Buvette di Montecitorio: nuovo fornitore, ora il pranzo costa ben 15 euro

Il menu del pranzo per i deputati alla buvette di Montecitorio aumenta di due euro per un nuovo accordo mediato dalla Coldiretti.

buvette montecitorio

Che succede? I rincari alla materie prime che hanno dominato buona parte della cronaca gastronomica (e non solo) da un anno a questa parte, il tasso di inflazione e caro bollette si sono abbattuti anche sulla buvette di Montecitorio? Beh, sì e no. Per inciso: gli aumenti ai costi di produzione, rincari e compagnia bella esistono – eccome se esistono – ed è facile immaginare che, così come hanno colpito esercenti e fornitori un po’ in tutto lo Stivale, abbiano interessato anche i servizi di ristorazione della Camera. Eppure il recente aumento del menu del pranzo per i deputati – passato da 13 a 15 euro, per darvi un’idea – è stato curiosamente inquadrato nell’avvio di una nuova gestione in cui torreggia la presenza della Coldiretti.

Il caso della buvette di Montecitorio e il prezzo del pranzo aumentato

Francesco Lollobrigida

Scrive la Repubblica: “Uno dei motivi (dell’aumento del prezzo, ndr) è l’avvio, in forma sperimentale, di una nuova gestione grazie al supporto della Fondazione ‘Campagna amica’ della Coldiretti“, nota associazione di settore solita tutelare gli interessi di aziende e imprenditori agricoli che, stando a quanto lasciato trapelare, si è occupata di sostenere gli accordi con “gli operatori economici del territorio che consentono una piena valorizzazione delle produzioni locali e della impresa piccola e media”.

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In altre parole, la Coldiretti ha fatto da mediante tra la buvette di Montecitorio e le imprese del Lazio per portare nel menu del pranzo dei deputati i prodotti stagionali e locali.

Coldiretti che, è bene sottolineare, pare abbia passato gli ultimi mesi in un rapporto di strettissima intesa con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e con la stessa premier Giorgia Meloni. Basti pensare alla linea dura intrapresa dal governo nei confronti della carne sintetica, con tanto di petizioni firmate e recentemente sfociata in una proposta di legge che mira a vietarne la vendita e la produzione: una lotta che certamente trova ampia risonanza in un’organizzazione che ha amato definire la carne coltivata con termini faziosi e grossolani come “carne in provetta” e ancora più notoriamente “carne Frankestein” (dimostrando di mancare clamorosamente tanto il punto della questione quanto la comprensione della letteratura – Frankestein era mostro soltanto perché non capito).

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Ma torniamo a noi: la Camera si occuperà di acquistare, in misura prevalente, i prodotti necessari allo svolgimento del servizio andando a privilegiare – come anticipato qualche riga più in su – i prodotti a chilometri zero (quindi quasi tutti laziali) andando a seguire il calendario della stagionalità.