Confesso: ho fatto un figlio per saltare le code all’Expo

Da buoni italiani, non mancano i visitatori last minute dell'Expo 2015. In questo caso con due fantastici attributi per saltare le file: un passeggino e un figlio

Confesso: ho fatto un figlio per saltare le code all’Expo

Ho un difetto: mi ritrovo sempre all’ultimo minuto a fare le cose. Una volta erano i compiti delle vacanze alla fine dell’estate, poi sono arrivati i post per Dissapore e oggi mi accorgo di avere ancora nel cassetto i biglietti per Expo 2015, e Expo 2015 sta chiudendo.

Come migliaia di altri italiani ho comprato questi benedetti biglietti in offerta, con la scusa che “tanto prima o poi ad Expo andrò a farci un salto”, ma, mi è parso di capire dalla stampa, sono in buona e copiosa compagnia, perché in molti altri hanno lasciato la visita al dopo-estate (anche se di mestiere non fanno il gelato come me).

E’ così che mi sono deciso: spronato dall’entusiasmo di parenti e amici al suon di “non t’invidio proprio con tutta quella gente” sono partito per Milano. Arrivo in tarda mattinata (tac), parcheggio prenotato (tac), navetta (taac) e subito dentro. Neanche un intoppo. Neanche una fila, alla faccia della parentela pessimista. Manco il tempo di fare la telefonata bullandomi dell’ingresso in scioltezza: dentro Expo appaiono subito i codazzoni da delirio collettivo.

expo albero della vita
expo milano folla code
expo milano folla
expo coda pdiglioni
Serpentoni multiformi che girano intorno ai padiglioni, salgono lungo le scale, si attorcigliano dietro le fetuccine, si ammassano davanti agli ingressi: le code si misurano con spanne e mezzore, andiamo male.

Senza contare il fiume umano sul decumano e il cardo (i due viali principali) che rendono difficili pure gli spostamenti elementari, piede dopo piede.

So che sono al limite del tempo massimo, ma per chi ci deve ancora andare, il consiglio (se avete fretta o appuntamenti) è di muoversi sulle strade laterali.
expo milano brasile

Mi avete preso per fesso? Io ho l’asso nella manica: una pupa di 10 mesi (vera eh, non un Cicciobello), e (ancor più fondamentale) un passeggino.

Il passeggino a Expo è il biglietto d’oro di Willy Wonka. Fate largo, gente: col passeggino posso accedere agli ingressi priority riservati ad anziani, donne incinta e invalidi. Il passeggino è una salvezza: grazie a lui puoi visitare molti padiglioni che, causa folla, sarebbero impossibili da vedere in un’unica giornata.

E’ grazie al passeggino che riesco a visitare Expo: il tema “nutrire il pianeta” viene toccato, se non centrato da tutti.
expo padiglione zero

expo padiglione zero animali
expo padiglione zero semi
expo padiglione zero prezzzi borsa materie prime
Promosso il Padiglione Zero che racconta l’evoluzione dell’umanità e il suo rapporto con la natura. Se non avevate un passeggino e non lo avete visto, non temete: lo potrete fare dalla prossima primavera.

E’ notizia di questi giorni che l’albero della vita rimarrà al suo posto insieme a Palazzo Italia e al Padiglione Zero, due tra le mete più gettonate in questi 6 mesi.

Confesso: io e il mio passeggino ci siamo arresi solo davanti al Giappone, la cui coda ormai è entrata nel mito: erano oltre 4 le ore di attesa, ridotte ‘solo’ ad un’ora e per mezza quella per gli ingressi priority (non sono riuscito a contare i passeggini.)
expo qatar coltivazione
expo qatar prodotti agricoli
I paesi del Golfo come il Qatar raccontano gli sforzi per coltivare terre strappate al deserto.

Israele, invece, che ti “sequestra” 20 minuti per propinarti dei video con Moran Atias (soubrette già famosa in Italia) che se la canta e se la suona su quanto bene abbia fatto al mondo intero il suo Paese condividendo le nuove tecnologie in tema di agricoltura.
expo angola
expo ricetta angola

L’Angola, paese africano con annessi i soldoni del petrolio, mette in mostra i prodotti del suo territorio raccontati dalle donne, con le dovute ricette per riproporre i piatti tipici.

Ovunque noto un uso indiscriminato di enormi touch screen che riproducono tavoli e piatti (devono essere piaciuti molto ad architetti e designer dell’Expo).
expo milano russia acqua bar
expo milano russia ristorante treno

Sono entrato anche in Russia, che si sa non è un Paese proprio facile.

I suoi mille contrasti sociali sono arrivati persino ad Expo e si ritrovano tutti riflessi nel suo padiglione che passa dalla degustazione di acqua in un bar ultramoderno, alla ricostruzione (sigh) di un ristorante di un vagon-lit.
expo milano russia dolce
expo milano russia tshirt putin
Decido di fare un po’ di full immersion nelle contraddizioni che sono sempre cosa assai interessante: nello specifico, per farmi un po’ del male, ho assaggiato un pessimo dolce ai semi di papavero (a 6 euro) che però mi è servito di lezione per evitare di ordinare la degustazione combo a 10 euro di beluga e vodka che avevo già adocchiato.

Mentre, va detto, sulle t-shirt con faccione di Putin che venivano via con soli 99 euro pensierini non ne avevo fatti.

