di Nunzia Clemente 14 Marzo 2016
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«Mangia cibo vero, non troppo. Per lo più vegetali». O ancora: «Non mangiare niente che la tua bisnonna non avrebbe mangiato». E poi: «Mangio carne ottenuta solo da produzioni sostenibili e umane. Al massimo una/due volte a settimana».

A chi appartengo questi motti che riecheggiano come mantra nella discussione globale sui temi dell’alimentazione?

60 anni, editorialista del New York Times tra i più ascoltati, scrittore elevato al rango di guru dalle cospicue vendite dei suoi libri (Il dilemma dell’onnivoro ha convertito al verbo stuoli di mangiatori, anche italiani), Michael Pollan ci sta facendo sentire di nuovo in colpa.

Stavolta con Cooked, una docu-serie in quattro episodi su Netflix, il servizio di streaming che ha cambiato il modo di guardare la tv.

Intendiamoci, lo fa con il suo solito stile, garbato e informativo, ma chi non è stato ancora catechizzato dal piacevole mix di erudizione, ironia e complicità che spinge gli spettatori di Pollan a un approccio al cibo più sano e sostenibile, sappia subito che guardando Cooked si sentirà in colpa per come mangia.

La serie, che ha debuttato su Netflix lo scorso 19 febbraio in tutto il mondo, Italia compresa, si basa sul libro omonimo scritto da Pollan nel 2013, in cui ha esplorato passato e presente del cibo attraverso quattro elementi naturali millenari: fuoco, acqua, aria, terra – cercando alla stesso tempo di migliorarsi come cuoco.

Un libro idoneo all’adattamento cinematografico curato da David Gelb, già regista di Chef’s Table, altra docu-serie in 6 episodi che scava nella vita e soprattutto dentro le cucine di altrettanti chef internazionali, tra i quali il nostro Massimo Bottura.

(Per inciso, si gireranno altri 16 episodi di Chef’s Table divisi in tre stagioni con chef come Alex Atala – Dom, Brasile; Grant Achatz – Alinea, Chicago; Alain Passard – L’Arpege, Francia; Michel Troisgros – Maison Troisgros, Francia e altri ma nessun italiano).

Nel primo episodio, Fuoco, Pollan esplora la cottura su fuoco, quello che oggi chiamiamo barbecue, visitando zone dell’Australia dove la pratica è diffusa da millenni e incontrando un moderno pitmaster. Ed è dal fuoco che, dopotutto, viene il resto. Apre un nuovo ventaglio di sapori, spiega Pollan, ed è grazie al fuoco che nasce la cucina. 

Nell’episodio Acqua, invece, lo scrittore americano è nelle vesti dell’allievo: è lui che prende lezioni di cucina in India, indagando i misfatti del cibo industriale.

Ci siamo assuefatti all’idea di essere troppo occupati per cucinare, e per “cucinare” s’intende creare qualcosa, non scongelarlo e cuocerlo al microonde. Abbiamo appaltato la nostra alimentazione all’industria alimentare, che attraverso la pubblicità ci ha instillato l’idea di non avere tempo per la cucina, così da poterci aiutare con prodotti dal dubbio valore nutritivo.

In Aria Pollan va alla scoperta del pane, della lievitazione e del glutine, la cui intolleranza affligge sempre più persone nel mondo occidentale: siamo davvero diventati così sensibili al glutine oppure sono cambiati i metodi di coltivazione?

L’ultimo episodio, Terra, ci guida alla scoperta dei cibi fermentati.

Anche su Netflix Michael Pollan è il crociato che conosciamo, pronto a ricordarci quanto ci siamo allontanati dalle nostre radici culinarie.

In un modo o nell’altro, ognuno dei quattro episodi di Cooked rimpiange il progressivo distacco dal cibo che mangiamo, e dalla sana consuetudine di prepararcelo da soli.

[Crediti | Link: Dissapore, Eater]