Dai campi al mare, il punto sui danni del caldo al settore agroalimentare

Un'indagine condotta de Legacoop tratteggia una situazione preoccupante da nord a sud, che impone un intervento pubblico coordinato.

Dai campi al mare, il punto sui danni del caldo al settore agroalimentare

Nuova giornata di temperature record, nuovo preoccupante bollettino sullo stato di salute per il settore agricolo italiano: una nuova indagine approfondita condotta da Legacoop Agroalimentare tra le proprie cooperative associate restituisce infatti una fotografia impietosa di un sistema produttivo messo a dura prova da un clima che sembra non concedere tregua. La penisola si trova stretta tra temperature record, una siccità che non accenna ad allentare la sua morsa e, quasi per paradosso, fenomeni temporaleschi improvvisi di violenza inaudita. Quello che emerge non è più il racconto di un’emergenza passeggera, ma la conferma che il cambiamento climatico è diventato la principale sfida strutturale per l’agricoltura, l’agroindustria e la pesca in Italia.

Crisi dai campi al mare

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Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, ha sintetizzato la gravità del momento con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Quello che ci arriva dai territori è un quadro che non lascia più spazio a dubbi: siccità, caldo estremo e fenomeni meteorologici improvvisi e violenti si stanno sommando, colpendo insieme agricoltura, pesca e acquacoltura, da nord a sud del Paese. Situazioni diverse che raccontano la stessa emergenza climatica”. Questa analisi trova riscontri puntuali in ogni regione, dove le specificità locali si intrecciano in un unico disegno di sofferenza produttiva.

In Emilia-Romagna, il territorio ravennate segnala uno stato di forte stress idrico conseguente a un’ondata di calore eccezionale che ha investito l’intero continente. Qui i costi legati all’irrigazione sono lievitati del 30%, aggravando i bilanci delle imprese già sotto pressione per i bassi livelli del fiume Po, vitale per l’intero sistema irriguo della zona. Le colture, pur beneficiando degli interventi irrigui, faticano a crescere: per le pesche si stima una riduzione della produzione che tocca il 30%, mentre segnali di sofferenza arrivano anche da mais, soia, pomodoro e barbabietola da zucchero. Paradossalmente, il caldo influisce sul calibro e sul peso dei frutti, riducendoli del 10%, ma ne migliora la qualità organolettica.

Il prezzo dell’olio d’oliva salirà ancora a causa del clima Il prezzo dell’olio d’oliva salirà ancora a causa del clima

Spostandosi verso il Veneto, la situazione appare estremamente frammentata. Il settore vitivinicolo e quello olivicolo sembrano per ora resistere, ma l’ortofrutticolo veronese è in ginocchio, con perdite che per il pomodoro arrivano all’80% a causa di grandinate localizzate. A preoccupare seriamente è anche il fenomeno del cuneo salino: la risalita dell’acqua di mare nei letti di fiumi come il Po, l’Adige e il Piave sta rendendo l’acqua inutilizzabile per scopi agricoli, limitando drasticamente le possibilità di irrigazione proprio nel momento di massimo bisogno. Nel frattempo, in Piemonte e in Trentino, il calore eccessivo provoca scottature sui frutti, costringendo i produttori a destinare parte del raccolto all’industria di trasformazione con un conseguente deprezzamento del valore.

Il Sud non è certo risparmiato. In Sicilia, sebbene le precipitazioni invernali abbiano parzialmente rimpinguato gli invasi, le temperature che superano costantemente i 40 gradi nell’Agrigentino mettono a rischio l’intera annata. Gli agricoltori si trovano in uno stato di agitazione per fragilità strutturali che non sono state risolte nemmeno dal miglioramento temporaneo delle riserve idriche. In Sardegna, la crisi colpisce duramente l’acquacoltura: nello stagno di S’Ena Arrubia si è verificata una massiccia moria di pesci, con danni che superano i 150 mila euro e una stagione produttiva ormai considerata compromessa.

Chiquita approfitta del clima che cambia e porta le sue banane in Sicilia Chiquita approfitta del clima che cambia e porta le sue banane in Sicilia

Proprio il comparto ittico è quello che mostra i segni più evidenti della rapidità delle trasformazioni in atto. Le temperature del mare hanno raggiunto picchi di 30 gradi nell’Adriatico e 29 gradi nel Tirreno, influenzando pesantemente la fisiologia degli organismi marini. Se per le vongole la situazione resta monitorata, la mitilicoltura in mare aperto ha già subito perdite significative a causa del caldo, e Legacoop sottolinea come sia ormai indispensabile cambiare approccio, integrando nei modelli di valutazione degli stock variabili ambientali come acidificazione e salinità.

In questo scenario, la cooperazione cerca di reagire investendo in agricoltura di precisione, centraline meteo e monitoraggio digitale, ma l’impegno dei privati ha dei limiti invalicabili senza un supporto pubblico coordinato. Maretti è tornato su questo punto con forza: “Le nostre cooperative stanno investendo in agricoltura di precisione, in nuove fonti di approvvigionamento idrico e in strumenti di monitoraggio, ma da sole non bastano più. Serve un impegno pubblico deciso su invasi e infrastrutture irrigue, servono modelli di valutazione degli stock ittici che tengano conto delle variabili climatiche, e serve affrontare con urgenza il nodo delle assicurazioni agricole: oggi solo una minima parte delle coltivazioni italiane è coperta da polizze contro gli eventi estremi, e questo lascia troppe imprese sole di fronte ai danni”.

Il caldo sta sciogliendo il Parmigiano Reggiano Il caldo sta sciogliendo il Parmigiano Reggiano

Il messaggio finale è chiaro: “Come cooperazione continueremo a fare la nostra parte, ma il cambiamento climatico è ormai una sfida strutturale che richiede risposte altrettanto strutturali”. Il futuro della sostenibilità economica del settore agroalimentare italiano dipende oggi dalla capacità di rispondere a questa chiamata con azioni concrete e infrastrutturali.

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