di Chiara Cavalleris 18 Giugno 2017
il piacere della birra slow food

In queste ore il mondo della birra artigianale italiana è attraversato da un polemica contro Slow Food, a causa del libro Il piacere della birra, scritto da Luca Giaccone e Eugenio Signoroni, pubblicato da Slow Food Editore al prezzo di 16,50 euro.

Eccovi per filo e per segno cosa sta accadendo.

L’Antefatto (lungo)

Circa un anno fa Birra del Borgo, uno tra i più noti birrifici artigianali italiani, è stato acquisito da Ab-InBev, la più grande multinazionale della birra. Cosa che di per sé, come stabilito dalla legge italiana sulla birra artigianale, all’epoca dei fatti nuova di zecca, impedisce a Birra del Borgo di essere ancora considerato un birrificio artigianale.

Non più artigianali, i prodotti del birrificio sono stati esclusi da parecchi pub e locali devoti al mondo craft e il fondatore, Leonardo Di Vincenzo, non viene più invitato ai principali eventi del circuito. Ma di fatto, la percezione di Birra del Borgo non è cambiata: per buona parte dei consumatori era e resta un birrificio artigianale.

Non solo per loro: le birre del birrificio laziale figurano ancora tra quelle artigianali nei menu di molti ristoranti e pizzerie, e nel frattempo Ab-InBev ha acquistato per Birra del Borgo uno dei bistrot più belli di Roma, già Romeo (della chef Cristina Bowerman) ora L’osteria di Birra del Borgo.

Infine, il birrificio continua a organizzare Birra del Borgo day, un festival annuale in cui si presentano, decantano e vendono diverse marche di birre artigianali.

E’ storia nota, raccontata da molti birrai artigianali, che mescolare le carte creando confusione tra ciò che è e non è artigianale, sia una strategia deliberata delle multinazionali.

Ab-InBev ci starebbe riuscendo organizzando eventi per mano d’altri (Leonardo Di Vincenzo, nel caso di Birra del Borgo day), aprendo locali dall’impeccabile offerta come Osteria del Borgo, e vendendo birre che fanno il verso a quelle artigianali nel nome, nelle etichette o nella confezione.

Sì, ma cosa c’entra Slow Food? 

Dicevamo del libro Il Piacere della Birra, Slow Food editore, “il manuale pensato per chi vuole conoscere meglio la bevanda alcolica più antica della storia dell’uomo”. L’ultimo capitolo è dedicato ai principali birrifici italiani, tra questi anche Birra del Borgo con il suo fondatore Leonardo di Vincenzo.

E fin qui, poco da obiettare. Peccato per un passaggio, ripreso da una pagina Facebook chiamata Analfabeti della Birra:

“ Nell’Aprile 2016, l’acquisizione del marchio Birra del Borgo da parte di Ab-ImBev (la più grande multinazionale del settore), pur lasciando immutata la squadra di lavoro e i processi, ha generato non poche polemiche. Prevedibile, poiché è un fatto nuovo per il movimento italiano (all’estero molti prodotti ricchi di fascino hanno già superato questo “dramma”), un evento che ha rotto il velo di favola che finora ne aveva caratterizzato il racconto e l’interpretazione. Quello che consola nel momento in cui scriviamo è che i prodotti mantengono la costanza e la qualità di sempre: passeggiando in mezzo all’impianto produttivo vi accorgerete che la voglia di sperimentare è la stessa che caratterizza l’azienda fin dai suoi primi giorni ”.

Slow Food ci dice, in pratica, che le acquisizioni di birrifici artigianali da parte delle multinazionali non sono un dramma, che dobbiamo abituarci, come già successo in altri Paesi. Leggendo in controluce si percepisce nella parole di Slow Food una sottile vena di sarcasmo verso i duri e puri del mondo artigianale, un invito rivolto a chi sostiene a oltranza l’indipendenza: smettetela di credere a Babbo Natale.

La reazione è una serie di commenti inferociti. Alcuni birrai artigianali chiedono addirittura di essere esclusi dalla prossima guida alle Birre d’Italia, pubblicata sempre da Slow Food. Altri usano l’ironia prendendo le parole della associazione di Carlin Petrini e sostituendo Birra del Borgo con il marchio La Granda (allevatori della razza bovina Piemontese nonché produttori di ottima carne) e Ab-InBev con McDonald’s:

In altre parole, Slow Food, da sempre paladino dei piccoli e degli indipendenti, è accusata di prestarsi al gioco delle multinazionali non distinguendo con chiarezza chi sta da una parte e chi dall’altra.

Un chiodo fisso per i micro-birrai, convinti che chiunque sminuisca i rischi legati alle acquisizioni di birrifici artigianali da parte delle multinazionali, in qualche modo le legittima.

E se a farlo è proprio Slow Food…

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