di Anna Silveri 26 Aprile 2018

Oggi Il Sole24Ore mette in scena il fuoco incrociato di accuse e difese che, stando al quotidiano milanese, divamperebbe ogni giorno tra i bolognesi sul tema Fico Eataly World.

Sì, certo, il parco agroalimentare grande 10 ettari con centro congresso, area mercato, 40 fabbriche, 45 punti ristoro inaugurato lo scorso novembre alla periferia nord-est di Bologna.

A) Dicono i detrattori: “Il bus-navetta che collega la stazione centrale di Bologna a Fico è sempre vuoto, come il parco durante la settimana”.

B) “Nei primi 5 mesi di attività, in pieno inverno (bassa stagione), abbiamo totalizzato 1,25 milioni di visitatori e il break even è previsto a 4 milioni l’anno”, replica Tiziana Primori, che di Fico Eataly World è l’amministratore delegato.

A) Una settimana fa lo chef stellato Enrico Bartolini ha chiuso il suo ristorante “Cinque” perché non funzionava: è la conferma –insistono i critici– che il signor Eataly Oscar Farinetti, avventuratosi nella biblica impresa insieme a Coop, “ha aperto una cattedrale nel deserto, un ipermercato senza appeal sugli stranieri”.

[Bartolini chiude “Cinque” a Fico Eataly World: risultato inferiore alle attese]

B) Ma Primori risponde: abbiamo incontrato 10mila buyer stranieri e firmato un pacchetto turistico con la piattaforma cinese Totfree che da ora fino all’autunno porterà 30mila cinesi nel parco. Gli stranieri sono l’8%, il nostro obiettivo è arrivare al 30%. E ci sono 100 eventi al mese”.

Da parte sua, Bartolini, spiega la decisione senza attribuire colpe particolari. “Fico è un bellissimo progetto ma non è responsabilità del luogo o di chi lo frequenta se una proposta non incontra le aspettative. Lo stile dei miei locali non è in linea con ciò che il pubblico di Fico cerca”.

In effetti, tra i ristoratori presenti nella culla bolognese del cibo c’è chi è molto soddisfatto, come Sergio Capaldo de La Granda e la famiglia Zivieri, dell’omonima macelleria, responsabili del format Teatro della Carne, o chi ha aperto locali street food, come il Bistrot della Patata dell’impresa italiana leader nel settore, Pizzoli: “Fico è una vetrina e un laboratorio unico sui consumatori globali. Se c’è una cosa da rivedere sono gli orari di apertura infrasettimana, che dalle 10 a mezzanotte sono troppo lunghi”.

FICO è anche stato premiato alla Fiera del Real Estate di Cannes, il “Mipim Awards 2018”, come “avanguardia tra gli shopping-center mondiali e inserito dal New York Times tra le 52 mete imperdibili sul pianeta”, come ricorda il gestore del Fondo immobiliare PAI che, tra 23 investitori italiani, ha gestito la raccolta dei 140 milioni di euro necessari per riconvertire l’ex area del mercato ortofrutticolo bolognese.

Compresi i 55 milioni di valore dell’area comunale donata dal Comune di Bologna.

[Video: Farinetti dà i numeri del 2017 di FICO]

Un regalo che presta il fianco alle critiche dei detrattori, secondo cui la proprietà non avrebbe realmente a cuore i destini gestionali del nuovo parco, avendo già spuntato ottime condizioni per la realizzazione.

Solo una speculazione immobiliare, un affare che la proprietà ha già fatto, dunque?

In realtà FICO ha dato origine a 900 posti di lavoro diretti e 4.000 stimati con l’indotto, ma è anche vero che sui risultati pesa anche l’assenza di collegamenti rapidi, soprattutto per chi arriva dagli aeroporti, dai quali non ci sono collegamenti diretti mentre la navetta FICObus, che parte dalla stazione di Bologna, impiega mezz’ora circa per arrivare a destinazione, al costo di 7 euro.

[Male o bene? Come sta andando FICO Eataly World]

Ma se le indagini Nomisma sui visitatori del parco confermano che il 60% è venuto apposta per vedere Fico Eataly World, tra il grande parco e la città di Bologna sembra esserci un vero distacco.

Anzi, secondo Luca Dondi, che di Nomisma è l’amministratore delegato, “un gioco al bersaglio autolesionistico che i bolognesi fanno contro il parco. Ora che la struttura c’è, se funziona è un bene per tutti”.