C’è da dire che le code all’ingresso dei padiglioni hanno il loro vantaggi: nei ristoranti all’interno non ci sono code, i tempi di attesa ragionevoli, come sono abbordabili anche i chioschi fuori dalle vie principali, per capirci quelli in posizioni non proprio strategiche.

expo grom gelato

Fa eccezione Grom.

Nonostante sia piazzato in un angolino non troppo in mostra, viene comunque scovato dalla folla famelica e preso d’assalto.
expo gelati algida bike

A Expo, con sta calca micidiale, vale tutto: si cerca lo street food, la bancarella, la pizza al taglio, il gelato (anche confezionato), i panini con la porchetta d’Ariccia senza loghi e senza fronzoli (il tutto in gazebo che sbucano qua e là alla faccia degli appalti milionari).

A Expo vale tutto perché non si può mica perdere tempo e bisogna pur fare due conti, visto che tra la spesa del biglietto, dei trasporti e del parcheggio ha già tracimato la spending-review che vi eravate posti come limite. Ci potrei mettere la mano sul fuoco.

Senza contare che poi, salvo rarissimi casi, la qualità media dei pasti è quel che è, anche nell’agognato padiglione Giapponese, che accanto al Minokichi propone altri ristoranti dal servizio fast-food e con piatti dimenticabili.
expo magnum store
Parentesi: sento qualcuno in coda che ripete la cantilene delle solite critiche ad Expo. Legittime, è vero, e si parla sempre dell’eccessiva presenza di sponsor e multinazionali, con prodotti non sempre di livello.

Se non avessi il passeggino e fossi in coda coi criticoni, forse mi metterei a spiegargli che questo non è il Salone del Gusto. Qui si raccontano e si mettono in mostra i “massimi sistemi”, non il singolo prodotto o il produttore.
expo birre belgio

E’ come nello stand ceco o in quello del Belgio, dove non trovi birre artigianali o prodotti di nicchia, ma marchi famosi di aziende conosciute, che si trovano facilmente pure nei supermercati italiani. E’ così, abbiamo avuto 6 mesi per prenderne atto, ci piaccia o no.
expo milano slow food bagna cauda
Che poi a voler qualcosa di diverso c’è sempre Slow Food, che in questi giorni registra il tutto esaurito pure lei (non era così i primi mesi, mi dicono).

Somiglia quasi all’ultimo samurai in mezzo a tutto questo ambaradan.

E poi è una sicurezza: per farmi sentire a casa oggi qui si festeggia il Bagna Cauda day, che da piemontese è sempre un bel festeggiare.
expo oldani caffè coda
[INTERVALLO FAMIGLIA APPENA ALLARGATA]

Il passeggino salva la vita, ma bisogna anche ammettere che con una pupa al seguito devi rinunciare alle tue gastrofissazioni: così la coda allo stand di Davide Oldani per assaggiare il famoso risotto la lasci a chi la ha tempo di farla, pur lasciandoci il cuoricino spezzato.

Invece, cerchi i servizi family friendly dove poter cambiare i pannolini, per capirci: sono nelle palazzine servizi ai lati (piccoli spazi per un bambino alla volta, quindi ricomincia la coda pure lì), ma hanno i forni a microonde per riscaldare la pappa o il biberon al bebè. La famiglia Soban ringrazia.

Non vi azzardate a chiedere ai ristoranti di utilizzare i loro: una volta riusciti a fendere la folla, vi sentirete rispondere che sono ad uso esclusivo dei clienti celiaci (probabilmente per scaldare pasti preconfezionati a loro dedicati).
expo coop area esterna

Viene in salvo santa Coop (d’altra parte se “la Coop sei tu”…) che accanto al supermercato del futuro ha piazzato all’aperto dei chioschi con i prodotti da prendere al volo (e pure i microonde per scaldarli).

Tanti posti a sedere, poca coda e prezzi umani: una salvezza per chi non va alla ricerca di emozioni forti e ha lasciato a casa velleità gastronomiche.
expo milano olanda street food
Non poteva durare per sempre: verso tardo pomeriggio gli ingressi priority chiudono e quindi torni ad essere un comune mortale, e il passeggino da zucca di Cenerentola delle code torna ad essere il solito passeggino.

Ma tanto è ora di tornare a casa.

La folla in coda ai padiglioni comincia a calare: le famiglie se ne vanno e arrivano i più giovani con il biglietto serale.

Chissà se loro ce la fanno ad assaggiare il risotto di Oldani.
expo milano finti cibi
CONCLUSIONI

A parte le sculture di cibi finti realizzati da Dante ferretti e Cinecittà, che sono veramente molto brutti e dei quali ancora cerco di capire l’utilità, Expo è stata una vera figata e ha meritato il viaggio.

Ora capisco tutto: l’esasperazione e il conseguente esposto del turista romano al Codacons, il cuscino sulla pancia per fingere una gravidanza o il cicciobello al posto di un vero neonato. Senza passeggino sarei riuscito a vedere veramente pochissime cose.

Alcuni padiglioni sono bellissimi, altri una mezza sòla per i contenuti, soprattutto alla luce delle ore interminabili di coda da spendere per accedervi: ma, ripeto, Expo per me è stata una figata.

[immagini: Andrea Soban]