Quando tutti se ne renderanno conto, ricordatevi che ve l’abbiamo detto: stiamo entrando nel periodo migliore di Massimo Bottura e siamo pronti coi popcorn in mano. E no, non parliamo di rivoluzioni culinarie, quelle le ha già fatte, ma è evidente che il Massimo nazionale, per quanto sempre entusiasta nella sua comunicazione, a volte anche troppo, abbia ormai abbandonato qualsiasi riserva di diplomazia o paraculismo e, consapevole del suo valore -ci mancherebbe altro- non le manda più a dire.
Un primo sentore l’avevamo avuto durante lo IULM-gate, su cui l’ironia però si era presto arrestata a causa della brutta piega dalla vicenda, costata alla relatrice Annalisa Cavaleri la collaborazione con l’ateneo a causa della scomposta e ingiustificata reazione della rettrice Valentina Garavaglia a una battuta proprio dello chef modenese, invece decisamente giustificata. Ma il seme del Bottura anarchico stava germogliando, e proprio in queste ore ci dona un frutto gustosissimo: lo scambio con l’assessore al commercio del Comune di Modena Paolo Zanca, che sta suscitando grandi ilarità-
“Ma lei chi è?”
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L’occasione è l’incontro organizzato da Confesercenti per presentare i dati del settore e lanciare la raccolta firme a tutela delle botteghe di quartiere e contro la desertificazione commerciale: in mezzo a numeri, bilanci e strette di mano ufficiali, fa il suo ingresso proprio Massimo Bottura, uno dei personaggi più celebri della città oltre che della cucina mondiale, presente per apporre la propria firma a sostegno dei negozi tradizionali. Nulla lascia presagire la tempesta perfetta di imbarazzo che sta per scatenarsi in sala.
Mentre lo chef varca la soglia, l’assessore comunale al commercio Paolo Zanca decide di accoglierlo con quello che avrebbe voluto essere un saluto simpatico, lanciando una battuta decisamente fuori contesto. Rivolgendosi al patron dell’Osteria Francescana, Zanca esclama a bruciapelo: “Basta che non fai la pizza destrutturata”. La frase cade nel vuoto e nell’ambiente cala un silenzio raggelante. Bottura rimane visibilmente spiazzato e stupito, incapace sul momento di cogliere il senso di quell’uscita estemporanea nei suoi confronti, e a dire il vero sfugge anche a noi, anche a distanza di tempo. Ma la perplessità dura solo una manciata di secondi.
Ricompostosi immediatamente, lo chef risponde con tono secco, fulminando il suo interlocutore: “Ma chi è lei esattamente? Io mi chiamo Massimo Bottura”. L’imbarazzo tra i presenti si taglia col coltello, ed è a quel punto che interviene, nel tentativo di salvare la situazione, Ludovica Carla Ferrari, consigliera regionale ed ex assessore al commercio prima di Zanca. “E’ l’assessore al commercio”, interviene, cercando di stemperare la tensione. Purtroppo per l’amministrazione, la pezza si rivela peggiore del buco: la precisazione evidenzia soltanto come il titolare del commercio cittadino non abbia rapporti istituzionali con il volto più noto dell’enogastronomia locale.
Visibilmente infastidito, Bottura gira la testa dall’altra parte e si concentra sui moduli di Confesercenti. Compila il foglio con dati e firma, ma la questione per lui non finisce affatto lì. Terminato di firmare, lo chef si volta nuovamente verso l’assessore per rincarare la dose e mettere sul piatto il peso reale del suo lavoro per l’immagine della città. Con fermezza dichiara: “In questo momento, ospiti a casa Maria Luigia, la struttura alberghiera diffusa a San Damaso, 20 giornalisti dagli Stati Uniti e dal Canada venuti a degustare aceto balsamico e Parmigiano. Può bastare questo?”. All’assessore, completamente spiazzato dall’affondo, non resta che incassare il colpo e rispondere con poche parole rassegnate: “Questo sì”.
Ce ne rendiamo conto, il confronto tra l’assessore e Bottura è impietoso. Zanca ha sbagliato tutto (soggetto compreso: la pizza?) sopravvalutato grandemente le sue capacità di cabarettista e fatto tutto questo cercando di fare il simpatico con un mostro della comunicazione. Ha voluto palleggiare contro Federer in un torneo amatoriale ed è stato travolto, nulla da dire.
Un episodio tutto sommato innocuo, che resterà negli annali degli sfottò della politica locale, ma in cui noi vediamo un prologo per l’avvento di un futuro Bottura ancora più incontenibile e a cui non frega assolutamente niente. Senza nulla da dimostrare e con zero timori reverenziali, ogni suo intervento potrà essere potenzialmente uno show e noi non vediamo l’ora, e chissà cosa potrà succedere qualora si trovasse di fronte qualcuno di più all’altezza di uno spaesato funzionario locale. Popcorn, dicevamo. Magari al Parmigiano, che sulla promozione del territorio non si molla un colpo.

