Ce ne abbiamo messo di tempo ad accorgerci che la fibra tira. Dopo la moda delle diete chetogeniche ad alto contenuto di grassi e di quelle proteiche che ancora spopolano sui social, l’entusiasmo generale si sta spostando sui cari vecchi pilastri della piramide alimentare. Quella con la punta in su eh, specifichiamo. Che ultimamente certe politiche letteralmente sottosopra dagli Stati Uniti rischiano di confonderci un po’ le idee.
Cereali integrali, verdure fresche, legumi, semi, frutta secca. In una parola, fibre. Le componenti principali della parete cellulare delle piante si trasformano in un toccasana per il nostro organismo, specie per l’intestino. E aiutano in particolare le diete restrittive dei pazienti GLP-1, che le prediligono per gestire la perdita di peso.
Il trend in aumento del consumo di fibre è globale. Si vede soprattutto nel momento della spesa, in cui la composizione del carrello cambia e si arricchisce in tutti i sensi di alimenti meno processati e con il claim “ad alto contenuto di fibre” in bella vista. Vale in tutto il mondo, anche in Italia. E laddove i consumatori chiedono, il mercato (e supermercato) risponde.
Fibermaxxing

Il fenomeno da TikTok è arrivato anche sulla tavola, e si vede. Il suffisso –maxxing significa massimizzare, e può essere applicato a qualsiasi cosa o azione. Prima in questo caso ci mettiamo fiber o fibre, quell’esteso gruppo di carboidrati vegetali complessi che il nostro corpo non digerisce. Ma che, proprio per questo, ci fa un sacco bene (ovviamente senza esagerare).
Piccolo bignamino sulle fibre, anche se ne abbiamo già parlato. Si dividono in tre gruppi: solubili, insolubili, prebiotiche. Le prime si sciolgono con l’acqua, rallentano la digestione e regolano glicemia e colesterolo. Le seconde restano praticamente tali e quali e favoriscono il proverbiale transito intestinale. Le terze nutrono la flora intestinale, componente fondamentale per la salute.
L’improvviso (almeno per chi fino a ieri si ingozzava di petto di pollo e yogurt proteico) interesse per le fibre ha più di un motivo. I social ovviamente, e anche un pizzico di consapevolezza in più su cosa significa dieta sana e bilanciata. Ma il vero cambiamento arriva dal mondo della medicina: i farmaci GLP-1 sono (e saranno) rivoluzionari in campo scientifico e alimentare. Non solo per chi vuole perdere peso, ma anche per come il cibo è concepito, dal ristorante allo scaffale del supermercato. Ed è proprio qui che entrano in gioco le fibre.
Secondo ricerche e osservazioni, i pazienti GLP-1 tendono a preferire alimenti ricchi di fibre. Da una parte perché in questo modo riescono a gestire il senso di sazietà, da tempo noto effetto dei cibi integrali. Dall’altra, per la funzione prebiotica di cui sopra. I vari Ozempic, Wegovy e Mounjaro infatti rischiano di rovinare la flora batterica, e chi si sottopone alle cure deve fare particolare attenzione alla sua composizione.
Più fibra per tutti

Nel pieno del 2026 dunque ci riscopriamo tutti pazzi per le fibre. Secondo diverse agenzie di ricerche di mercato, circa il 20% dei consumatori ricerca alimenti che ne sono ricchi. Il valore complessivo oggi raggiunge quasi 11 miliardi di dollari, e le proiezioni lo danno a quasi venti nel 2034.
Anche nel nostro “piccolo” (ma mica tanto), il trend è in crescita. In Italia esistono 4400 prodotti che recano il claim alto contenuto di fibre in etichetta. Nel corso del 2025 la vendita di alimenti ricchi di fibre è aumentata del 2,5% per un sell-out complessivo di più di 1.7 miliardi di euro. Un giro e volume di affari che supera di gran lunga gli altri reparti nel supermercato. Il motivo è semplice: l’offerta è molto ampia, e attraversa tutte le categorie merceologiche.
Oltre alla sensibilità per la dieta e ai farmaci GLP-1 (che in Italia riguardano il 7% delle famiglie), gli italiani hanno altri due buoni motivi per affidarsi alle fibre. La preoccupazione per forma e peso corporeo da una parte, che attanaglia circa il 38% degli italiani. E l’insorgenza di problemi intestinali dall’altra, che il 56% dei pazienti cerca di sistemare proprio a partire dalla dieta.
Un carrello più sano

Così, dallo schermo del telefono o dall’iniezione quotidiana, si arriva al carrello della spesa. Con l’esplosione delle fibre nel mercato si assiste a un cambio di composizione che interessa gran parte dei consumatori. In particolare si osserva un calo generale degli alimenti ultra processati, come snack confezionati e bibite zuccherate.
In Italia stanno addirittura calando due capisaldi della cosiddetta dieta mediterranea: vino e latticini. Non ditelo a Lollobrigida che gli prende un colpo. Il punto è che il rinnovato consumo di fibre quasi sempre si accompagna a un’attenzione maggiore all’alimentazione, che per forza di cose porta a rinunciare a prodotti considerati a rischio e da consumare con moderazione.
I pazienti GLP-1 trainano il trend di consumo di cibi freschi e integrali, il cui zoccolo duro è costituito soprattutto da frutta e verdura. La spesa nel reparto ortofrutta per la categoria aumenta del 14%, ben cinque volte in più di chi non usa farmaci. Nel carrello a tutta fibra infine non manca la componente proteica, in cui spiccano maggiormente uova e carni bianche.
Il mercato è in espansione, e i consumatori sembrano non averne mai abbastanza. Il 17% degli italiani si augura un assortimento maggiore, e il 21% considera le fibre la scelta salutare per eccellenza, specie quando si tratta di intestino. L’unica nota dolente in mezzo a tutto questo entusiasmo è il prezzo, prima discriminante per decidere dove andare a fare la spesa e cosa comprare. Lo dichiarano 53 italiani su 100: una maggioranza netta per cui alla fine dei conti, anche letteralmente, il potere d’acquisto è il principale ostacolo al mangiar meglio.




