Influenza aviaria: l’Argentina sospende l’export di prodotti avicoli

L'Argentina ha individuato il primo caso di influenza aviaria in un allevamento, e ha pertanto sospeso l'export di prodotti avicoli.

Influenza aviaria: l’Argentina sospende l’export di prodotti avicoli

I Paesi dell’America del Sud continuano a lottare con l’influenza aviaria: le prime positività individuate in Argentina risalgono a poco meno di due settimane fa, ma nelle ultime ore le autorità governative locali – complice la segnalazione di un caso in un allevamento industriale – ha deciso di sospendere le esportazioni di prodotti avicoli. L’introduzione della misura, che stando a quanto lasciato trapelare rimarrà in vigore per tempo indeterminato e, con ogni probabilità, fino a quando la curva dell’epidemia non subirà una flessione; ha sollevato il timore degli allevatori e delle associazioni di settore che naturalmente temono una ulteriore diffusione del morbo in questione con conseguente danno alle esportazioni.

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polli

Stando a quanto riportato dalle autorità locali il caso che ha spinto a introdurre una misura del genere è stato rilevato nella provincia meridionale del Rio Negro, un’area a bassa densità di pollame, presso un allevamento industriale. Il segretario all’agricoltura, Juan Jose Bahillo, ha comunque invitato alla cautela: “I nostri prodotti avicoli continuano a essere sicuri per gli argentini” ha spiegato. “La sospensione delle esportazioni risponde ai requisiti delle normative internazionali”.

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Una restrizione cautelare e profilattica che, naturalmente, mira a evitare una ulteriore diffusione del virus dell’influenza aviaria. È bene notare, infatti, che dati alla mano i casi individuati sul territorio nazionale argentino sono ancora relativamente pochi: i rapporti più recenti delle autorità sanitarie indicano circa 25 casi confermati, di cui la stragrande maggioranza riscontrati nella fauna selvatica. Il caso individuato nel Rio Negro, come accennato in precedenza, è di fatto il primo in un allevamento.

Numeri ancora relativamente bassi, dunque, ma le autorità sanitarie argentine sanno bene di non potersi permettere di abbassare la guardia: il governo del vicino Uruguay, ad esempio, ha già dichiarato lo stato di emergenza sanitaria dopo aver rilevato il morbo in cinque cigni morti tra i dipartimenti di Maldonado e Rocha, con il ministero dell’Agricoltura che ha istruito gli allevatori a isolare quanto più possibile il pollame da allevamento in modo da evitare contatti con le masse selvatiche, da tempo individuate come principale vettore per l’espansione della malattia.

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Ciò che più preoccupa la comunità scientifica, rimanendo sempre nel contesto sudamericano, è però il crescente numero di casi di mammiferi infetti: nelle aree protette di tutto il Perù, infatti, il personale veterinario locale si è trovato a dover raccogliere e poi smaltire le carcasse di decine di migliaia di uccelli, per la maggior parte pellicani; e soprattutto di centinaia di leoni marini.