Il fatto che gran parte dei birrifici italiani (artigianali e non) non usino prodotti autoctoni è appena normale: non siamo certo il Paese delle malterie e le piantagioni di luppolo in Italia sono una faccenda recentissima. E’ un discorso molto ampio, che peraltro mi appassiona molto. Mi spiace davvero per la tua opinione.

    9. Orval87 ha detto:

      Antonio Russo, i prodotti da forno di questo Starbucks sono fatti da Princi, il caffè come ogni altro caffè non è di certo prodotto né in Italia né in Europa.

    10. Abi ha detto:

      Peccato che come su Twitter non possiate mettere la bandierina tricolore così mi risparmio la lettura
      Starbucks milano sarà una società di diritto italiano come lo stabilimento Heineken di Cagliari
      Differenze?

    11. Andrea ha detto:

      Non avete sottolineato che i pomodori sono americani!
      PS la Pompele non avrebbe mai scritto nulla del genere.

    12. trasi ha detto:

      Si, certo, come no: Ichnusa prodotto italiano (anzi, sardo) che favorisce fornitori e manodopera locale, nonostante sia di proprietà Heineken… Fino a che non le succederà quanto accaduto alla Birra Moretti, simbolo di Udine e del Friuli, del quale è rimasto solo il marchio essendo prodotta in giro per l’Italia (guardacaso, anche ad Assemini).
      Certo, per Ichnusa potrebbe essere un po’ più complicato, visto il nome indissolubilmente legato al territorio, ciò non toglie che prenderla come simbolo del “bere italico” e testimonia solo l’ignoranza di Fusaro (forse) e la mancanza di obiettività di chi lo vede come un guru (sicuramente).

  8. Morgana ha detto:

    Questo sarebbe un articolo?
    E in difesa di cosa poi?
    Della magnificenza dell’eccellenza culinaria?
    La birra Birra Ichnusa è italiana.
    Nata a Cagliari nel 1912.
    Ancora oggi TUTTA la produzione avviene in Sardegna (birrificio di Assemini, CA).
    Per essere una birra commerciale a basso costo è ottima.
    Commento (non articolo) da bambini delle elementari.
    saluti
    https://www.cagliaripad.it/239996/birra-ichnusa-premiata-bruxelles

    1. Graziano ha detto:

      I premi non vogliono dire nulla spesso, in ambito birrario ce ne sono parecchi ridicoli. Bisogna vedere la giuria, gli sponsor, il sistema di iscrizione, ecc.
      Qua in Ungheria posso citarti la birra Kőbányai ad esempio, una roba imbevibile per senzatetto e gente priva di palato, ma sulla lattina ci sono stampati i loghi di premi vinti non so dove a livello internazionale…

    2. Ricottaro Siciliano ha detto:

      concordo con Morgana…

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