di Anna Silveri 2 Gennaio 2019

Per Starbucks, il secondo mercato dopo gli Stati Uniti è la Cina, dove la catena americana di caffetterie da poco arrivata in Italia, è presente con oltre 3.300 negozi e nessuna concorrenza degna di questo nome. Almeno fino a 9 mesi fa, quando è entrata in scena Luckin Coffee.

La startup con base a Pechino ha aperto 525 punti vendita nelle principali città cinesi, una crescita impetuosa sostenuta anche dai duecento milioni di dollari raccolti a dicembre dagli investitori, che hanno portato il valore di Luckin Coffee a due miliardi di dollari.

Il paragone tra Luckin e Starbucks è un’ossessione dei media cinesi, ma in realtà la nuova catena cinese non è un doppione di quella americana, nel senso che al modello di coffee-shop dominato dal rivale ha unito fin dall’inizio la tecnologia, messa al centro della propria attività.

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Luckin ruota innanzitutto intorno allo smartphone. Ai clienti che entrano in uno dei negozi blu e bianchi viene subito chiesto di scaricare l’app della società. Solo così possono ordinare e pagare il caffè, oltre a beneficiare di alcuni bonus fedeltà, visto che i punti vendita non accettano contanti.

Una scelta in linea con la tendenza che in Cina chiamano “new retail“: Alibaba, Tencent e altri giganti della tecnologia collaborano con le catene di supermercati per i pagamenti quotidiani da mobile o la gestione dell’inventario.

Luckin segue un’altra tendenza popolare in Cina, dove e-commerce e food delivery hanno prosperato grazie alle tariffe vantaggiose dei corrieri: promuovere aggressivamente il suo servizio di consegna a domicilio dei pasti. Dei 525 punti vendita ben 231 sono riservati esclusivamente a smaltire ordini di aziende, uffici e privati.

La differenza più sensibile con Starbucks sta comunque nei prezzi, le bevande di Luckin sono infatti abbastanza economiche. A Pechino, un Americano grande costa 21 yuan (quasi 3 euro), un Latte matcha 21 yuan e un Hawaiano, il frappè all’ananas, 9 yuan. Circa il 20% -30% in meno rispetto a prodotti simili venduti da Starbucks in Cina (che è più costoso dello Starbucks americano).

Ma con i prezzi bassi e i forti costi di espansione da sostenere, Luckin può giustificare la sua valutazione e sfidare il leader della vendita al dettaglio di caffè?

Per i cinesi il fatto che fino a pochi mesi fa Starbucks non prevedesse consegne a domicilio era una forte limitazione (la società americana si è ora accordata con Alibaba).

Inoltre, il successo di Starbucks ha a che fare con il mercato immobiliare: molti negozi si trovano in luoghi ad alto traffico che i rivali non possono permettersi. Spesso i punti vendita Luckin non sono in zone centrali, la società usa l’app per attirare i clienti in luoghi meno frequentati ma più economici da affittare.

[Crediti | Il Tempo]

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