Abbiamo finalmente la prova che pasta e pizza fanno diventare più intelligenti. Ma per non esagerare dobbiamo andare con ordine.
A maggio 2026 è stato pubblicato sulla rivista Antioxidants uno studio intitolato “Tomato Intake Improves Cognitive Performance and Modulates Functional Brain Networks in Healthy Adults: A Randomized Crossover Clinical Trial”. Si tratta di uno studio scientifico portato avanti da 17 autori ricercatori, che ha analizzato sul campo l’effetto del concentrato di pomodoro sulle capacità cerebrali.
Allo studio hanno partecipato 47 adulti sani tra i 40 e i 55 anni (solo 42 hanno completato lo studio): ai volontari sono state date due diete da seguire, ciascuna per tre mesi. Una delle due diete prevedeva l’assunzione di circa due cucchiai al giorno di concentrato di pomodoro (in realtà la quantità era calibrata sul peso corporeo del volontario, ma in media si trattava di due cucchiai). Durante la dieta a base di concentrato, i volontari potevano seguire tutte le loro abitudini alimentari. Alla fine dei tre mesi hanno fatto un mese di pausa e poi hanno seguito per tre mesi un’altra dieta che invece era povera di alimenti rossi: oltre al pomodoro, niente anguria, papaya, pompelmo e guava (un frutto rosso di origine messicana).
Prima e dopo ciascuna fase, i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue da tutti i partecipanti, sottoposto alcuni di loro a scansioni cerebrali e misurato l’attenzione attraverso un test carta e matita. Per analizzare la concentrazione dei volontari, i ricercatori hanno utilizzato un test chiamato d2-R, in cui bisogna individuare rapidamente determinate lettere tra molte altre, facendo attenzione anche ai piccoli segni che le accompagnano. In particolare i partecipanti dovevano osservare righe di lettere “d” e “p”, ciascuna contrassegnata da piccoli trattini, e segnare soltanto le “d” accompagnate esattamente da due trattini, impiegando 20 secondi per ogni riga. In media, chi aveva seguito una dieta ricca di concentrato di pomodoro e alimenti rossi aveva voti più alti nella concentrazione.
Il motivo per cui è stato usato il concentrato di pomodoro è perché, tra tutti i prodotti rossi, è quello che contiene più licopene, che era esattamente il composto di cui i ricercatori volevano studiare gli effetti. Il concentrato utilizzato nello studio conteneva circa 111 mg di licopene per 100 grammi e la dose giornaliera di circa 35 grammi forniva ai partecipanti poco più di 38 mg di licopene, per ottenere lo stesso risultato con il pomodoro fresco se ne sarebbe dovuto mangiare molto di più. Gli autori, tuttavia, non attribuiscono l’effetto necessariamente al solo licopene: il concentrato contiene infatti anche altri carotenoidi e altri composti del pomodoro.
Cosa succede a chi mangia tanto concentrato di pomodoro?
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Dalle analisi del sangue si è scoperto che in coloro che avevano seguito la dieta del pomodoro avevano livelli più alti di licopene nel sangue. Il licopene è un carotenoide e, spiegano gli autori, è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica. È quindi plausibile che il composto non si limiti a circolare nel sangue, ma possa arrivare anche al cervello.
Infatti il licopene è anche collegato a una proteina, chiamata BDNF, che migliora la capacità delle cellule cerebrali di adattarsi. In pratica sembra che consumare pomodoro aiuti il cervello, quando è rilassato, a cancellare i legami neuronali ridondanti e a organizzare quindi le risposte nervose in maniera più efficiente.
Sebbene si tratti di uno studio preliminare, condotto su un campione limitato e molto omogeneo di persone, e quindi non si possa stabilire una correlazione causale certa tra pomodoro e concentrazione, ci sono ottime possibilità che sia così. Tanto più che ScienceAlert, una testata di divulgazione scientifica, ha osservato che un precedente studio pilota, condotto su persone anziane, aveva rilevato che il consumo per otto settimane di un congee, una zuppa di riso cinese, preparato con polvere di pomodoro migliorava le funzioni cognitive.

