Avevamo lasciato gli ex lavoratori di Birra del Borgo ai tavoli della lotta sindacale contro il gigante ABInBev, dopo l’improvvisa e definitiva comunicazione della totale cessazione delle attività e chiusura dello stabilimento dello storico birrificio di Borgorose. La trattativa sembra ormai compromessa, con la multinazionale della birra che non vuole accettare nessuna proposta alternativa, inclusa la vendita a soggetti interessati, e la protesta deve quindi alzare il tiro: una lettera degli ex dipendenti è arrivata quindi fino a Dagospia e Selvaggia Lucarelli, e la protesta ha raggiunto Milano, direttamente sotto la sededel colosso belga.
Da Borgorose a Milano
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Era il 2016, quando il colosso mondiale ABInBev, primo produttore di birra al mondo e proprietario di marchi famosi come Budweiser, Corona, Stella Artois, Leffe, Beck’s e Tennent’s, decise di acquisire Birra del Borgo mentre l’azienda si trovava in pieno attivo: le promesse iniziali parlavano chiaro e prospettavano un futuro roseo, con l’impegno di raggiungere una produzione di cinquantamila ettolitri all’anno.
La ricostruzione della vicenda tracciata dai lavoratori mostra però un quadro del tutto diverso, caratterizzato da anni di gestioni al ribasso e da scelte strategiche calate dall’alto, direttamente dal Belgio. Con la “scusa delle sinergie aziendali”, la multinazionale avrebbe progressivamente tagliato i volumi di produzione e ridimensionato i canali commerciali più redditizi, e i numeri raccontano un crollo drastico: le vendite dirette sono scese dell’88,5%, l’e-commerce ha subito una contrazione del 91,6%, il canale retail è calato del 71,5% e l’export diretto si è ridotto del 64,9%. Gran parte delle vendite è stata convogliata nel canale interno del gruppo con un prezzo di trasferimento che ha lasciato allo stabilimento un margine minimo di appena il 6,8%.
Insomma, secondo chi lavorava in BdB, la perdita del valore del marchio non è avvenuta per caso, e anche in un mercato italiano che registrava un una flessione contenuta del 2,5%, Birra del Borgo ha visto crollare i propri volumi del 49% rispetto al 2021. La situazione appare ancora più paradossale se si considera che lo scorso marzo il marchio ha conquistato ben sette medaglie a Londra, risultando il più premiato del listino italiano del gruppo, ma a poco è importato: il piano aziendale per il 2026 prevedeva una produzione di appena 9.437 ettolitri, pari a un modesto 45% del volume minimo necessario per raggiungere il pareggio di bilancio.
Il momento decisivo di questa crisi si è consumato il 5 giugno, quando le maestranze sono state convocate a sorpresa via email per quella che avrebbe dovuto essere una comune riunione di bilancio. In quell’occasione è stato invece comunicato l’imminente congelamento delle attività e il licenziamento di tutto l’organico, composto da una ventina di dipendenti rimasti dopo una precedente ristrutturazione avvenuta nel 2022.
Oltre ad esprimere la profonda contrarietà di fronte alla decisione di chiudere lo stabilimento di Borgorose, i lavoratori stanno anche riferendo di un’opposizione da parte di ABInBev a qualsiasi soluzione alternativa alla chiusura venga proposta: la casa madre avrebbe infatti progressivamente rialzato le cifre di vendita, rifiutando le offerte ricevute prima da un noto birrificio sardo e poi da una cordata di imprenditori locali, e respingendo perfino la proposta dei dipendenti di costituire una cooperativa. Un’evidente preferenza per la chiusura secca rispetto alla cessione a terzi, e una rottura del tavolo di trattativa tra l’organizzazione sindacale e la società che è diventata inevitabile, concludendosi con un nulla di fatto a causa delle posizioni inconciliabili tra le parti.
La protesta ha oggi superato i confini regionali trasferendosi direttamente a Milano, dove i lavoratori hanno indetto uno sciopero di otto ore e organizzato un presidio in Piazza Gae Aulenti, proprio sotto la sede italiana di ABInBev. I lavoratori hanno messo in scena un vero e proprio funerale delle storiche produzioni di Birra del Borgo: un’immagine che non può non ferire profondamente gli appassionati di birra artigianale della prima ora.
Accanto al tam-tam mediatico scatenato sui social da Selvaggia Lucarelli e dal portale di Dagospia, è giunta ferma la posizione del sindacato. La Flai Cgil Roma e Lazio ha espresso una condanna dura affermando: “Riteniamo che la Multinazionale debba assumersi la responsabilità, non solo politica, ma anche economica, del fallimento dello stabilimento di Birra del Borgo di Rieti”.
Il sindacato ha precisato che i due potenziali acquirenti inizialmente interessati alla struttura sono svaniti nel nulla, mentre i prossimi sviluppi della vertenza si sposteranno sul piano istituzionale: per il 14 settembre è stato fissato un incontro con le Istituzioni, durante il quale i rappresentanti dei lavoratori chiederanno conto della situazione per spingere ABInBev ad assumersi una reale responsabilità economica e sociale a tutela del territorio e dei posti di lavoro.


