Grom, già simbolo di gelato artigianale, in vendita da Carrefour

Grom, un tempo il gelato artigianale di Guido Martinetti e Federico Grom con 76 gelaterie in tutto il mondo, poi venduto alla multinazionale Unilever, arrriva nella Grande Distribuzione, precisamente nei supermercati Carrefour Market di Roma e Milano

Sembra che Grom le studi di notte per far parlare di sé in continuazione. A tutto beneficio dell’impresa “artigianale”, della sua visibilità con relativo conto economico.

Sembrava infatti che con l’acquisizione da parte di Unilever la telenovela intitolata “GROM”, sottotitolo “storia di due bravi ragazzi che hanno inventato il gelato meglio pubblicizzato del mondo”, fosse definitivamente, e mestamente conclusa.

Dopo lo smacco di aver dovuto levare in fretta e furia, complici quei biechi perfettini del Codacons, la fuorviante scritta “artigianale” da tutta la poderosa macchina comunicativa, e poi con la cessione totale delle quote al colosso multinazionale, sembrava inevitabile che la parabola dei due ragazzi venuti su dal nulla fosse terminata, con la definitiva collocazione del loro gelato “fatto come una volta” tra migliaia di altri prodotti distribuiti da Unilever, insieme ai dentifrici sbiancanti e ai cornetti gelato industriali.

Invece no.

Come l’araba fenice risorge dalla sue ceneri, così Grom torna a far parlare di sé tramite il viso pulito e ammiccante di Guido Martinetti e Federico Grom, i due soci iniziali a cui, ricordiamo, è rimasta la gestione del marchio, con un’ulteriore notizia “bomba”:

Grom entra nella grande distribuzione. Anzi, nella distribuzione più grande di tutte, quella che ha ridotto ai minimi termini ogni altro colosso distributivo, alias Carrefour, non nota certo per essere un’azienda artigianale di gelato.

Grom, infatti, sarà presente all’interno degli spazi Carrefour per vendere il suo gelato griffato, ma non nel banco frigo tra gli altri gelati industriali, gettato in vaschette-bidone da litro o cornetti in confezione famiglia.

No: il gelato Grom avrà all’interno dei market Carrefour una collocazione e uno spazio degno di cotanto marchio.

Infatti sarà disponibile negli “shop in shop Grom gourmet”, vale a dire nella linea elitaria dei punti vendita Carrefour (per ora solo a Roma e Milano), contenuto in vaschette da asporto preparate al momento in modo da poter essere subito individuato e definito quale prodotto di eccellenza. Con tanto di abbattitore del gelato fornito in comodato d’uso.

E anche per questa nuova avventura Carrefour – Grom è partita la macchina comunicativa e di marketing modello Panzer, che è quella che ne ha fatto la fortuna,  sotto le mentite spoglie di un ameno raccontino che ricorda tanto la storia del gelato “artigianale”, quello “fatto come una volta”.

Racconta infatti Martinetti:

Trovare il formaggio Bettelmatt, prodotto a dir tanto in 8 o 9 alpeggi estivi, mi ha dato la percezione della ricerca dell’eccellenza, ma soprattutto di come la grande distribuzione stia evolvendo verso un tipo di consumatore esigente che non rinuncia alla qualità”.

Praticamente, a voler prendere sul serio questo gradevole racconto, Martinetti entra in un Carrefour, viene folgorato dalla visione del raro formaggio ossolano e in uno slancio fulmineo di patriottismo le sue sinapsi elaborano l’accoppiata vincente “Grom- Carrefour”.

Senza contare che, inoltre, l’aneddoto ha il vago sapore di giustificazione a priori, un mettere le mani avanti quasi a voler dire “se al Carrefour ci trovate addirittura il Bettelmatt, “prodotto in 8 o 9 alpeggi estivi”, vuoi che non ci possa stare il nostro gelato, artigianale tale e quale il Bettelmatt?”

Insomma, la retorica, sempre vincente, del prodotto di nicchia, antico, sano, “come una volta” è già partita, al grido di Bettelmatt e Grom per tutti e, ne siamo sicuri, farà centro come sempre.

