Che nei fondi di caffè sia custodito il futuro, qualche veggente lo dice da tempo. Adesso in qualche modo lo sta dicendo anche la scienza.
Ogni anno si producono 10 milioni di tonnellate di fondi di caffè, che per lo più finiscono in discarica, anche se molti cercano di riutilizzarli ad esempio come fertilizzanti per i geranei sul balcone, e come non ricordare la linea di abbigliamento lanciata da Lidl qualche tempo fa, realizzati con i fondi di caffè. Il tutto a dimostrare che nell’immaginario collettivo è sempre stato un peccato sprecarli; ora un gruppo di ricercatori coreani del Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources hanno trovato il modo di trasformare i fondi in biocarburante in pochi secondi, la ricerca è stata pubblicata il primo giogno scorso sulla rivista: Chemical Engineering Journal.
La tecnica consiste nel bruciare i fondi di caffè con fiamme a temperature elevatissime (900 gradi), in modo da eliminare tutta l’umidità presente. Dovete immaginare un po’ il processo con cui si fanno i popcorn: i fondi si trasformano e creano un materiale simile al carbone vegetale chiamato biochar. Tutto il processo di trasformazione dura 90 secondi, e il fatto che ci voglia così poco tempo lo differenzia da tutti gli altri materiali organici con cui si può creare carburante: infatti, tutti gli altri prodotti sono molto umidi e serve molta energia per essiccarli e trasformarli. L’energia usata per i fondi di caffè, invece, è molto minore.
Ma i vantaggi non si fermano alla produzione. Il biochar di caffè ha un potere calorifico di 29 MJ/kg, mentre quello del legno varia tra 15 e 20 MJ/kg, a seconda della specie e delle dimensioni; ed è anche meno inquinante: infatti, il trattamento con le fiamme a 900 gradi elimina lo zolfo e la formazione di anidride solforosa, che si produce quando si brucia un materiale come il legno ed è una delle cause più importanti dell’inquinamento.
Il segreto del biochar è la sua struttura microscopica: guardandolo al microscopio si vede una specie di spugna rigida piena di milioni di pori e canali. Un solo grammo di biochar può avere una superficie interna di centinaia di metri quadrati ed è proprio questa enorme superficie a renderlo così utile, per esempio per il filtraggio dell’acqua o dell’aria. Inoltre, spesso viene semplicemente seppellito nel suolo perché rappresenta una sorta di spugna che aiuta a trattenere l’acqua e alcuni nutrienti importanti, che non vengono portati via dalle piogge ma, proprio grazie alla sua struttura, rimangono disponibili per le piante.
Inoltre il biochar può contribuire a contrastare il cambiamento climatico
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Il biochar è un materiale che si ottiene attraverso la pirolisi a fiamma (cioè queste fiamme a 900 gradi) e, prima della scoperta dei ricercatori coreani, era prodotto soprattutto dal legno e altra materia organica. Si tratta di una reazione chimica per cui una percentuale che va dal 30 al 60% del carbonio contenuto nella sostanza viene “fissata” nel biochar. Se si seppellisce il biochar, questo si degrada molto più lentamente del legno e delle piante da cui proviene (e anche degli stessi fondi di caffè), quindi non rilascia il carbonio nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica.
Dunque produrre biochar e seppellirlo (senza usarlo per il riscaldamento) serve a catturare anidride carbonica e a non rilasciarla nell’atmosfera, in modo da ridurre l’effetto serra.
Ovviamente il biochar non può compensare le enormi emissioni dovute all’uso di combustibili fossili. Tuttavia, molti esperti lo considerano una delle tecnologie delle cosiddette emissioni negative più promettenti perché combina tre vantaggi: valorizza scarti organici che altrimenti si decomporrebbero, migliora la qualità dei suoli e immagazzina carbonio per lunghi periodi, con un rischio relativamente basso di rilascio.
Con le ondate di caldo che stanno arrivando questa estate, potrebbe essere una buona notizia; io vado a farmi un caffè.

