Il cibo ultra processato sta per avere una definizione

Il Dipartimento della salute e quell' dell'agricoltura statunitensi hanno presentato ufficialmente una proposta di definizione per gli alimenti ultra-processati, e le aziende non sembrano contente.

Il cibo ultra processato sta per avere una definizione

Il dibattito sui cibi ultra-processati impazza tra studi scientifici e tribunali, ma finalmente il primo passo verso una loro definizione è stato fatto. ll governo degli Stati Uniti ha infatti avviato la regolamentazione di ciò che finisce sulle tavole di milioni di cittadini, con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) e il Dipartimento dell’Agricoltura (USDA) che hanno presentato ufficialmente una proposta di definizione per gli alimenti ultra-processati all’Ufficio per la Gestione e il Bilancio per la revisione finale. Questa mossa non è solo un atto burocratico, ma il culmine di un lungo dibattito scientifico e politico volto a portare chiarezza in un settore che influenza profondamente la salute pubblica.

Una definizione necessaria

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Il Segretario dell’HHS, Robert F. Kennedy Jr., ha sottolineato l’urgenza di questo intervento contestualizzandolo in una crisi sanitaria più ampia: “Quasi il 60% della dieta americana è composta da alimenti ultra-processati e l’obesità infantile colpisce oggi più di un bambino americano su cinque. Non possiamo invertire l’epidemia di malattie croniche in America senza trasformare il nostro sistema alimentare. Queste azioni storiche portano maggiore trasparenza su ciò che c’è nel nostro cibo e una scienza più forte nella politica nutrizionale federale. Il Presidente Trump e io abbiamo promesso di rendere l’America di nuovo sana e oggi stiamo trasformando quella promessa in politica”.

La necessità di una definizione standardizzata è stata ribadita dallo stesso dipartimento, che ha spiegato come la mancanza di uniformità abbia ostacolato il progresso scientifico. Secondo l’HHS ha infatti “Sebbene la ricerca abbia collegato l’elevato consumo di UPF a malattie croniche prevenibili, tra cui il diabete di tipo 2 e le malattie cardiache, l’assenza di una definizione federale standardizzata ha limitato la coerenza della ricerca in tutto il governo federale. La definizione proposta incorpora il feedback di migliaia di stakeholder, tra cui l’industria, le organizzazioni dei consumatori, i ricercatori e i membri del pubblico”.

Il direttore dell’OMS dice che è ora di piantarla con le cause legali delle aziende di ultra processati Il direttore dell’OMS dice che è ora di piantarla con le cause legali delle aziende di ultra processati

Il percorso verso questa regolamentazione è però tutt’altro che privo di ostacoli, e il mondo dell’industria alimentare ha reagito con forza, esprimendo preoccupazioni per le possibili ripercussioni economiche e la validità scientifica della proposta. Rhonda Bentz, vicepresidente esecutivo per gli affari pubblici della Consumer Brands Association, ha espresso un parere critico: “La fornitura di alimenti confezionati in America è sicura ed è stata un punto fermo nelle case americane per decenni. Questo è qualcosa che un documento di orientamento, redatto senza esperti credibili, non può cambiare”.

“Qualsiasi cosiddetta definizione -prosegue Bentz- che catturi quasi l’80% della fornitura alimentare nazionale scegliendo vincitori e perdenti è fondamentalmente errata, non basata su una scienza solida e politicamente motivata. Inoltre, sostituire la retorica a una politica reale non è un serio tentativo di affrontare le preoccupazioni di salute pubblica e creerà, invece, una diffusa confusione tra i consumatori e aumenterà i costi della spesa”.

Il vero problema dei cibi ultra processati è che non sono definiti Il vero problema dei cibi ultra processati è che non sono definiti

Mentre il dibattito continua a Washington, diversi stati hanno già iniziato a muoversi autonomamente. La California, ad esempio, ha approvato una legge per eliminare gradualmente gli UPF dalle scuole nell’arco di dieci anni, mentre New York e Pennsylvania stanno valutando requisiti di trasparenza più severi per gli additivi. Il futuro della politica alimentare americana dipenderà ora da come questa nuova definizione federale verrà accolta e se riuscirà a bilanciare le esigenze della salute pubblica con le realtà di un mercato alimentare vasto e complesso.

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