di Patrizia 26 Febbraio 2019
Insalata lavata con acqua

L’insalata in busta potrebbe non essere tanto innocua. Uno studio condotto dall’Università di Torino, ha dimostrato come spesso la tanto pratica (quanto cara) insalata imbustata sia piena zeppa di agenti patogeni.

La ricerca ha svelato che l’insalata in busta è frequentemente contaminata da virus, batteri e microrganismi. Il problema maggiore riguarda la modalità di lavaggio con l’acqua, che da solo non permette di eliminare del tutto gli agenti patogeni. Chi ne fa le spese è la salute dei consumatori, che ingenuamente pensano di risparmiare del tempo.

Insalata in busta: uno studio dimostra la sua pericolosità

Tutti noi, prima o poi, abbiamo mangiato dell’insalata in busta. Soprattutto per chi lavora e ha poco tempo per fare la spesa e prepararsi i pasti, l’insalata in busta è praticissima: già pulita e tagliata, basta solo condirla. Peccato, però, che la ricerca dell’Università degli Studi di Torino, che ha preso in esame 100 buste di insalata pronta, abbia rilevato contaminazione da microrganismi in molti prodotti esaminati.

C’è di più: di giorno in giorno, la carica microbica presente aumenta in maniera esponenziale. Questo fa sì che i consumatori abbiano un maggior rischio di sviluppare tossinfezioni alimentari, tenendo la confezione aperta in frigorifero. Inoltre, la forte carica microbica fa sì che il prodotto deperisca troppo velocemente, assai prima della data di scadenza che viene indicata sulla confezione (di solito è di 5-7 giorni). Le insalate in busta finite nello studio sono state:

  • insalata mista
  • spinacino novello
  • cicorino verde tagliato
  • lattughino verde
  • carote

Insalata in busta: quali sono i patogeni coinvolti?

Questi sono stati gli agenti patogeni maggiormente rilevati in questi campioni di insalata in busta (fra parentesi la percentuale di contaminazione delle buste):

  • Escherichia coli (3%): come sintomi provoca nausea, vomito, diarrea acquosa, crampi addominali, affaticamento e febbre. Tuttavia può avere delle gravi complicanze, come la sindrome emolitico-uremica con grave insufficienza renale (sul lungo periodo può causare sintomi cronici come ipertensione, convulsione, paralisi, cecità e necrosi dell’intestino)
  • Enterobacter sakazakü (10%): sintomi gastroenterici
  • Pseudomonas (17%): a seconda del tipo di Pseudomonas si possono avere diverse sindromi e sintomi, fra cui problemi gastrointestinali, polmonite, endocardite, setticemia, meningiti, ascessi cerebrali, osteomielite, endoftalmite, cheratite, infezioni alle vie urinarie
  • Staphylococcus (18%): anche qui i sintomi possono essere variabili. Lo Staphylococcus può provocare impetigine, eritema, follicolite, sindorme di Ritter-Lyell (febbre, vesciche e secrezioni oculari), ostemielite, endocardite, polmonite, cellulite e anche tromboflebite

Ma non finisce qui. Nell’insalata in busta sono state trovate oocisti di Toxoplasma gondii, responsabile della Toxoplasmosi, malattia particolarmente grave soprattutto per le donne in gravidanza.

Insalata in busta: non basta lavarla solo con acqua

Sembra che il maggior responsabile per questa elevata quota microbica sia il lavaggio con acqua prima del confezionamento. In teoria, l’insalata, prima di essere imbustata, viene centrifugata per due volte dentro vasche apposite, dove l’acqua viene cambiata periodicamente. Successivamente, l’insalata, così lavata, viene tagliata e imbustata. Il problema è che l’acqua da sola è del tutto insufficiente per eliminare e inattivare i microrganismi patogeni che, puntualmente, vengono ritrovati nell’insalata in busta. D’altra parte usare solo l’acqua, non aiuta neanche a tenere pulita la cucina di casa.