Ferrero apre il suo primo stabilimento in Romania

Un vero centro di produzione a Timisoara e l'avviamento della coltivazione di nocciole in terra rumena è il progetto - ancora in parte segreto - del gruppo.

Ferrero apre il suo primo stabilimento in Romania

Le prime indiscrezioni sono arrivate all’inizio di settembre sulla stampa rumena: Ferrero avrebbe acquistato un terreno a Timișoara in cui costruire uno stabilimento. Giuseppe Papa, managing director per Ungheria, Romania, Bulgaria e Moldova, aveva dichiarato a Profit.ro che il gruppo è nelle fasi finali per l’acquisizione di un sito industriale esistente a Timișoara, destinato a diventare una struttura «di ultima generazione».

La notizia è arrivata sulla stampa italiana, innanzitutto sul Sole 24 Ore, lo scorso 5 ottobre, quando l’azienda conferma che la trattativa per l’acquisto di un sito industriale già esistente a Timișoara è nella fase finale.

Non è stato comunicato da nessuna indiscrezione quanto il gruppo investirà in Romania, né la capacità produttiva del nuovo stabilimento, né quali prodotti verranno realizzati, né quando partirà la produzione. Ferrero ha detto che fornirà maggiori informazioni «al momento opportuno».

Ferrero è un’azienda nata ad Alba nel 1946, che oggi è un gruppo da 19,3 miliardi di euro di fatturato, con quasi 49mila dipendenti e 36 stabilimenti produttivi. La crescita internazionale ha accelerato soprattutto nell’ultimo decennio, quando il gruppo ha affiancato allo sviluppo organico una lunga stagione di acquisizioni, iniziata nel 2015 con la britannica Thorntons. Alla guida strategica del gruppo c’è Giovanni Ferrero, uno degli uomini più ricchi d’Italia con un patrimonio personale stimato da Forbes quest’anno in oltre 48 miliardi di euro.

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Al momento Ferrero mantiene ad Alba il principale stabilimento italiano e la sede dell’Azienda Italia, mentre la holding internazionale ha sede in Lussemburgo. Il punto dolente di questa nuova apertura è per quanto tempo la produzione rimarrà in Piemonte, e quanto invece non si stanno facendo queste operazioni per spostare la sede produttiva italiana all’estero, i cui vantaggi logistici sono evidenti, ma anche quelli economici, sul costo del lavoro, non sono da sottovalutare.

Perché la Romania?

Chi frequenta il Nord Est lo sa già, Timișoara era la sede operativa di tutte le piccole aziende che esportavano le proprie manifatture fuori dal Triveneto per produrre a basso costo. In seguito il settore ha subito una crisi, ma in Romania sono rimasti il sapere manifatturiero oltre a un vantaggio logistico dato dalla posizione geografica della Romania verso l’Europa centrale e orientale. La collocazione di Timișoara è strategica per l’Europa centrale e orientale: il nuovo impianto entrerebbe in una rete che comprende già stabilimenti in Italia, Germania, Francia, Belgio, Polonia, Irlanda, Regno Unito e Spagna.

Ferrero è già presente in Romania, ma finora soltanto con attività commerciali e distributive. Ferrero Romania conta circa 120 dipendenti e nel 2025 ha realizzato 1,9 miliardi di lei di fatturato, circa 400 milioni di euro, con una crescita del 23% sull’anno precedente.

In Romania potrebbero coltivare anche le nocciole

nutella ferrero

Sulla stampa rumena si fa anche cenno al fatto che il gruppo intende sviluppare in loco anche la coltivazione delle nocciole. Si tratta di una notizia che ha ancora il carattere dell’indiscrezione, perché non è stata confermata dall’azienda, tuttavia Ferrero starebbe cercando di sviluppare in Romania anche una rete di produttori di nocciole, con l’idea di fare del Paese un centro di raccolta della materia prima.

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Tutti conosciamo lo storytelling della Nutella – almeno inizialmente – prodotta con la nocciola delle Langhe, ma evidentemente la produzione piemontese è stata subito insufficiente. L’idea di avviare una produzione di nocciole in Romania ha senso anche alla luce della strategia di diversificazione della materia prima: la Turchia rimane il principale produttore mondiale di nocciole, e dunque il principale fornitore di Ferrero, ma la filiera turca negli ultimi anni è stata problematica.

Già nel 2017 Reuters raccontava come la forte dipendenza dalla Turchia, allora responsabile di circa il 70% della produzione mondiale, esponesse gli acquirenti alla volatilità dei prezzi e alla disponibilità della materia prima, spingendo Ferrero a cercare nuove aree di produzione. Nel 2025 una gelata primaverile e un’infestazione di parassiti hanno ulteriormente ridotto il raccolto turco e fatto quasi raddoppiare i prezzi delle nocciole: Ferrero, secondo quanto riportato dal Financial Times, ha temporaneamente sospeso gli acquisti, ricorrendo alle proprie scorte e a fornitori in Cile e negli Stati Uniti.

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