“Fate l’amore con l’estrema destra”, il boicottaggio di yogurt Müller

Il sostegno del re dello yogurt all'estrema destra tedesca non è mai stati un mistero, ma dopo la vittoria di AfD l'entusiasmo dei Theo Müller sta suscitando le reazioni dei consumatori.

“Fate l’amore con l’estrema destra”, il boicottaggio di yogurt Müller

In un periodo storico in cui la lotta politica passa soprattutto dall’atteggiamento sempre più invadente delle big tech nell’agenda della nuova destra emergente, nessuno si sarebbe aspettato che anche lo yogurt diventasse elemento parte dello scontro. A sovvertire questa convinzione ci ha pensato Theo Müller, erede e patron dell’azienda omonima, quella di “fate l’amore con il sapore”, marchio dalla storia antichissima, nato nel 1896 da un piccolo caseificio di famiglia fondato ad Aretsried, in Baviera, prima di trasformarsi in un colosso multinazionale con sede principale in Lussemburgo.

Il re tedesco della yogurt non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per l’estrema destra, e la recente vittoria elettorale di Alternative für Deutschland nella regione della Sassonia-Anhalt è stata un’occasione per esprimere senza mezzi termini la sua soddisfazione, suscitando reazioni non proprio entusiaste, arrivando a campagne social per il boicottaggio dei suoi prodotti.

Anni di sostegno all’estrema destra

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L’appoggio di Theo Müller ad AfD è stato provato almeno dall’ottobre del 2023, quando è stato fotografato a Cannes insieme ad Alice Weidel, la copresidente del partito: un’immagine diventata il simbolo del primo sostegno pubblico da parte di un grande industriale, ma per meglio comprendere come si sia arrivati alle forti tensioni di questi, riavvolgiamo il nastro alla fine del 2025. In quell’anno il gruppo ha dimostrato tutta la sua forza economica raggiungendo, soltanto nel comparto lattiero-caseario, un fatturato di ben 10,3 miliardi di euro, e sempre nel 2025 si sono svolti i festeggiamenti per l’ottantacinquesimo compleanno del magnate a Frisinga, presso il monastero di Weinstephan.

La festa, raccontata dallo Spiegel, ha visto la partecipazione di circa 250 persone tra politici e industriali, animata dall’orchestra sinfonica di Praga e con champagne servito fin dalle undici del mattino, e tra gli invitati di spicco figurava proprio Alice Weidel, legata all’imprenditore da un’amicizia intima e da frequenti confronti politici. Ma al tavolo di Müller c’erano anche esponenti della destra radicale come Hans-Christian Limmer, il cofondatore della catena di bakery Backwerk che aveva organizzato con il neonazista Gernot Mörig il controverso incontro di Potsdam sulla remigrazione del 2023.

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Nonostante sia stato in passato un iscritto del partito conservatore CSU, Müller rifiuta l’idea di isolare l’AfD e chiede a gran voce la cancellazione del Brandmauer, il muro di contenimento politico eretto dagli altri partiti. Durante un’intervista rilasciata a Die Welt a seguito del trionfo dei sovranisti alle elezioni in Sassonia-Anhalt del 9 settembre, il re dello yogurt ha espresso con entusiasmo le sue idee: “la vittoria dell’AfD è stata una fortuna”. Ha poi rivelato di essersi subito congratulato con Weidel per “il successo sensazionale”, aggiungendo che i cittadini hanno lanciato “un segnale a tutta la Germania: con la politica attuale non si può più andare avanti“.

Secondo l’imprenditore, Friedrich Merz dovrebbe far uscire la SPD dal governo ed eliminare la barriera verso la destra radicale. Di fronte a chi manifesta apprensione per un possibile ritorno del nazismo al potere, Müller risponde con fermezza sostenendo che un simile timore “è ridicolo”. Per quanto riguarda il tema della remigrazione, il magnate afferma che non si tratta affatto di “pulizia etnica”, spiegando che “chiunque ha un diritto di restare da noi può farne uso”, anche se per gli immigrati illegali l’espulsione “è ovvia”.

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All’imprenditore non mancano certo le opinioni, che si estendono anche agli equilibri internazionali e alle direttive europee. Riguardo al conflitto russo-ucraino, Müller condivide la linea filorussa dell’AfD affermando senza esitazione: “Non è la nostra guerra”. Nella sua visione la Germania non trae alcun vantaggio dal sostenere Kiev, anche perché “la Russia ha armi atomiche con cui può distruggere il mondo intero”. Quando il discorso si sposta sull’Unione Europea, pur riconoscendo che “L’UE e l’euro sono tra le più grandi conquiste politiche del secolo scorso”, sostiene fermamente che il modello di integrazione “non funziona più”. A suo avviso “Bruxelles interferisce sempre più dettagliatamente nelle nostre vite”.

La figura di Müller non è certo nuova alle polemiche e fa parte del gruppo dei cento tedeschi più ricchi, con un enorme patrimonio anche dopo essersi trasferito in Svizzera per sottrarsi al fisco della Baviera. Nel corso della sua vita è stato condannato per aver aggredito un fotografo, ha affrontato duri scontri con Greenpeace sull’elevato consumo d’acqua nei suoi impianti e ha persino elogiato i dipendenti che hanno azionato gli idranti contro gli attivisti ambientalisti.

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Negli stabilimenti in Sassonia rifiuta di applicare i contratti di lavoro collettivi nazionali, preferendo trattare con rappresentanze interne vicine all’azienda. Questa sua posizione aperta verso la destra radicale ha finito per dividere anche l’Associazione delle imprese familiari tedesche, provocando l’abbandono di marchi storici come Rossmann e Fritz Cola che rifiutano qualsiasi apertura verso l’AfD. Insomma, anche l’acquisto di un semplice yogurt è diventato un atto politico, e a renderlo tale è proprio uno degli imprenditori più influenti del settore: i consumatori decideranno di conseguenza, ormai consci di sapere con chi è che decidono di giacere la prossima volta che vorranno “fare l’amore con il sapore”.

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