Da Lido 84, anni fa, ci mangiai una pasta che ciao. E no, non era la cacio e pepe in vescica, che trasformò quel ristorante sul lago di Garda in uno dei più riusciti fenomeni pop dell’alta gastronomia. Parlo degli spaghettoni burro e lievito di birra, e capirai – direte voi – visto che quel piatto valse a Riccardo Camanini addirittura un posto al Moma, il Museum of Modern Art di New York, in un progetto guidato dallo chef americano Corey Lee.
Altri piatti, a esser sincera, mi convinsero meno, per quanto mi piacque da morire lo stile un po’ informale di quel locale con vista dove tutti parevano sorridere davvero, e non per finta. Capita, e forse fu pure colpa mia, motivo per cui mi ripromisi di tornare in quella che era la più grande speranza italiana di scalata nella The World’s 50 Best Restaurants, con Riccardo Camanini che aveva iniziato una scalata verso la Top Ten fin dal giorno in cui, nel 2019, venne scelto per il premio “One To Watch”.
E invece no, vedi a rimuginar troppo sulle cose e a rimandare gli appuntamenti troppo a lungo? Lido 84 chiude, improvvisamente e inaspettatamente, e lo annuncia con un post social, che lascia certamente amarezza, ma anche la certezza che non è finita qui (e ci mancherebbe).
L’addio di Lido 84

“Ci teniamo ad informarvi che il 22 marzo 2026 sarà l’ultimo giorno di servizio del ristorante Lido 84”. Inizia come un post di servizio, uno di quelli che annunciano la chiusura stagionale, il post di addio di Camanini e del suo staff a questo ristorante entrato nella storia recente dell’alta gastronomia italiana. E invece.
“Questa magnifica avventura, iniziata il 21 marzo 2014, è stata ricchissima di emozioni, di soddisfazioni umane e professionali, e di prestigiosi traguardi”, e già qui, evidentemente, il tono si fa più serio. Son passati esattamente 12 anni, non è che ci state dicendo qualcosa di solenne?
“Desideriamo ringraziare tutti coloro che si sono seduti ai nostri tavoli e che, nel corso degli anni, ci hanno stimolato ed aiutato a crescere”. Ok, è chiaro che è un addio, e non un arrivederci, e un po’ scende la lacrimuccia. “Siamo riconoscenti a tutti i collaboratori e fornitori che durante questo periodo hanno svolto un grande lavoro dietro le quinte, con qualità, continuità e lealtà. Guidati da un forte senso del dovere come valore primario, contribuendo a costruire questo magnifico viaggio. Ma, soprattutto, ringraziamo quel centinaio di ragazzi dal cuore d’oro che si sono avvicendati nel corso di questi dodici anni, e che ci hanno seguito più da vicino, condividendo il nostro cammino… con la speranza di aver lasciato loro un significato valido per le loro vite e le loro passioni”.
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Il post prosegue ancora: “Chiudiamo questa avventura con serenità e gioia verso il futuro, aprendoci a nuove idee che possano un giorno diventare semi di un nuovo progetto. Lasceremo questo luogo incantevole, che rimarrà per sempre nei nostri cuori, nella speranza che possa continuare ad essere un’icona per il Lago di Garda e per il Made in Italy nel mondo”.
E sì, è un piccolo grande choc gastronomico, per cui non ci resta che attendere che i semi dei nuovi progetti fioriscano.

