Marco Ambrosino lascia tutti basiti e arriva a Torino da Unforgettable

Il ristorante torinese riparte il 18 novembre affidando la cucina al cuoco procidano, ex 28 Posti e Sùstanza. Una scelta importante, che porta con sé una domanda: basterà il talento dello chef a rilanciare un progetto che negli ultimi anni ha mostrato qualche fragilità?

Marco Ambrosino lascia tutti basiti e arriva a Torino da Unforgettable

Unforgettable, il fine dining torinese da pochi posti che era stato messo in piedi da Christian Mandura e poi portato avanti (con un ottimo lavoro) dalla sua brigata dopo il suo addio ora ci riprova. Stefano Mancinelli e Sabrina Stravato se ne sono andati più o meno improvvisamente, pare in disaccordo con una proprietà che ha avuto qualche grattacapo, e subito era stato annunciato che presto sarebbe arrivata una sostituzione. Così è stato, in effetti: ecco uscire dal cappello, inaspettatamente, il nome di Marco Ambrosino. NOn un nome qualunque, ma uno chef interessante e piuttosto amato da pubblico e critica, con un percorso che passa dal Noma di Copenaghen, da 28 Posti a Milano e dall’esperienza napoletana di Sùstanza. Soprattutto, è un autore con un linguaggio gastronomico piuttosto riconoscibile, costruito attorno a un’idea ampia e contaminata di Mediterraneo, tra fermentazioni, acidità, amarezze, ingredienti dimenticati e stratificazioni culturali.

La proprietà, che fa capo a Mickie Briguglio, gli riconosce – almeno nelle intenzioni dichiarate – carta bianca. Ambrosino avrà piena autonomia nella costruzione del menu e nella scelta della brigata, nella quale ritroveranno spazio anche alcuni collaboratori delle sue precedenti esperienze. “La libertà che mi è stata riconosciuta, tanto nella costruzione del percorso gastronomico quanto nella scelta delle persone con cui condividerlo, è una responsabilità importante”, ha dichiarato lo chef, che sembra dunque intenzionato a ripartire da un gruppo di lavoro già rodato.

La storia di Unforgettable

Unforgettable nasce nel 2019 con Christian Mandura, che ne firma il progetto gastronomico e porta il ristorante a conquistare la stella Michelin nel 2021. Il format è originale: niente tavoli tradizionali, ma un bancone intorno al quale gli ospiti assistono da vicino al lavoro della cucina. Un’idea che ha contribuito a rendere il locale uno degli indirizzi più riconoscibili della Torino gastronomica.

Lo stellato Unforgettable resta senza chef: non dite che non ve l’avevamo detto Lo stellato Unforgettable resta senza chef: non dite che non ve l’avevamo detto

Nel 2025 Mandura lascia il progetto, dopo sei anni, e la guida della cucina passa a Stefano Mancinelli e Sabrina Stravato. I due riescono a raccoglierne l’eredità, mantenendo anche il riconoscimento Michelin. Ma la loro avventura si interrompe nell’agosto 2026, quando entrambi rassegnano le dimissioni. Nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, Mancinelli e Stravato parlano apertamente di un rapporto di fiducia venuto meno con la proprietà e della necessità di cercare nuove strade professionali.

Una separazione che ha avuto conseguenze piuttosto evidenti: Unforgettable ha chiuso temporaneamente, la stella Michelin è scomparsa dalla selezione online della guida e anche la scheda del ristorante non compare più. Non proprio il migliore dei biglietti da visita per un locale che ambisce a essere un punto di riferimento della già zoppicante alta cucina cittadina.

Non è soltanto la storia di Unforgettable a suggerire qualche cautela. Nel recente passato imprenditoriale di Briguglio c’è anche la vicenda di Maison Capriccioli, altro progetto torinese che, dopo l’addio di Christian Mandura e Andrea Turchi, aveva annunciato un riposizionamento gastronomico con l’arrivo di Silvano Toscani e Gioele Vacchina, già protagonisti di Terra Terra in Vanchiglia. Così non è stato, e il progetto è naufragato.

In questo caso, Briguglio rassicura sul fatto che Ambrosino ad Unforgettable sia “un progetto solido e una prospettiva di lungo periodo”. E noi ce lo auguriamo, per lo chef e per la città. Sarebbe un peccato se un cuoco del suo valore si trovasse a dover spendere energie per compensare fragilità che non riguardano la cucina. Torino ha bisogno di progetti gastronomici capaci di durare, non soltanto di insegne che si rilanciano periodicamente con un nuovo nome importante dietro ai fornelli.

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