Il programma di Sherbeth 2026, che vuole portare il gelato nel futuro

Tra dati scientifici, diplomazia gastronomica e strategie d'impresa, l'evento giunto alla 18esima edizione vuole fare un cambio di passo, dando un'anticipazione su dove andrà il gelato artigianale nei prossimi anni.

Il programma di Sherbeth 2026, che vuole portare il gelato nel futuro

Sherbeth diventa ufficialmente maggiorenne, e con lui anche il mondo del gelato contemporaneo sembra pronto per un passo avanti, e dal 13 al 16 novembre, la città di Palermo diventerà la capitale mondiale dell’arte fredda accogliendo la diciottesima edizione di uno dei più importanti eventi internazionali del settore.

Ben 60 maestri gelatieri provenienti dai cinque continenti si daranno appuntamento nel capoluogo siciliano per dimostrare che mantecare non è soltanto un mestiere, ma una raffinata forma d’arte contemporanea sostenuta da dati scientifici, diplomazia gastronomica e strategie d’impresa. I numeri accumulati nelle prime diciassette edizioni della manifestazione, d’altronde, testimoniano che la questione è maledettamente seria, considerando gli oltre un milione e 800 mila visitatori, i 2 mila 350 gelatieri coinvolti, i 227 mila chilogrammi di gelato prodotti e ben 10 milioni e mezzo di degustazioni distribuite a un pubblico affamato di novità.

Un nuovo Sherbeth per un nuovo gelato

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Con il nuovo posizionamento denominato Contemporary Artisanal Gelato, lo Sherbeth Festival compie quello che gli organizzatori definiscono un vero e proprio cambio di passo: l’obiettivo non è più soltanto deliziare il palato dei passanti, ma connettere la tecnica artigianale con la responsabilità produttiva e la ricerca scientifica di livello internazionale, un’ambizione che ha spinto il festival a stringere collaborazioni ufficiali con l’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e con la Massey University della Nuova Zelanda.

Grazie alla partecipazione di ricercatori come Stefano Predieri, Massimiliano Magli e Amanda Dupas de Matos, il gelato viene analizzato sotto ogni profilo possibile, spaziando dall’analisi sensoriale alla nutrizione, dalla sostenibilità ambientale alla sicurezza alimentare, fino alla psicologia del comportamento del consumatore. Chi pensava che fare il gelato fosse solo questione di latte e zucchero dovrà quindi ricredersi di fronte a un approccio metodologico in cui la chimica molecolare e la fisica delle emulsioni giocano un ruolo di primaria importanza.

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A vigilare sulla purezza e sulla coerenza etica di questa complessa architettura del gusto c’è un Direttivo Tecnico composto da Arnaldo Conforto, Giovanna Musumeci, Vittorio Pasquetti e Ruben Pili. Questi professionisti non si limitano a selezionare i gelatieri partecipanti, ma svolgono una vera e propria funzione di garanzia morale e professionale, operando come moderni probiviri a tutela della credibilità dell’artigianalità e del rispetto rigoroso delle materie prime. Il programma del festival si preannuncia particolarmente denso e si svolgerà in gran parte presso l’Officina Culturale allestita in Piazza Verdi, proprio davanti al maestoso Teatro Massimo. Fin dal primo giorno di lavori si affronteranno temi che vanno dal valore sociale del gelato, con testimonianze di inclusione lavorativa come il progetto Cotti in Fragranza, fino alla ricostruzione storica della cammino del gelato, da Francesco Procopio Cutò a Luca Caviezel.

Le giornate successive riserveranno sorprese anche per chi credeva che il gelato dovesse rimanere confinato nel perimetro del dessert tradizionale. Sabato sarà la volta degli abbinamenti più audaci, a partire dall’incontro tra gelato e mixology guidato da Paola Mencarelli, Fabrizio Candino di Sartoria e Cinzia Otri per esplorare nuove sinergie di temperatura, consistenza e aroma tra sorbetti e cocktail, sarà poi il turno di chef di alta cucina come Paolo Griffa e Gian Paolo Capaldo, che discuteranno di gelato nella ristorazione moderato da Chiara Cavalleris, direttrice di Dissapore, mentre esperti di chimica si addentreranno nella fisica degli ingredienti durante sessioni di laboratorio accompagnate da degustazioni tecniche. Domenica l’attenzione si sposterà sulle filiere agricole rigenerative e sulla geopolitica della cultura gastronomica con l’appuntamento intitolato Gelato senza confini, arricchito dai contributi di giornalisti e scrittori oltre alle degustazioni della vincitrice dell’edizione precedente Sylvia Chao.

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Il momento clou dell’intera manifestazione arriverà lunedì sedici novembre con il Concorso Internazionale Francesco Procopio Cutò, una competizione rigorosa in cui i maestri gelatieri si contenderanno il titolo sotto lo sguardo severo di una giuria tecnica e di una giuria critica. La premiazione finale si terrà nella spettacolare cornice del Teatro Politeama Garibaldi durante la Notte del Gelato, trasformando la granita e il sorbetto in protagonisti di un vero galà lirico della gastronomia. Non mancheranno infine le attività didattiche dedicate ai più piccoli con il laboratorio Sherbeth Young curato da Angelo Grasso, la mostra fotografica storica curata da Salvatore Farina e persino una sessione conclusiva di formazione aperta dopo la chiusura del festival con Marlena Buscemi, Arnaldo Conforto e la giuria tecnica.

Sherbeth 2026 si preannuncia quindi come un evento imperdibile per chi ama il gelato e vuole capire le direzioni gastronomiche e culturali che prenderà uno dei prodotti più amati del mondo.

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