[Crediti | IlSole24Ore]

commenti (23)

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  1. Avatar maurizio bertera ha detto:

    Mi consenta: a parte le scolaresche in tour – spesso costretto – mi dite la ragione perché un italiano non cresciuto in una spelonca dovrebbe visitare FICO? Per vedere cose arcinote in qualsiasi landa italica? Per mangiare cose che trova più o meno ovunque? O diventa meta fissa degli stranieri che pensano ancora a un paese di pizzaioli, gondolieri e musicanti – ma Bologna non si presta alla cosa, troppo tagliata fuori dai tour – o FICO non ha speranza. A Milano o Roma aveva un senso ma figurati se regalavano un parco intero al buon Oscarone…

    1. Avatar Msimone ha detto:

      Oltretutto le scolaresche non comprano; servono solo a fare numeri come per l’ affluenza ai musei. Contano i fatturati non quante persone visitano il sito.

    2. Avatar abi ha detto:

      Sono spesso per lavoro a Bologna e può avere un senso se Bologna venisse strutturata come hub per il turismo grazie ai treni alta velocità:
      40 min da firenze, 2 h da Bologna, 1h da Milano, 2h da Venezia.
      Allora FICO può avere senso per passare mezza giornata in attesa di un’altra destinazione

  2. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Al di là di tutto, chi paga il disavanzo economico ?

    Su chi ricade il rischio d’impresa ?
    Tutto sulla componente privata ?
    E la parte “pubblica” cosa ha da perdere ?

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Veramente la “parte pubblica” ha già sistemato i suoi conti, poiché la sua quota è data dalla valorizzazione dei terreni messi a disposizione (detta molto rozzamente). Insomma, non sono usciti soldini fruscianti dal bilancio pubblico, ma “X% della società versato in metriquadri di terreno valutati a millemila zilioni”.
      Per inciso questo ha sistemato, senza esborsi di contante, il serio problema di indebitamento delal società (pubblica) proprietaria dell’area.

    2. Avatar ROSGALUS ha detto:

      Prendo atto delle precisazioni di Paolo.
      Tuttavia, molto spesso, per questa via la componente pubblica trova sempre il modo di vedere azzerato la propria quota di capitale sociale nel succedersi degli esercizi e di trovarsi con un pugno di mosche in mano.
      Speriamo che non accada anche in questo caso.

  3. Avatar Msimone ha detto:

    Un posto come Fico avrebbe bisogno di clienti di passaggio. Cosa che vista la posizione non avrà mai. Potrà contare solo su chi ci va apposta. Considerando poi che Bologna è una città scarsamente popolata manca di partenza una bacino d’ utenza adeguato. È come se qualcuno decide di aprire un negozio in un paesino dove non passa nessuno solo perché il comune gli da in comodato d’uso gratuito il locale.

  4. Avatar Andrea ha detto:

    inserito dal New York Times tra le 52 mete imperdibili sul pianeta.
    Le piramidi, il colosseo, Petra e fico; una classifica davvero attendibile

    1. Avatar Moro ha detto:

      Più che altro c’è da rabbrividare gli accostamenti..

  5. Avatar Hamburgese ha detto:

    Un progetto insensato di un personaggio con la puzza sotto il naso. A me Natale Farinetti detto Oscar non ha mai ispirato fiducia.
    Una boiata del genere si può tentare solamente ammanicandosi coi poteri forti, che purtroppo non si estinguono mai (Renzi) e senza metterci i soldi di tasca propria.
    Ma il flop rimane comunque assicurato.

    1. Avatar Paolo ha detto:

      Sommessamente mi tocca dire che hai sbagliato bersaglio, e di grosso.
      Quando il progetto di FICO è partito (tra i peana giornalistici le migliori penne della carta stampata e non solo), non vedeva coinvolta la persona che citi, e il circoletto degli amichetti che ha guidato e realizzato l’operazione ha sempre fatto a meno di lui.
      Che l’imprenditore si attacchi al politico di turno (oggi questo, domani quello) fa parte della natura degli affari, ma il progetto FICO non ha nulla a che fare con i “poteri forti”, che tanto forti non sono: sono anzi così deboli da essersi fatti imporre la disneyland del cibo, senza un momento di discussione, senza una seria strategia “politica”.

  6. Avatar lorenzo ha detto:

    ci sono stato in una sola occasione nonostante sia spesso a Bologna… il progetto è molto carino, ma in effetti sembra disabitato….oltretutto i prezzi dei prodotti sono tagliati solo per turisti giapponesi…

    ho visto pochi sacchetti pieni e tanta gente passeggiare….

    credo che Bologna e provincia non abbia la capacità di supportare un progetto così mastodontico….in effetti sarebbe stato più logico in una zona più densamente popolata come Lombardia o Lazio…

  7. Avatar Pier63 ha detto:

    Punto primo: FICO è più una iniziativa voluta da politici che da imprenditori. Nasce nell’area del mercato ortofrutticolo da tempo dismesso.

    Punto secondo: un turista che visita a Bologna cosa preferirà mai, andare in un complesso moderno per perdersi mezza giornata la dentro? Oppure rimanere nel centro storico e fermarsi in uno dei mille locali del quadrilatero che danno da mangiare? Ovvero si arriva Bologna per visitare Bologna o per visitare Fico?

