di Chiara Cavalleris 16 Gennaio 2018

Bologna, Anno Domini 2018. Un intraprendente albergatore decide di andare all’origine di tutti i mali, ovvero la recensione negativa, che affligge la sua categoria fin dai primi giorni di Internet.

Insofferente alle critiche, Cristian Maini ha detto basta a quest’assurda libertà che circola tra circuiti e bit danneggiando l’immagine del suo Re Renzo, hotel a 3 stelle nel centro città. E che diamine.

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Ecco allora che, per mettere un freno ai liberi commenti al suo albergo ostili, appende alle pareti dell’ascensore il cartello che vedete qui sotto. Dove, ricordando agli ospiti ingrati che custodisce i dati delle loro carte di credito, annuncia una multa in caso di commenti commenti negativi di cui decide d’imperio l’ammontare, dai 50 ai 500 euro a discrezione della direzione, cioè di se medesimo. Che classe!

Il cartello liberticida, segnalato oggi sul Corriere della Sera, non passa inosservato a Bologna, tanto che quelli di Radio Città del Capo, chiesto delucidazioni proprio all’albergatore.

Lui, dal canto suo, sostiene di aver messo in pratica la legge. Semplicemente. Una legge italiana che tutela l’immagine delle strutture ricettive, basata su accordi stipulati tra alberghi e tour operator. Specifica che non vengono multati i singoli clienti, bensì le agenzie che organizzano i viaggi, e che spesso forniscono carte di credito a garanzia di eventuali problemi.

Insomma, se a insindacabile giudizio del Maini, gli ospiti hanno abusato della libertà di commentare come meglio credono la loro permanenza presso l’hotel Re Enzo di Bologna, lui si rifà sui tour operator, poco cambia se s’è rotta un’abat-jour o se è stata pubblicata una recensione su, putacaso, un insetto nel lavabo. Sempre di danno si tratta.

Sta poi ai tour operator decidere se rivalersi, a loro volta, sui singoli ospiti, e a questo punto, non si capisce perché non dovrebbero.

E a chi si sente minacciato dal famigerato cartello, Maini risponde:

“Sinceramente non so se qualche cliente abbia davvero pagato di tasca propria per un commento, quello che le posso dire è che le penali noi le abbiamo applicate e non abbiamo mai avuto nessuna lamentela. Eventualmente il cliente può sempre rivolgersi a un giudice se ritiene ingiusto l’addebito per un danno d’immagine”.

Intanto l’addebito c’è. Legittimo? No e poi no secondo le associazioni dei consumatori che sono già sul piede di guerra.

Ma proviamo a immaginare se il titolare dell’hotel Re Enzo avesse ragione.

“Soddisfati o sanzionati” diventerebbe il leitmotiv degli esercizi commerciali.

Già me lo immagino affisso al banco dei ristoranti. Il personale di sala potrebbe, perché no, pinzare un pizzino alla carta dei dolci:

“Gentile cliente, abbiamo segnato la targa della sua autovettura. Siamo certi che lei abbia mangiato benissimo da noi, ma in caso contrario rifletta bene prima di dirlo a TripAdvisor”.

E se dopo aver trovato un capello nel piatto venissimo beccati nell’atto di fotografare l’eloquente svista dello chef? Minimo ci spetterebbero 250 euro di multa, per aver tentato di procurare un simile danno di immagine.

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C’è da riderci sopra, ma fino a un certo punto, almeno a sentire il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara.

Il quale, ai microfoni di Radio Città del Capo, chiarisce che si tratta di una misura adottata perlopiù all’estero per contrastare le tante “fake reviews” ma non condivide la legittimità di applicare multe, puntando sulla necessità di eliminare le recensioni anonime: “Ognuno sia libero di esprimere la propria opinione, ma sia nel contempo consapevole di dover rispondere delle proprie affermazioni.

Risponde caustico il presidente di Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), Vincenzo Dovinto: “Le multe sono illegali come lo è la giustizia ‘fai da te’; non la si può giustificare dicendo che esiste altrove”.

E chiude il conto con un amaro commento: “rivalersi sui tour operator è un modo, piuttosto misero, di scaricare le proprie responsabilità”.

Verrà multato anche lui?

[Crediti | Radio Città del Capo]