di Anna Silveri 28 Gennaio 2019

Ieri, in un pezzo per il Fatto Quotidiano, Selvaggia Lucarelli (non devo spiegarvi chi è Selvaggia Lucarelli, giusto?) è tornata sulla bomba carta esplosa nella notte tra il 15 e il 16 gennaio scorsi davanti alla pizzeria di Gino Sorbillo in via dei Tribunali a Napoli.

– Titolo: “La bomba è l’anima del commercio“;

– Sommario: Gino Sorbillo è vittima della camorra come di un egocentrismo che rischia di vanificare il messaggio positivo lanciato dal suo successo nel mondo”.

[Sorbillo: bomba esplode davanti alla pizzeria di Napoli]

[Sorbillo: il video della bomba contro la pizzeria di Napoli]

[Pizzaman, autobiografia di Gino Sorbillo, è il primo libro di Dissapore]

Nella vicenda, come nella narrazione di Sorbillo e della stampa, ci sono passaggi che lasciano Lucarelli perplessa.

La bomba

– “Si è letto ovunque “Bomba esplode davanti alla pizzeria Sorbillo”, “Bomba devasta”, “Bomba distrugge”. Lo stesso Sorbillo parla di danni per migliaia di euro, e afferma che il boato ha svegliato “tutto il centro storico di Napoli”.

La bomba era in verità una bomba carta, qualcosa di un po’ più potente di un petardo. Questo non rende meno grave il messaggio, ma di sicuro gli effetti. Tant’ è che i danni sono stati contenuti. È stata danneggiata una saracinesca e poco più”.

L’incendio

– “La notte stessa dello scoppio della bomba carta Sorbillo si precipita su Facebook e scrive: “Cinque anni fa mi hanno incendiato la pizzeria e ora anche la bomba!”. Poi ribadisce il concetto in varie interviste tv e stampa: “Cinque anni fa trovai la forza per ricominciare”.

Ma andando a cercare notizie sull’incendio avvenuto nell’ aprile del 2012 che effettivamente danneggiò i locali della pizzeria, la verità sembra un’ altra, e cioè che si sia trattato di un corto circuito. Quindi no (…) l’incendio non fu colpa della camorra, ma di un quadro elettrico difettoso”.

I mandanti

– “Prima dice che sono stati i tifosi che non hanno gradito la sua pizza contro il razzismo e in favore di Koulibaly, poi dice che la camorra vuole far vedere ai commercianti del quartiere chi comanda, poi che hanno colpito lui perché è il simbolo della legalità a Napoli. Però specifica che nessuno gli ha mai chiesto il pizzo e nessuno l’ ha mai minacciato. Una leggera confusione”.

Salvini

– “Matteo Salvini va ad Afragola e Sorbillo, a due giorni dalla bomba carta, va in aeroporto a stringere la mano a Salvini. Cioè, non è Salvini che va nella sua pizzeria a portare solidarietà, ma è Sorbillo che va da lui. Il tutto con fotografo che immortala la scena mentre Salvini vestito da poliziotto stringe la mano a Sorbillo col camice da pizzaiolo.

Un’immagine che racconta la perfetta, simile strategia di due uomini di comunicazione”.

La scrittrice e collaboratrice del Fatto Quotidiano non è la prima né la sola a storcere il naso per il bisogno compulsivo di visibilità –quasi una dipendenza– del pizzaiolo napoletano. Che gli rende del tutto impossibile capire gli argomenti dei detrattori: “Se a Napoli ti mettono una bomba e lo denunci intensamente vuoi farti pubblicità”, ha scritto di recente su Facebook.

Sì, è vero, nei giorni scorsi Sorbillo ha continuato a postare sui social foto di se stesso col cartello “Aperti dopo la bomba”, a lanciare iniziative come la pizza gratis per tutti (dopo la pizza Fedez, la pizza Pino Daniele, la pizza No ai botti e così via, a seconda dell’evento del giorno), a raccontare le telefonate che gli hanno fatto Cracco e Oldani.

Lucarelli ha ragione a preoccuparsi per i rischi che la smania social tolga efficacia alla promozione della legalità di Sorbillo.

Ma senza dimenticare che quella del pizzaiolo campano è una vera storia di passione e riscatto che travalica l’argomento pizza per raccontare Napoli, il centro storico, la criminalità.

E senza dimenticare che Sorbillo è stato davvero l’uomo della svolta per la pizza napoletana, che ha ridato orgoglio a una categoria che solo 15 anni nessuno –tanto meno i media– considerava così importante, e che anzi, soffriva di una sottovalutazione eccessiva.

Senza dimenticare infine, che la procura di Napoli continua a indagare la pista più accreditata per lo scoppio della bomba, quella legata alla faida tra i clan Mazzarella-Sibillo.

Mica selfie e fichi.

[Crediti | Il Fatto Quotidiano]