Perché se il gelato di Grom non brilla da un po’ per morbidezza e cremosità  –data la sua intima natura di prodotto semilavorato, congelato e successivamente scongelato in tutti i punti vendita worldwide–  ha sempre in compenso brillato per comunicazione e marketing, le cui strategie, quando azzeccate, sono quelle che determinano il successo di un prodotto, anche mediocre, sin dalle fasi iniziali.

Sbagliato sarebbe non riconoscere al duo Martinetti- Grom un’abilità imprenditoriale fuori dal comune e che li avrebbe portati al successo anche se, invece che al gelato, si fossero dedicati alla produzione di barre di ghisa fuse in colata continua.

Ed è questo il vero successo di Grom: aver avuto un’idea, averla realizzata magistralmente e averla fatta crescere, ingrandire, in un percorso forse non casuale che è passato dalla piccola gelateria “artigianale” (basta, non ne possiamo più di discettare in merito, inoltre ci eravamo già espressi), alla cessione a un colosso del largo consumo e, infine, alla grande distribuzione, anzi, alla più grande.

Tesi che pare confermata dalle parole dello stesso Martinetti, quando afferma che: “questo è solo l’inizio. Grom potrebbe anche arrivare anche all’estero negli store di primo piano dedicati al food“, racconta, “penso a Harrods o alle Galeries Lafayette, contesti gastronomici straordinari. Potrebbe essere una bella espressione di italianità“.

Questo il vero obiettivo, questa la meta finale. “Contesti gastronomici straordinari”. Harrod’s. Gallerie Lafayette.

E  allora  sì che potremo finalmente dire “gelati Grom: 90% marketing, 10% gelato”. Con buona pace della gelateria artigianale.

[Crediti | Link: Italia Oggi, Dissapore, immagine: Mixer Planet]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

13 Luglio 2016

commenti (36)

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  1. Avatar Maleficent ha detto:

    Il gelato artigianale è artigianale.
    Punto.
    Se poi si deve apprezzare il marchio per l’abilità imprenditoriale (leggi “furberia”) dei due patron…passo.
    Preferisco dedicarmi ad un sincero quanto dichiaratamente industriale Hagen Dasz (noci pecan e mou) e non sentirmi presa per i fondelli da chi si spaccia ciò che non è.
    Ma, d’altra parte, a noi italiani ci piacciono tanto i furbetti.
    E meno male che non hanno dichiarato “semilavorati??? E’ successo a nostra insaputa!” 😉

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      E cmq hai ragione, l’Hagen Dasz non è affatto male!
      Ciao Maleficent! 🙂

  2. Avatar Akainatsuki ha detto:

    Da ex-dipendente nei punti vendita giapponesi, questa di aprire in supermercati, centri commerciali e food court non è una novità.

    In Giappone, fino al 2013/4, i punti vendita di Grom erano proprio nei centri commerciali di primo livello di città come Tokyo (Shinjuku Marui) e Osaka (l’unico che attualmente resiste – al Lucua di Umeda Station): essere parte di un grosso conglomerato è utile a fini di passaggio di clientela / visibilità.

    In Italia sono ben consapevole come la cosa faccia un po’ storcere il naso, ma mi sembra un passo che si poteva ben prevedere dopo il passaggio a Unilever.

    Concordo con l’articolo nel dare il “merito” a Grom per aver avuto e sviluppato un’idea imprenditoriale interessante, con i suoi sviluppi successivi.

    1. Avatar mario ha detto:

      Commento interessante. Soprattutto, privo di pregiudizi. Grazie. Mario

    2. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Grazie Akai, buona serata.

    3. Avatar Alberto ha detto:

      Leggevo del fatto che Grom non abbia avuto successo in Giappone secondo te come mai?

  3. Avatar luca63 ha detto:

    Secondo me in questo modo avremo semplicemente del gelato industriale ai prezzi di quello artigianale.Personalmente ho diffidato fin dall’inizio di questo marchio gonfiato dal marketing,non ho mai assaggiato quel gelato e non comincero’ certo adesso.Nessun razionale nella mia decisione,semplicemente una istintiva antipatia…lo ammetto.

    1. Avatar grandemago ha detto:

      Per quanto Grom sia molto calato negli anni…rimane comunque qualitativamente migliore rispetto ai vari gelati industriali.

