di Chiara Cavalleris 28 Settembre 2018

E’ giunta sugli schermi del social network blu, avvincente come il trailer di un’esclusiva Netflix, la risposta di Leonardo di Vincenzo, amministratore delegato di Birra del Borgo, alla nostra intervista fatta a Gabriele Bonci durante il Salone del Gusto 2018, da poco concluso.

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Oddio, intervista. Era più che altro una domanda, assestata al momento giusto, durante un incontro tra artigiani della panificazione votati ad integralismi (etici) ed integralità (delle farine). In caso ve la foste persa, questo è il sunto: il panificatore romano stava parlando di farine “crafty”, grandi marchi che mimano le mosse dei piccoli molini, e noi non abbiamo proprio resistito.

Gli abbiamo posto la domanda che Dissapore (o qualunque giornalista, se preferite) avrebbe dovuto fagli: perché, data codesta visione delle multinazionali che si fan forza con gli artigiani, il re dei panificatori continua a lavorare con Birra del Borgo, marchio di birra (ex) artigianale ceduto ad Ab InBev due anni or sono?

Così Bonci, con buona pace degli addetti stampa, ci ha annunciato che con Borgo, “esempio di come lavora una multinazionale”, non avrà più a che fare, avvallando motivazioni se vogliamo curiose, come “supplì surgelati” venduti durante la festa del birrificio, accanto al marchio Bonci.

[Chi altri vuole scaricare Birra del Borgo dopo Teo Musso di Baladin?]

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Eroe ritrovato per cinque giorni, il panificatore è stato smentito categoricamente da Leonardo di Vincenzo, che ieri, 28 settembre, ha diffuso in video la sua verità, sotto le luci calde e confortanti di una regia ben elucubrata: a “mollare” Bonci è stato lui, perché “Gabriele ha avuto una mancanza di rispetto molto forte” nei confronti di un membro dello staff di Osteria del Borgo (locale del birrificio, ndr).

Una replica che sottende un comportamento grave, tale da adombrare il discorso sulla “qualità”, mantenuta o perduta che sia, dell’azienda che fu artigiana: ci insegnano quelli della comunicazione che a fronte di una simile argomentazione Bonci passa per il conta-frottole, anche se nelle sue parole (magari) c’era qualcosa di vero.

Tanto che, subito dopo il video di Borgo, ne viene pubblicato un altro  (datato 23 settembre, giorno successivo alla nostra intervista, quasi a giustificare un chiarimento mancato) di Gabriele Bonci, infarcito di scuse, mea culpa e finanche complimenti rivolti a Di Vincenzo.

“Sono stato preso dal nervo”, dice il panificatore, che si addossa le colpe di una situazione lavorativa che “è sfuggita di mano”, per mancanza di tempo, ma l’Osteria “merita il successo che ha”. Poi la commozione finale, stabilite voi se decretata dal pentimento o dalla nostalgia dei vecchi tempi, quelli “senza compromessi”.