L’hamburgeria di Gordon Ramsay a Washington impesta le case dei vicini

Della serie, cucine da incubo: i fumi del fast food a firma Ramsay rendono l'aria irrespirabile, con sconcerto e protesta dei condomini.

L’hamburgeria di Gordon Ramsay a Washington impesta le case dei vicini

Chi l’avrebbe mai detto che, un giorno, la cucina di incubo sarebbe stata proprio quella di Gordon Ramsay? Il celebrity chef scozzese, collezionista di ristoranti e stelle Michelin, nonché presentatore, personaggio tv, imprenditore e amico intimo di David Beckham, stavolta è nei guai. La sua nuova hamburgeria a Washington DC infatti sta diventando il tormento, o meglio l’incubo, dei vicini di casa.

L’accusa è di molestia olfattiva: i fumi della cucina sarebbero talmente forti (e per alcuni nauseabondi) che l’aria diventerebbe a tratti irrespirabile. Il fast food in sostanza impesta il vicinato, e chi ci abita non è per niente contento. In una vicenda che pare una puntata spin off degli show culinari provocatori tipici dello chef il drama non manca, tra lamentele, ispezioni e accuse reciproche.

Il fumo è servito

smash burger

Gordon Ramsay è l’epitome del celebrity chef. Con ristoranti sparsi in tutto il mondo, programmi tv dalla fortuna e dal franchising globale (Italia compresa), amicizie super vip e centinaia di milioni di dollari accumulati, uno come Ramsay può permettersi di tutto. Dal mandarci a quel paese nei modi più coloriti ed elaborati possibili, fino a mettere il suo nome su piatti e location non proprio da fine dining.

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È il caso del Gordon Ramsay Street Burger, fast food di panini in uno dei quartieri più chic di Washington DC, la capitale degli Stati Uniti d’America. Scordatevi il filetto alla Wellington: qui il piatto forte sono gli smash burger, patties di carne “spiaccicati” sulla teglia per renderli succosi e al tempo stesso crispy alle estremità. Con titoli come Idiot ed Hell’s Kitchen, i nomi dei panini richiamano alcune citazioni memorabili del Gordon televisivo.

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Non è neanche la prima volta che lo chef si avventura nel mondo dei fast food. Anzi, ultimamente sembra la regola più che l’eccezione. Oltre allo Street Burger, esiste anche uno Street Pizza con menu all you can eat e topping decisamente americani, fra cui pollo e polpette (per non parlare di una “carbonara” coi piselli). E un cittadino britannico come lui non poteva certo farsi mancare un Fish and Chips, format di pesce fritto e patatine altamente personalizzabile.

Tutto fumo e niente hamburger

gordon-ramsay-burger

Torniamo a noi. Lo Street Burger a Washington DC apre nel luglio 2025. Il fast food è ubicato al piano terra di un complesso condominiale di lusso a Penn Quarter, una specie di quartiere Prati in versione americana. L’edificio che ospita l’hamburgeria si chiama Terrell Place, e consta di ventinove unità abitative. Di queste, sei si trovano esattamente sopra le cucine in senso verticale.

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È proprio da qui che scaturisce la vicenda. Sembra infatti che il fumo (e francamente il puzzo) di grigliata e frittura raggiunga gli appartamenti superiori tramite il sistema di aerazione. Il miasma, dicono i condomini, è talmente forte da superare i limiti posti dall’OMS. Analisi della qualità dell’aria negli spazi interessati hanno effettivamente confermato valori sopra la norma che possono essere considerati pericolosi.

Per molti condomini la situazione sta diventando insostenibile. Molti girano in casa con la mascherina N95, cimelio ripescato dal cassetto Covid e utile anche nei recenti episodi di aria inquinata dagli incendi forestali. Va bene tutto, ma doverla usare persino in casa pare un tantino esagerato (e ingiusto). Altri scelgono di evitare proprio il ritorno alla base nelle ore pomeridiane, in si dice che il fumo sia più forte.

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Per inciso, stiamo parlando di un condominio in cui il prezzo di vendita di un appartamento con due camere da letto si aggira intorno agli 1.35 milioni di dollari. Non si scherza insomma, tanto che fra gli inquilini spunta anche un membro del governo americano. Gente che, per intenderci, è abituata ad avere certe abitudini e necessità, e al minimo inconveniente è pronta a presentare lamentela. E in caso a sfoderare l’avvocato.

Cucina da incubo?

Gordon Ramsay

A fronte di un disagio così evidente, l’amministrazione di condominio non ha esitato a prendere provvedimenti. O almeno ci ha provato. La Terrell Place Condominium Association ha raccolto le lamentele degli inquilini e le ha presentate alla Douglas Development, agenzia che possiede i piani inferiori dove opera il ristorante. Secondo i condomini, il problema non è tanto nell’odore dell’aria, quanto nelle particelle inquinanti che la rendono irrespirabile al pari di un incendio.

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Quando però l’associazione ha richiesto l’autorizzazione a ispezionare le ventole ed esaminare i conduttori il rifiuto è stato netto. La Douglas Development e la Gordon Ramsay Restaurants hanno negato qualsiasi permesso, dichiarando categoricamente che la situazione è sotto controllo. Anzi: l’agenzia ha anche provato a dare la colpa agli inquilini, insinuando che l’odore sia da attribuire alle cucine private delle unità.

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La situazione al momento è bloccata. Non è servito neanche l’intervento della Engineering Consulting Services, ditta di costruzioni a cui il condominio si è rivolto per pareri terzi. La ECS ha registrato la qualità dell’aria nel corso della giornata, arrivando alla conclusione che il ristorante sia molto probabilmente responsabile. Anche in questo caso però è stata negata la possibilità di effettuare un controllo sul sistema di aerazione e individuarne le eventuali criticità.

L’incubo dunque continua. Gli inquilini restano preoccupati per la loro salute e per il valore delle loro case, che a lungo andare rischia di colare a picco. C’è chi ha proposto picchetti, chi boicottaggi. Tutti sono stati scoraggiati. Ci vorrebbe proprio qualcuno che vada a ispezionare, magari con le telecamere. Ci vorrebbe un Gordon Ramsay insomma: ma stavolta non sarà così.

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