    2. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Ciao, grazie del tuo commento.

    3. Avatar Paolo Parma ha detto:

      Migliore di tanti gelati cosiddetti ” artigianali” , ma fatti di basi già pronte… Ma tanto va bene così … L’importante è che l’artigiano faccia finta che i soldi gli facciano schifo, e che il suo unico amore sia avere un solo negozio, piccolo e di nicchia…

    4. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Luca, io invece l’ho provato da subito, nel 2003, nel piccolo negozio di Piazza Paleocapa a Torino. Dico solo che per il mio personale gusto, preferisco altre gelaterie di Torino. Ciao, buona serata.

    5. Avatar luca63 ha detto:

      Ciao Cinzia, buonaserata anche a te.Finalmente una serata fresca e ventilata.
      Senza niente togliere alle gelaterie artigianali ,dove pero’ secondo me va fatta una grande selezione,ti consiglio vivamente di provare il Gelatomadre alla nocciola piemontese.Non ho mai preso in grande considerazione il gelato come dessert,lo ammetto.Pero’ ultimamente ,complice il grande caldo,ne ho assaggiati un po’ industriali ma di buona qualita’ e devo dire che questo li batte tutti.

    6. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Grazie Luca, lo proverò sicuramente. Non ho solo ben capito se al super o nei bar o dove lo posso trovare.

    7. Avatar Lucrezia ha detto:

      Pensa che prima di leggere della non completa artigianalità del gelato di Grom, sono andata finalmente a prendere un cono crema e cioccolato. Dopo un breve assaggio della crema, un insapore blocco di ghiaccio, ho gettato il cono nella monnezza, nella stessa gelateria in cui l’ho acquistato. E’ stata la prima volta nella mia vita, forse le mie aspettative erano altissime grazie al gran lavoro di marketing. Come altri menzionano nei commenti, preferisco un onesto Haagen-Dasz

    8. Avatar luca63 ha detto:

      Ciao Cinzia ,io lo ho trovato alla coop in vaschette di circa 400 gr.Ho visto su internet che lo produce un’azienda di Bologna che fa anche i gelati fiorfiore coop.
      Se lo provi poi fammi sapere ,sono curioso.

    9. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Di sicuro lo cercherò quando vado alla Coop…tra l’altro…a me piace molto il gelato in vaschetta..;-)

    10. Avatar luca63 ha detto:

      Tengo a precisare che ho scritto che il gelato artigianale e’ piu’ costoso di quello industriale ,non che e’ meglio.Dovrebbe,ma come leggo da molti commenti,spesso si trasforma in una delusione.Concordo in pieno con questi commenti.

    11. Avatar Paodad ha detto:

      Hai nominato giustamente il Gelato Madre, veramente di alto livello e da qualche mese anche all’Esselunga, me lo ha segnalato una cara amica da sempre attenta alla qualità e alle materie prime, direi che a pari merito c’è solo Hagen Dasz nei gusti più semplici.

  4. Avatar edo morelli ha detto:

    solo business..solo e sempre sacrosanto business..l’Italia ringrazia!!

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Ciao Edo, grazie anche a te del commento.

  5. Avatar Andrea61 ha detto:

    Molto bravi anche se non è il primo caso di un prodotto industriale di buon livello venduto come se fosse una chicca di incredibile qualità. D’altra parte il food diventa sempre più di moda e nel mentre le capacità di valutazione della clientela continuano inesorabilmente a calare; logico che l’industria e il marketing ci si buttino a capofitto.
    Bravi e lo dico senza sarcasmo.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Bravi innegabilmente, non è da tutti arrivare dove sono arrivati loro. Ciao, e grazie.

