di Chiara Cavalleris 3 Gennaio 2019

Se non ci poniamo degli obiettivi ogni anno che viene poi suddividere il tempo non serve granché. Sì potrebbe spiegare così l’ossessione per i buoni propositi che stiamo facendo anche in questo inizio 2019.

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Magari evitiamo di raccontarci troppe frottole: io per esempio ho rinunciato al vestito rosso a capodanno perché sembravo una ‘nduja, ma non per questo penso di mettermi a dieta.

Questi sono i miei propostiti per il 2019, quasi sempre gastronomici, a volte no.

1. Scegliere i piatti alla carta anziché giocare facile con i menù degustazione

Il che presuppone una certa dose di rischio, chiaramente: quando un piatto costa in media una trentina d’euro prendere una cantonata scoccia e non si può nemmeno incolpare il fato, ovvero il percorso dello chef, spesso alla cieca, con tutti i suoi alti e bassi.

Il fatto è che i menù degustazione, con tutto che a volte sono divertenti, sono focalizzati sulla voglia di stupire e mostrare novità. Lo chef ci dice “Ehi, guarda come mi rinnovo”, e tu magari ti sei perso i classici. Quindi mi informerò meglio prima di andare dagli chef blasonati, sceglierò oculatamente, e avrò un’idea più chiara sulla loro cucina.

2. Cucinare di più

Non devi essere un cavallo per scrivere di cavalli (e dopotutto, i cavalli non sanno scrivere). Per dire che non ho mai avuto velleità culinarie, e non credo siano necessarie a comprendere il cibo. Però il distacco quotidiano dai fornelli mi pare deleterio, anche per la forma fisica: i profumi saziano più di un pasto fugace, a modo loro.

Si cucina sempre meno, si dice, e gli chef sono idolatrati in maniera nauseabonda. Forse un coinvolgimento maggiore con il cibo potrebbe aiutarci a rivalutare ruoli e priorità.

3. Individuare la meta gastronomica del 2019

Vi ricordate quando siamo andati in Portogallo? Come no, è stato appena la scorsa estate: abbiamo mangiato il bacalau in mille modi e il pesce crudo in quel porto zozzo, quante risate!

Ah, dite che non eravamo insieme in Portogallo? Giusto, io non c’ero: sarà che a forza di guardare le vostre foto mi pareva di essere lì.

Ovunque si trovi la mecca del cibo del 2019 io la sgamerò, e non dite che andarci prima o dopo è la stessa cosa: quando una meta gastronomica è alla moda le segnalazioni di posti e postriboli, nuove aperture e chicche per pochi compongono una guida preziosissima, da sfruttare al volo, complice quel birichino dell’algoritmo di Facebook. Volevo dire Google, chi si fida più di Facebook nel 2019?.

4. Provare posti a caso

Una pizza a caso non la provo da chissà quanto. Provare un ristorante, un pub, ma anche solo una gastronomia, senza che nessuno mi abbia detto che quel posto è valido, senza la soffiata dell’insider e vi prego, senza TripAdvisor. Paura eh? Avete ragione, molto probabilmente cascherete male.

Non vorrei contraddire quanto detto nel punto precedente, ma converrete che i ristoranti segnalati/blasonati/recensiti con tutti gli onori sono qualche centinaia, spesso coadiuvati da un buon investimento in comunicazione. C’è molto da scoprire, voglio credere.

5. Dire le cose come stanno

Mi hanno porto un menù degustazione senza prezzi, e sono stata zitta.

Ho letto recensioni entusiastiche di colleghi giornalisti che in una vita parallela fanno i pr/addetti-stampa/influencer/comunicatori degli stessi ristoranti (ma dove lo trovano il tempo?), ma sono stata zitta. Sapete, bisogna convivere.

Ho edulcorato qualche opinione negativa su questo o su quel posto perché, nel dubbio, è meglio parlarne bene. E parlar bene fa sempre comodo, anche quando non te ne viene in tasca nulla.

Mo’ basta.

6. Leggere libri. Leggere libri che non c’entrino una fava con il cibo. 

Avevo scritto una premessa di matrice geo-politica che si concludeva con “ci salveremo solo leggendo”, poi mi sono ricordata che questo è Dissapore e al momento non conosco le abitudini alimentari di Jair Messias Bolsonaro.

Tornando a noi, la gastronomia è una materia estremamente olistica, ma rischia di farci rimanere chiusi in noi stessi. Ci parliamo addosso, con parole nostre.

E poi diciamoci la verità: pochi di noi sono in grado di descrivere un buon piatto senza dire “buono” o utilizzare inopportuni aggettivi presi in prestito da altri del settore stesso. Sapete, i vini sono “croccanti” e molte pietanze “commuoventi”.

Leggerò, leggerò di altro. 2019, torna a casa lessico.