Milioni di ettari di terra stanno tornando a vivere: i 3 progetti che sfidano la desertificazione

Le Nazioni Unite hanno premiato tre "Progetto Faro" in Brasile, nella regione del Sahel e in Arabia Saudita, che stanno già recupereranno milioni di ettari di terreno.

Milioni di ettari di terra stanno tornando a vivere: i 3 progetti che sfidano la desertificazione

In un’epoca segnata da crescenti sfide ambientali, in cui i cambiamenti climatici hanno ormai avuto gravi impatti sull’economia reale, un filo di speranza nella lotta contro la desertificazione e la siccità viene dalla diciassettesima Conferenza delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD COP17), tenutasi a Ulaanbaatar, in Mongolia, in cui le Nazioni Unite hanno conferito il prestigioso riconoscimento di Progetto Faro mondiale per il ripristino ambientale a tre straordinarie iniziative situate in Brasile, nella regione del Sahel e nel Regno dell’Arabia Saudita.

Questi progetti, guidati congiuntamente dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), sono stati istituiti nell’ambito del Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema (2021-2030), ambizioso progetto con l’obiettivo di ripristinare quasi 5 milioni di ettari di terre degradate entro il 2030, una superficie paragonabile a circa 7 milioni di campi da calcio, contribuendo così all’impegno globale di recuperare un miliardo di ettari entro la fine del decennio.

Come sono stati recuperati milioni di ettari di terreno

deserto clima L’importanza di queste iniziative è stata evidenziata dalle parole di Inger Andersen, Direttrice esecutiva dell’UNEP: “Gli impatti del cambiamento climatico, della siccità e della desertificazione, così come le persistenti tensioni geopolitiche, stanno colpendo duramente i sistemi alimentari globali. Investire in terreni sani è una delle nostre difese più forti contro queste minacce. Le tre iniziative premiate oggi dimostrano che il ripristino degli ecosistemi porta benefici significativi per tutti, inclusi la sicurezza alimentare, nuovi posti di lavoro e una maggiore resilienza per milioni di persone”.

Nel cuore dell’America Meridionale, il Brasile sta portando avanti uno sforzo monumentale per proteggere il Cerrado, la savana tropicale più ricca di biodiversità del pianeta. Attraverso l’Iniziativa Araticum, che vede oltre 180 organizzazioni, popoli indigeni, comunità locali, agricoltori, ricercatori e istituzioni governative unite per sostenere progetti di rigenerazione in nove stati brasiliani. Utilizzando tecniche che spaziano dalla rigenerazione naturale alla semina diretta e all’agroforestazione con specie autoctone, l’iniziativa ha già posto in fase di ripristino oltre 27.000 ettari di terreno a giugno 2026. In questo processo, sono stati raccolti e impiegati semi di oltre 150 specie vegetali autoctone, con il traguardo finale di ripristinare 2 milioni di ettari entro il 2030.

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Spostando lo sguardo verso il Medio Oriente, il Programma Nazionale di Inverdimento dell’Arabia Saudita affronta la sfida della desertificazione in alcuni degli ambienti più aridi del mondo. Sotto la guida del Centro nazionale per lo sviluppo della copertura vegetale e la lotta alla desertificazione, l’iniziativa mira a trasformare foreste, pascoli, deserti, aree urbane e habitat costieri, come le mangrovie.

Con l’obiettivo di ripristinare 2,5 milioni di ettari e piantare 215 milioni di alberi entro il 2030, il programma ha già registrato progressi straordinari: a giugno 2026, infatti, sono stati ripristinati 1 milione di ettari di terreno degradato e piantati 159 milioni di alberi. Il progetto include anche la reintroduzione della fauna selvatica autoctona come l’orice d’Arabia, le gazzelle e gli stambecchi, oltre a tecniche innovative di raccolta dell’acqua piovana e all’uso di acque reflue trattate per sostenere la vegetazione.

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Nel continente africano, l’Iniziativa di Resilienza Integrata del Sahel affronta una complessa combinazione di conflitti, siccità e cambiamenti climatici che mettono a dura prova la popolazione. Operando in cinque paesi – Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger – questa misura coordinata dal Programma Alimentare Mondiale (WFP) unisce il ripristino ambientale al supporto diretto dei mezzi di sussistenza, fornendo assistenza anche ai rifugiati transfrontalieri provenienti dal Sudan martoriato dalla guerra.

Attraverso pratiche di gestione idrica e del suolo, unite a programmi di alimentazione scolastica, l’iniziativa ha già riabilitato oltre 335.000 ettari di pascoli e terreni coltivati a giugno 2026, puntando a raggiungere 470.000 ettari entro il 2030. Questo approccio integrato ha già portato benefici tangibili a più di 4 milioni di persone nella regione.

A conclusione dell’evento di premiazione a Ulaanbaatar, la dottoressa Yasmine Fouad, Segretaria esecutiva dell’UNCCD, ha espresso con forza il cambiamento di paradigma globale: “Oggi vi è un crescente riconoscimento del fatto che il degrado del suolo, la siccità e la perdita di ecosistemi non sono più solo preoccupazioni ambientali: sono sfide fondamentali per la sicurezza alimentare, la sicurezza idrica e la stabilità economica”.

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“Questi Progetti Faro mondiali -prosegue Fouad- per il ripristino ambientale dimostrano che il ripristino funziona. Dimostrano che investire nella natura rafforza la resilienza, sostiene i mezzi di sussistenza e offre benefici tangibili per le persone e le comunità. Alla COP17 dell’UNCCD in Mongolia, ci concentreremo sull’ampliamento del ripristino del territorio e della resilienza alla siccità, trasformando soluzioni collaudate in azioni alla scala di cui il mondo ha bisogno.”.

Con questi nuovi tre ingressi, la rete dei progetti faro sale a 27 iniziative eccezionali che incarnano i principi del Decennio delle Nazioni Unite, i cui progressi continueranno ad essere monitorati in modo trasparente attraverso la piattaforma FERM per garantire la trasparenza e dimostrare l’efficacia di queste iniziative di ripristino ambientale.

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