  6. Avatar Armandobis ha detto:

    Uno po’ di tempo fa, circa 25 anni fa, frequentavo una gelateria nel centro di Monza, di cui un mio amico era assiduo cliente.
    Essendo entrati in confidenza con il proprietario, un giorno gli chiesi come faceva a fare un gelato così buono.
    “E’ semplice” mi rispose, “se lei va a comprare il cacao per il gelato al cioccolato, trova quello che costa 7.000 lire, quello che costa 15.000, quello che costa 21.000. Più è caro, più il gelato è buono.”
    Poi, altri che lo conoscevano mi spiegarono che lui era comunque uno che sperimentava molto ed era molto attento alla lavorazione.
    Da questa esperienza mi sono fatto l’idea che il grosso lo faccia la qualità degli ingredienti e l’abilità del gelataio passi in secondo piano.
    Se le cose stanno effettivamente così, la dicotomia industriale/artigianale ha poco fondamento.
    Certo, il miglior prodotto industriale non si avvicinerà mai neppure lontanamente al miglior prodotto artigianale (cioè su piccola scala) però questo spiega perché una catena come Grom si sia conquistata spazio e visibilità nonostante la miriade di gelaterie indipendenti sotto casa.

    1. beh, l’abilità del gelatiere sta proprio quella di scegliere la materia prima, non necesariamente la più cara, o a parità di livello, quella che può essere più buona trasformata in gelato. Poi ci sono anche altre lavorazioni da non sottovalutare, così come gli altri ingredienti che meto vicino al cacao, nel caso in esempio.
      SE fosse però così facile fare un buon gelato, inanelando uan serie di ingredienti top, allora dovremmo trovarlo facilmente ovunque

  7. Avatar razmataz ha detto:

    io mangio solo gelato artigianale e solo fatto da gelatai di cui mi fido. uno, forse l’ho già raccontato, è un signore che ad un certo punto della sua vita ha mollato tutto (fabbrichetta che andava bene) per inseguire il suo sogno di quando era bambino: fare il gelataio. purtroppo devo attraversare tutta la città per andare da lui e non mi è comodissimo. fortunatamente adesso hanno aperto una gelateria a tre minuti a piedi da casa mia che è stata giudicata tra le migliori in italia. effettivamente non c’è paragone con qualsiasi altro gelato mangiato finora (a parte quello del signore sopra). prezzi onestissimi, con due euro ti porti a casa una coppetta due gusti che straripa. la noce (mio gusto preferito) con fichi caramellati mi fa ululare alla luna.
    grom ne deve mangiare di pastasciutta per raggiungere quei livelli (ci sono stata tre volte da grom, non dico soldi buttati ma quasi)

  8. Avatar Stefano ha detto:

    Ovvero, business is business e tanto di cappello se avranno successo nella grande distribuzione. Lasciamo però stare il ritornello delle eccellenze gastronomiche e la retorica del prodotto come si faceva una volta, se non, appunto, a fini di marketing. In questo i fondatori di Grom non sono certo certo stati i primi e non saranno gli ultimi; anche nel mondo animale – un passerottino qua è una gallina là – ci sono arrivati. Perciò trovo giusta e puntuale l’osservazione che la battuta sul bettelmat se la potevano risparmiare. È quello un tema da maneggiare con cura, perché, a mio modesto avviso, l’effetto “I nuovi mostri” – ricordate l’episodio Hostaria? – è davvero dietro l’angolo.

  9. Avatar Salsadiabli ha detto:

    Dopo aver premesso che viva Soban, viva Neve di Latte che fu, viva Otaleg eccetera (alias: “alcuni dei miei migliori amici sono gelatieri gourmet”), ecco: se vado al supermercato in preda alla fame chimica e mi trovo Grom invece (oltre a) Carte d’Or, sono più contento. Vedremo i prezzi.

  10. Avatar MAurizio ha detto:

    Il gelato buono è buono. Punto
    Ma il concetto di buono è estremamente soggettivo.
    Come diceva il saggio “è buono perché è buono o perché qualcuno mi dice che è buono ?”
    Il gelato “artigianale” è un po’ come il bio o il km0.
    Buono “a prescindere” direbbe Totò.
    Ma scagli la prima pietra chi NON ha mai mangiato in gelaterie “quotate” gelati che hanno deluso, per gusto e per il rapporto costo/beneficio, magari facendo rimpiangere il Magnum del bar sottocasa.
    Se poi ne facciamo una questione mistico-religiosa che l’artigiano puro giammai si presterà a tale vile commercio …
    Ma magari l’artigiano puro potrebbe vendere l’anima pur di avere i volumi di vendita che un ipermercato in un grande centro commerciale garantisce. A prescindere.