Il direttore dell’OMS dice che è ora di piantarla con le cause legali delle aziende di ultra processati

Dopo un'inchiesta internazionale guidata da The Guardian, il segretario generale dell'OMS interviene sulle aziende che producono cibo ultra processato.

Il direttore dell’OMS dice che è ora di piantarla con le cause legali delle aziende di ultra processati

Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha accusato le grandi aziende alimentari produttrici del cosiddetto cibo ultra processato di ostacolare l’adozione di misure fondamentali di salute pubblica facendo causa ai governi che legiferano e di costringere, al tempo stesso, i Paesi a sostenere miliardi di dollari di spese sanitarie e legali.

L’affermazione deriva – a quanto riferisce The Guardian stesso – da un’inchiesta guidata dal Guardian, un primo caso di analisi comparativa internazionale, realizzata in collaborazione con ricercatori universitari, la redazione no profit Lighthouse Reports e una rete di media partner in quattro continenti.

L’indagine ha rilevato che tra il 2010 e il 2025 sono state presentate complessivamente 235 cause contro politiche sanitarie rivolte agli alimenti ultra-processati in Messico, Colombia, Brasile, Stati Uniti e Regno Unito; quasi 600 anni complessivi di battaglie legali costose, con una durata media di 2,5 anni per ciascun procedimento. E, nella maggior parte dei casi, si sono concluse con una sconfitta delle aziende.

Tre quarti delle cause sono state intentate direttamente dalle aziende produttrici di alimenti ultra-processati o dalle associazioni di categoria che le rappresentano, e il 38% delle cause esaminate dall’analisi giornalistica sono state promosse dagli stessi 8 gruppi internazionali: Coca-Cola, PepsiCo, Mondelēz, Kellogg’s, Danone, Ferrero, Xignux e Heartland Food Products Group. Secondo i documenti esaminati dal Guardian, alcune grandi multinazionali coinvolte hanno persino chiesto ai tribunali di mantenere riservata la loro identità.

Il grande quotidiano britannico non è nuovo alla battaglia contro i cibi poco salutari: lo scorso anno aveva rivelato che il governo britannico aveva ritirato nuove linee guida che invitavano i negozi a promuovere alimenti minimamente trasformati e nutrienti, dopo una campagna di pressione da parte delle aziende produttrici di alimenti ultra-processati.

Come siamo messi in Italia con gli ultra processati?

bimbo che mangia ultra processati

Il consumo di alimenti ultra-processati è in costante aumento e oggi rappresenta circa la metà della dieta media in molti Paesi, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Australia. I cibi ultra-processati sono direttamente collegati al problema dell’obesità, che affligge un miliardo di persone nel mondo, e indirettamente collegati a tutte le malattie che sono generate dall’obesità. Inoltre, studi scientifici hanno ormai dimostrato che l’assunzione di cibo ultra processato induce un effetto di dipendenza simile a quello delle droghe e che influisce sul declino cognitivo.

La battaglia contro i cibi ultra processati si sta svolgendo nei Paesi a reddito medio-alto, e questo è già un problema, ma ci sono alcuni Paesi, come il nostro, in cui queste politiche non hanno ancora preso piede. Non esiste oggi una legge italiana che limiti direttamente gli alimenti ultra processati, né una definizione normativa di “ultra processato” basata sulla classificazione NOVA.

Il vero problema dei cibi ultra processati è che non sono definiti Il vero problema dei cibi ultra processati è che non sono definiti

Si pensi al dibattito sul Nutri-Score, che tuttora non ha portato a nessuna segnalazione sulle confezioni di junk food, e alla battaglia britannica per evitare la pubblicità di cibi ultra processati negli orari in cui i bambini guardano la televisione, che invece da noi non è stata presa in considerazione. Eppure ci sono alcune zone d’Italia in cui l’obesità, e soprattutto l’obesità infantile, è un problema importante. E neppure nessuna misura di tassazione ulteriore del cibo dannoso è mai stata presa seriamente in considerazione. Per citare solo le contromisure più note a cui hanno fatto ricorso altri Stati.

Cosa dice la BBC nel suo reportage sull’obesità infantile in Italia Cosa dice la BBC nel suo reportage sull’obesità infantile in Italia

Il problema forse risiede nel fatto che da noi il cibo ultra processato è consumato in misura molto minore che altrove. Uno studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato nel 2025 ha stimato che gli alimenti ultra-processati rappresentano circa il 23% dell’apporto energetico giornaliero degli italiani, contro quote che in Regno Unito e Stati Uniti arrivano intorno al 50% delle calorie consumate.

Lo stesso studio evidenzia però una crescita costante del loro consumo negli ultimi quindici anni, quindi resta la domanda: chiuderemo la stalla quando i buoi saranno già scappati?

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