Mangiare molti gamberi può contribuire a distruggere le foreste di mangrovie

L'allarme viene dall'Ecuador, principale produttore mondiale, dove gli allevamenti mettono a rischio l'ecosistema.

Mangiare molti gamberi può contribuire a distruggere le foreste di mangrovie

L’Ecuador è il più grande esportatore del mondo di gamberetti, un’attività che vale in media otto miliardi di dollaro l’anno, e che vede la Cina come primo acquirente, a cui è destinata quasi la metà della produzione totale, e Stati Uniti ed Europa che si dividono il resto, e che ha registrato una crescita esponenziale nell’ultimo decennio, diventando la principale voce delle esportazioni del paese e superando persino il petrolio.

Un’espansione che ha però un costo ambientale significativo per gli ecosistemi delle mangrovie e per le comunità locali che dipendono dalla raccolta di molluschi e crostacei. Johana Carolina Cruz Potes, è una raccoglitrice di “concha negra”, una varietà locale di vongole, che lavora nell’arcipelago di Jambelí da quando aveva nove anni e, intervistata dal Guardian, testimonia la riduzione delle aree di raccolta e del pescato: “Quando sono arrivati gli allevamenti di gamberi, hanno abbattuto tutti gli alberi per costruire quelle vasche. Ma le conchas vivono nelle radici. Quando gli alberi se ne vanno, se ne vanno anche loro”.

Un grave impatto ambientale

mangrovie-ecuador

Sebbene l’abbattimento delle mangrovie sia attualmente proibito dalla legge, ricercatori e residenti segnalano che la distruzione degli ecosistemi non si è interrotta. Eduardo Rebolledo Monsalve, ricercatore presso l’Università Cattolica di Esmeraldas, racconta: “La gente pensa che la distruzione delle mangrovie sia qualcosa che appartiene al passato. Non è vero”. Le tecniche di espansione sono diventate meno evidenti ma costanti. Luis Ángel Flores Ramírez, un raccoglitore di granchi, spiega che i produttori ora eliminano piccole porzioni di foresta “sotto il pretesto che le stanno solo potando, o che devono scavare un canale o costruire argini”. Pablo Roberto Demera, a capo di un’associazione di pescatori artigianali, aggiunge: “Ogni volta che riparano il muro di una vasca, ripuliscono altri due metri, poi altri due metri”.

L’impatto ambientale non si limita alla deforestazione fisica, ma coinvolge l’alterazione dei flussi delle maree e l’inquinamento delle acque. Monsalve osserva che “Quando i muri, i canali e gli argini delle vasche interrompono questo scambio, il fango può seccarsi e indurirsi, la salinità può cambiare e gli alberi che sono ancora in piedi possono morire lentamente”. Inoltre, lo scarico di acque non trattate cariche di residui organici e chimici è una preoccupazione costante.

In Italia abbiamo troppo pochi allevamenti di pesce? In Italia abbiamo troppo pochi allevamenti di pesce?

Un ex operaio di un allevamento di gamberetti a La Libertad ricorda di aver ricevuto l’ordine di scaricare l’acqua delle vasche direttamente nell’estuario: “Tutto finisce direttamente nell’estuario. Diventa tutto bianco di schiuma”. Máximo Jordán, presidente di un’associazione di pescatori a Puerto Roma, denuncia lo scarico di sedimenti di dragaggio: “Perché non lo gettano nei loro canali? Lo buttano a 300 metri nella foresta. Contamina gli alberi e uccide i granchi”.

Sul fronte dell’industria, José Antonio Camposano, presidente della Camera Nazionale dell’Acquacoltura, respinge le accuse di inquinamento, sostenendo che una cattiva qualità dell’acqua comprometterebbe la produzione stessa: “Se avessi un’acqua di scarsa qualità, bassi livelli di ossigeno o sostanze che non dovrebbero esserci, i gamberi si stresserebbero, si ammalerebbero, smetterebbero di crescere, smetterebbero di mangiare e così via. In altre parole, non ha senso allevare un animale in condizioni sfavorevoli, perché questo favorisce solo la diffusione di malattie”.

Dichiarazioni che non convincono la ricercatrice Wendy Chávez-Páez che sottolinea la mancanza di fondi per mettere in atto un monitoraggio serio: “C’è pochissimo finanziamento per indagare adeguatamente su questi impatti. E non c’è nemmeno molto appetito politico, perché il gamberetto è economicamente importante”.

Gli allevamenti intensivi violano i diritti umani, dice un tribunale spagnolo: e in Italia? Gli allevamenti intensivi violano i diritti umani, dice un tribunale spagnolo: e in Italia?

Il sistema di regolamentazione e sorveglianza appare debole, con pochi ispettori e denunce che raramente portano a sanzioni reali. Flores Ramírez commenta la mancanza di conseguenze legali dicendo: “Purtroppo, sappiamo che arrivano all’ufficio legale del ministero, ed è lì che finisce tutto. Non c’è nessuna responsabilità, e quando presenti una denuncia, vedono la tua faccia. Puoi mettere a rischio la tua vita”. Un altro raccoglitore di granchi conferma il pericolo di ritorsioni: “Verranno a casa tua per minacciarti. Ma se non parliamo, rischiamo anche che il ministero ci tolga l’area di pesca in cui ci è permesso lavorare”.

In questo scenario, gli accordi di custodia delle mangrovie sono visti come uno strumento imperfetto. Secondo Chávez-Páez “Sono uno strumento potente, ma spostano l’onere della protezione delle mangrovie sulle comunità povere, invece che sulle agenzie statali e sulle aziende che hanno le risorse per farlo”. Nonostante le sfide, alcune comunità portano avanti sforzi di riforestazione come forma di tutela del proprio territorio. Alexander Alvarado Reyes, presidente di un’associazione locale, osserva che dove i nuovi alberi sopravvivono, l’ambiente inizia a mostrare segni di ripresa, con la speranza che un giorno i molluschi possano tornare.