Lo “sfida dell’anatra alla pechinese” tra Cina e UE è appena cominciata

Bruxelles accusa Pechino di dumping sulla carne di anatra, e già si teme una guerra commerciale a suon di dazi.

Lo “sfida dell’anatra alla pechinese” tra Cina e UE è appena cominciata

Molti lettori ricorderanno le accuse da parte degli Stati Uniti verso i pastifici italiani di praticare il dumping, ossia l’invasione di un determinato mercato con prodotti venduti sottocosto. Quelle indagini finirono in nulla e il temuto rischio di dazi anti-dumping fu scongiurato, e ora a vedersi accusata di pratiche simili è la Cina, ora coinvolta in una disputa legata alla carne di anatra, che minaccia di scatenare una vera e propria guerra commerciale con l’Unione Europea

La Commissione Europea ha infatti ufficialmente aperto un’indagine sul presunto dumping della carne di anatra cinese, venduta a prezzi inferiori a quelli di mercato, in un contesto in cui il deficit commerciale dell’UE con Pechino ha raggiunto la cifra di un miliardo di euro al giorno, una situazione che Bruxelles ha definito “insostenibile”.

La sfida dell’anatra alla pechinese

Secondo le accuse della Commissione, gli allevatori della celebre razza Pekin, utilizzata nei ristoranti di tutto il mondo, trarrebbero vantaggio da sussidi, prestiti agevolati e mangimi a base di soia a basso costo garantiti dai piani quinquennali del governo cinese. Cinque produttori europei, rimasti anonimi, hanno denunciato quello che definiscono un gioco sporco, sostenendo che queste importazioni sottocosto stiano divorando le loro vendite e i loro profitti. Nella notifica che annuncia l’avvio dell’inchiesta, la Commissione ha evidenziato come il volume e i prezzi delle importazioni abbiano avuto “un impatto negativo sulle quantità vendute, sul livello dei prezzi applicati e sulla quota di mercato detenuta dall’industria dell’UE, con conseguenti effetti negativi sostanziali sulla performance complessiva dell’industria dell’UE”.

L’indagine tocca un nervo scoperto, poiché la Cina è responsabile di 4,8 milioni di tonnellate dei 5 milioni di tonnellate di carne d’anatra prodotte ogni anno a livello mondiale. Colpire le aree rurali cinesi significa portare lo scontro su un terreno nuovo e altamente simbolico. John Clarke, ex negoziatore commerciale agricolo per l’UE, ha espresso perplessità sulla tempistica dell’azione, ricordando che l’Unione era sul punto di riconoscere proprio l’anatra alla pechinese come prodotto a denominazione di origine protetta. Clarke ha avvertito che “è difficile pensare a qualcosa di più iconico in termini di cibo cinese e il fatto che sia oggetto di una possibile azione anti-dumping sarà letto male dalle autorità e dai produttori cinesi”.

In Cina producono foie gras che costa 10 volte meno di quello francese In Cina producono foie gras che costa 10 volte meno di quello francese

Il timore di rappresaglie è concreto. Secondo Clarke, le autorità di Pechino “possono vederlo come una vendetta per le loro misure anti-dumping sul cognac, un altro prodotto importante. Potrebbero esserci ritorsioni per le quali i produttori di Prosecco, per esempio, dovrebbero essere preoccupati”. Già in passato, la Cina ha risposto ai dazi europei su prodotti industriali ed elettrici colpendo settori come la carne di maiale, i prodotti lattiero-caseari e, appunto, il cognac, cercando di fare pressione sui governi europei attraverso le loro potenti lobby agricole.

Nonostante i tentativi di de-escalation, come l’incontro avvenuto il 29 giugno tra il commissario europeo Maroš Šefčovič e il ministro del commercio cinese Wang Wentao, le posizioni restano distanti. Šefčovič ha dichiarato senza mezzi termini che “lo status quo non è un’opzione”, puntando il dito contro le pratiche statali cinesi volte a stimolare le esportazioni per sostenere la crescita economica. Dal canto suo, il ministro Wang si è lamentato dei dazi e dei controlli sulle esportazioni di tecnologie critiche, come le macchine per la produzione di chip.

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Mentre l’inchiesta prosegue, i rappresentanti dell’industria avicola europea attendono risposte rapide. L’associazione di settore Avec ha dichiarato che “si aspetta che i dazi anti-dumping a un livello che ripristini il commercio equo siano imposti il più rapidamente possibile”. La Commissione ha inoltre puntato i riflettori sui dettagli dei sussidi, specificando che “i denuncianti si riferiscono anche alla promozione di cluster regionali di produzione di mangimi per sostenere il mangime per anatre sovvenzionando la lavorazione della soia locale e i mulini per mangimi composti, specialmente in province come lo Shandong”.

L’indagine durerà circa un anno e richiederà l’approvazione della maggioranza degli stati membri per l’eventuale introduzione di dazi. Nel frattempo, il gigante asiatico continua a espandere la sua produzione di cibi di lusso, dal caviale al foie gras, consolidando un surplus commerciale globale che l’anno scorso ha toccato il record di oltre mille miliardi di dollari. La sfida dell’anatra alla pechinese è dunque solo l’ultimo capitolo di un confronto economico globale che sembra destinato a inasprirsi.

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