Con l’apertura della seconda caffetteria a Milano, questa volta simile alle tante viste all’estero, con la Sirena nel marchio, le cup di carta per l’asporto, i blueberry muffins e –ovviamente– il Frappuccino, abbiamo saputo quali saranno i prezzi di Starbucks in Italia.
E dunque, comodamente allacciati al wi-fi del nuovo locale di Corso Garibaldi, vi spieghiamo bene come stanno le cose.
![]()
![]()
![]()
Sapete già, perché ve l’abbiamo raccontato, che l’apertura di ieri è la prima di tante che verranno. Su Milano si prevede una pioggia di bicchieroni cartonati: sabato prossimo ci sarà il taglio del nastro verde in piazza San Babila, il 29 novembre a Malpensa.
Anche questo in linea con i locali ai quali Starbucks ci ha abituati, con buona pace della scintillante Reserve Roastery di piazza Cordusio, terzo esemplare di tre nel mondo, aperta lo scorso 6 settembre. Allora si parlò di prezzi alti, giustificati in parte da un ambiente dalla bellezza disarmante.
Ambiente che è un’altra cosa nei 200 mq. della nuova caffetteria (un decimo della Roastery, fate conto), lo vedete da voi: legno e grechine in metallo rendono tutto caruccio, più che in molte altre città, ma non meritano più di due ore di lavoro in un pomeriggio di sciopero dei mezzi.
![]()
![]()
Pertanto non proveremo a giustificare il prezzo di un Frappuccino, a (partire da) 4,50 euro. Tanto costa il bibitone di latte, caffè e ghiaccio abbondantemente caricato di zucchero con spolverata di vaniglia o cacao.
In tutte le varianti del caso, sia chiaro. Dai 4,50 ai 5,50 euro, in base alla vostra golosità, potete avere il Frappuccino in ogni versione già esistente e addirittura insperata. Non ho il coraggio di provare fragole e gelato (“Strawberries & cream Frappuccino”), ma dono volentieri il mio obolo per un “Caramel Coffee Frappuccino” e un “Chocolate Chip Cream Frappuccino”.
![]()
![]()
La coda non si ferma di fronte al caffè a 1,30 euro e noialtri che vediamo il bicchiere mezzo pieno vogliamo sperare che questa ondata di sirene inviti i baristi italiani (escludendo gli affiliati allo Specialty, si intende) ad allineare i propri prezzi a quelli della catena, perlomeno. Il caffè è una cosa seria, diamine: c’è qualcosa che non va se lo si paga 90 centesimi.
[Starbucks a Milano: ma quale sovranismo del caffè, la polemica è sui prezzi]
[Starbucks a Milano: il ricarico del caffè a 1,80 € sarebbe del 1400 per cento]
Il caffè tostato alla Roastery, lo stesso che fece tanto discutere due mesi fa per il costo di 1,80 euro, in corso Garibaldi viene servito come alternativa di lusso, “Espresso Reserve”, a 10 centesimi in meno. Se lo volete estratto a filtro lo pagate 2,50 euro (3,50 per la tazza grande).
![]()
Ben poca la varietà sulle estrazioni, si predilige un’accurata focalizzazione sul cold brew, l’estrazione a freddo per l’appunto, disponibile in cinque varianti diverse a partire dai 3,80 euro.
[Boicottare (male) Starbucks: qualcuno spieghi a Diego Fusaro che Ichnusa è di Heineken]
Simpatica l’idea di spillarlo, l’insegna “Draft” ostentata un po’ ovunque. Dall’immancabile tristanzuola vetrina di insalate pronte, panini e biscottame, guardiamo ma non tocchiamo gli iconografici cookies a 2,50 euro, le ciambelle glassate di colori pastello (allo stesso prezzo), le fette di torta triplo cioccolato e pasta di zucchero a 3,50 euro.
![]()
![]()
![]()
Se con il Frappuccino vi piace il salato non vi giudicheremo: accomodatevi, il tramezzino sta a 3,90 euro e il croissant salato a 4 euro.
A questo punto rimane da confrontare il listino italiano con quello dei Paesi cugini dell’Unione Europea, giusto per fare un parallelo credibile. A una prima occhiata, Starbucks Italia non è certo il più caro.