    1. Avatar Prosit ha detto:

      Hai colto bene il problema. Per il turista, ora che viene la bella stagione, è meglio passare la serata in centro, all’aria aperta fra migliaia di persone allegre e decine di proposte gastronomiche, o chiuso in uno stanzone periferico, tra finti choschi, finte trattorie ecc.?
      Sulle presenze possono dire quello che vogliono, visto che l’ingresso è libero.
      Un’ultima precisazione per chi dice che Farinetti ha fatto grandi cose e non è giusto attaccarlo: io gli sono grato perché apprezzo il cibo e da quando è entrato nel settore la proposta di cibo in Italia è nettamente migliorata, grazie a lui. Ma FICO per me è indifendibile.

  8. Avatar Mcop ha detto:

    In un paese normale (quindi non in Italia) un imprenditore grazie al quale decine di migliaia di persone trovano un posto di lavoro, e che valorizza il made in Italy, verrebbe trattato con rispetto. Ma questo accade, per l’appunto, nei paesi normali. In Italia, dove la cultura del lavoro è quasi inesistente mentre vince il sub-valore della furberia al cubo il povero Farinetti viene trattato (assieme a molti altri imprenditori di successo) quasi fosse un appestato che si è permesso di fare business. Capisco che i detrattori ideologizzati del business non possano farne a meno, ma per sapere se FICO è più o meno fico bisognerebbe aspettare qualcosa in più di qualche mese. E avere qualche dato in più che non le dichiarazioni di questo o quello. Poi, è vero, qualcuno abita in campagna accanto a una stalla, e quindi vede mandriani al lavoro tutti i giorni. Peccato che chi vive in città (ossia il 90% degli italiani) di cosa si faccia dentro una fattoria, o in un campo di frumento durante la semina, a parte qualche documentario alla tivvù non sappia altro.

    1. Avatar Paolo, quello vero ha detto:

      In un paese normale si sarebbe realizzato in maniera diversa. E il demerito non va a Farinetti, o meglio, dividendo i demeriti , a lui va la parte minore. Purtroppo il contenitore riflette quello che è il livello reale della cultura gastronomica ed imprenditoriale italiana, tanta fuffa ma con una bella confezione; che tanto il popolo è bue e gli stranieri mica capiscono qualcosa di cibo italiano . Tra l’altro le aziende che “gravitano “ nell’universo farinettiano sono quelle che propongono i prodotti migliori. Sul fatto che basti creare posti di lavoro per non essere attaccati, si potrebbe aprire un enciclopedia. I posti creati non devono avere 200000 tipi di tutela statale, semplicemente devono avere la tutela di un progetto valido alle spalle, troppe volte in Italia non è così

  9. Avatar Paolo , quello vero ha detto:

    Ci sono stato un paio di volte, e ho mangiato in quattro posti diversi. nonostante il luogo sia esteticamente gradevole, l’impressione che mi rimane è semplicemente quella di un centro commerciale. Le sbandierate eccellenze si trovano ancora più a fatica che in un qualsiasi Eataly, probabilmente la presenza della Coop, più marcata a livello societario, si avverte eccome. A livello di ristorazione e prodotti salvo la Trattoria del Culatello e Di Martino, per il resto la qualità è veramente media, fra brioche surgelate e panini alla mortadella da 5 € , possono uscire soddisfatti solo quegli italiani abituati a mangiare male( purtroppo tanti ) e stranieri abituati a Pizza Hut e Fettuccine Alfredo. Peccato, un occasione persa….

  10. Avatar fol.mail ha detto:

    Sono stato a FICO diverse volte nei giorni feriali che di sabato e domenica è pieno di gente che non sanno dove portare i figli.

    È sempre mezzo vuoto e non perché sia così grande da aver bisogno di migliaia di persone per sembrare pieno ma perché è semplicemente ci va poca gente.

    Facciamo alcuni esempi il box della Fabbri è stupendo ma chi mai andrebbe a fico per comprare uno sciroppo di lime…. Oppure lo stand Carpigiani o quello Granarolo che è meglio andare a vederli in loco e sono lì a pochi km per un turista…

    Per non parlare della libreria Coop…..dai non ci passi nemmeno per sbaglio, è un deserto.

    Zivieri no comment. Come si fa a parlare di valorizzare aziende locali con questi marchi? Andate a monzuno a chiedere dove è finito questo genio della carne….

    Fico è un progetto oliato dalle amicizie col PD locale, chiedendo favori agli amici delle coop che a milincuore hanno accettato. Che non potevano dire no ad una offerta che “non potevano rifiutare”…

    Quel senso di “è bello ma…” si riassume in quello che il centro è un AUTOGRILL DI LUSSO questa la definizione più giusta che ho trovato in giro. E chi farebbe una cena galante in un autogrill????….