In Europa un consumatore su due ha ridotto il consumo di carne

Più di un consumatore europeo su due ha ridotto il consumo di carne: diamo un'occhiata alle cause.

In Europa un consumatore su due ha ridotto il consumo di carne

Qualcosa si muove – sulle tavole, nelle pance ed evidentemente anche nei portafogli dei cittadini d’Europa. D’altro canto, i numeri parlano chiaro: circa un consumatore su due (il 51%, ché d’altronde abbiamo parlato di “numeri” mica a caso) ha affermato di avere ridotto il proprio consumo di carne orientandosi verso altre alternative.

Numeri che derivano da uno studio pubblicato nel contesto del Progetto Smart Protein, condotto da ProVeg in collaborazione con Innova Market Insights, l’Università di Copenhagen e l’Università di Ghent; e che naturalmente fanno sorgere una serie di dubbi: stiamo davvero avanzando verso una più netta consapevolezza alimentare e ambientale, o si tratta di una più o meno sentita conseguenza dell’inflazione in crescita e dell’aumento del costo della vita?

Un’occhiata al consumo di carne in Europa

Fuocomatto-carne

Lo studio, è bene notarlo, ha preso in esame più di 7500 adulti provenienti da dieci Paesi europei (Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e Regno Unito); e ha sottolineato la salute come principale motivazione alla sopracitata riduzione dei consumi di carne.

Scomodiamo ancora una volta l’autorità dei numeri: il 47% dei partecipanti ha individuato nelle “preoccupazioni per il proprio benessere” il fattore chiave dietro la riduzione dei consumi di carne, seguito dal benessere degli animali (29%) e dalla salvaguardia dell’ambiente (26%).

Si tratta di sintomi che indicano in maniera inconfutabile una maggiore attenzione al tema della sostenibilità alimentare, almeno da parte del consumatore (le grandi aziende del settore, a onore del vero, continuano ad annegare nel greenwashing); il che non dovrebbe sorprendere troppo: la sostenibilità vende e ha un peso commerciale quantificabile e notevole, e questo è confermato anche da rapporti relativamente datati (settembre 2022).

Sarebbe ingenuo, tuttavia, immaginare che la congiuntura economica negativa dell’ultimo biennio – mese più, mese meno: a voi la scelta se includere anche il periodo pandemico -: la carne, tendenzialmente, ha un costo piuttosto alto; e pare dunque fisiologico che i consumi siano andati incontro a una contrazione. Fenomeni di questo genere, per fare un esempio, li abbiamo riscontrati anche nel mondo del vino (anche se in questo caso sussiste una matrice diversa: il vino, e gli alcolici in generale, può essere visto come un lusso trascurabile in un periodo di crisi).

Interessante, tornando allo studio, valutare anche la popolarità degli alimenti vegetali, che potrebbero occupare il vuoto lasciato dalla contrazione dei consumi di carne: il 38% degli intervistati li ha trovati troppo costosi (emblematiche, in questo caso, le difficoltà di Beyond Meat) e il 30% li considera non abbastanza gustosi.