La politica agricola comunitaria, per gli amici PAC, potrebbe cambiare sostanzialmente rotta a partire dal 2028, realizzando quelli che sono dei tagli importanti agli aiuti all’agricoltura biologica. Il punto è un accordo raggiunto il 26 ottobre al Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Ue di Lussemburgo sulla riforma della PAC post 2027, che viaggia in parallelo al nuovo bilancio europeo 2028-34.
In sostanza la proposta è di togliere l’obbligo di prevedere aiuti all’agricoltura biologica, e lasciare a ogni Stato la libertà di decidere se darli o no. La decisione non è ancora definitiva, perché il Consiglio ha approvato una posizione negoziale che dovrà essere discussa con il Parlamento europeo.
La motivazione ufficiale è quella di semplificare la PAC e lasciare maggiore autonomia agli Stati membri, che potranno decidere come distribuire gli aiuti in base alle proprie necessità agricole.
Questo ovviamente mette in crisi gli operatori dell’agricoltura biologica, rappresentati a livello europeo da IFOAM Organics Europe e potrebbe creare situazioni di serie A e di serie B, accentuando le disparità economiche tra gli Stati dell’Unione. E come ulteriore conseguenza alcuni Stati sarebbero più concorrenziali sull’agricoltura biologica di altri.
Le associazioni chiedono, all’opposto di questa impostazione, che il 30% del bilancio della futura PAC sia destinato ad azioni agroambientali e climatiche, compresi gli aiuti all’agricoltura biologica. Ricordiamo che l’agricoltura biologica contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità del sistema agroalimentare europeo. In particolare, la strategia europea Farm to Fork, presentata nel 2020 nell’ambito del Green Deal, ha fissato l’obiettivo di arrivare entro il 2030 al 25% della superficie agricola dell’Unione coltivata a biologico. Tra gli altri obiettivi della strategia ci sono la riduzione del 50% dell’uso e del rischio dei pesticidi chimici e la riduzione di almeno il 20% dell’impiego dei fertilizzanti entro il 2030.
La posizione dell’Italia sui tagli al biologico
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FederBio, la federazione italiana delle associazioni del biologico, ha espresso in un comunicato forte preoccupazione per la decisione del Consiglio europeo.
L’Italia è tra i Paesi europei con la maggiore superficie coltivata a biologico ed è ai primi posti nell’Unione per incidenza del biologico sulla superficie agricola complessiva. Secondo i dati del rapporto Bio in cifre 2026, nel 2025 gli ettari coltivati a biologico erano 2.377.749, pari al 19,4% della superficie agricola utilizzata nazionale. E l’idea degli operatori italiani è quella di raggiungere il 25% della superficie agricola coltivata a biologico entro il 2027, con tre anni di anticipo sui dettami comunitari.
Al momento la politica nazionale sembra collaborare, tanto che tale obiettivo è stato inserito anche nel Piano strategico nazionale della PAC, che al momento prevede oltre 2 miliardi di euro destinati al sostegno dell’agricoltura biologica. Inoltre, pur con tutti i suoi limiti, proprio quest’anno il Ministero dell’Agricoltura ha introdotto il nuovo marchio biologico italiano, pensato per valorizzare le produzioni biologiche realizzate con materie prime interamente nazionali. Il marchio, disciplinato da un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 luglio 2026, è volontario e gratuito e si affianca al logo biologico europeo già obbligatorio per i prodotti biologici preimballati dell’Unione.
Tuttavia, se il nostro Paese dovesse decidere di non proseguire con i finanziamenti a questo tipo di agricoltura, l’obiettivo sarebbe messo a rischio e si potrebbe assistere anche a un arretramento delle superfici coltivate a biologico.


