Che l’allevamento di salmoni non sia tra gli allevamenti quello più attento al benessere animale non è una novità, in Tasmania tuttavia i casi si moltiplicano: l’anno scorso una grande quantità di salmoni in decomposizione si è riversata sulla spiaggia di D’Entrecasteaux Channel, e all’inizio di quest’anno il governo ha dovuto bloccare l’uso di alcuni antibiotici negli allevamenti perché erano stati ritrovati in pesci a 10 km di distanza dalle gabbie.
Il Guardian ieri, 21 settembre, ha però pubblicato dei dati abbastanza allarmanti, dopo un’inchiesta uscita dal giornale indipendente Tasmanian Inquirer. I dati del Department of Natural Resources and Environment della Tasmania (DNR Tas), diffusi la scorsa settimana, hanno rivelato che le aziende produttrici di salmone hanno rilasciato quasi 1.800 esplosivi subacquei contro le foche negli allevamenti ittici nella prima metà del 2026. E c’è di più: dall’inizio del 2016, e quindi negli ultimi 10 anni, le tre aziende di salmone che operano nelle aree marine della Tasmania – Huon Aquaculture, Tassal e Petuna – hanno utilizzato 150.488 esplosivi subacquei.
Huon Aquaculture, di proprietà della società brasiliana di carne JBS, è il più grande produttore di salmone dello Stato ed è stata responsabile di 1.126 degli esplosivi utilizzati nella prima metà del 2026, quasi due terzi del totale.
Petuna, la più piccola delle tre aziende di produzione di salmone marino dello Stato, ha utilizzato 82 esplosivi subacquei contro le foche negli allevamenti di Macquarie Harbour e 38 negli allevamenti del fiume Tamar.
Tassal ha riferito però che negli ultimi tre anni le foche hanno avuto accesso alle gabbie dei salmoni 1.100 volte, come a dire che nonostante le protezioni usate le foche non demordono e i danni sono alti, anche se la stessa azienda ha riferito che ha avuto un calo del 26% delle incursioni negli allevamenti. In particolare, questa azienda usa dei particolari proiettili di piombo rivestiti di tessuto, ed è l’unica ad usarli in tutta l’area.
Bisogna ovviamente sapere che le foche stanno agli allevamenti di salmoni come i lupi stanno a quelli di agnelli, e inoltre le foche, per penetrare negli allevamenti, rompono le gabbie, causando danni economici importanti. I dati però indicano 48 morti tra le foche dal 2021, e dall’inizio di quest’anno sono già 4: nessuna sembra morta per gli ordigni, due infatti risultano morte perché impigliate nelle gabbie dei salmoni, una a causa di un impatto con un’imbarcazione e l’ultima durante un trasferimento.
Cosa sono questi esplosivi sottomarini?
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Non sono ovviamente bombe pensate per uccidere le foche, perché ne morirebbero anche i salmoni. Tra i dispositivi utilizzati per allontanare le foche ci sono i seal crackers, piccoli dispositivi pirotecnici fatti esplodere sott’acqua al fine di fare rumore e spaventare le foche, i bean bag rounds, proiettili costituiti da involucri di plastica rivestiti di tessuto e contenenti pallini di piombo, e gli scare darts o scare caps, dardi con punta smussata progettati per spaventare gli animali.
I più usati sono i seal crackers: secondo NRE Tas costituiscono oltre il 98% dei dispositivi di dissuasione. Il problema è che l’effetto desiderato è uno spavento molto forte e improvviso, prodotto a distanza ravvicinata dall’animale. I documenti del governo riconoscono che il rumore può propagarsi nell’acqua e che è difficile quantificare gli effetti sui mammiferi marini, comprese foche, cetacei e altri animali. Per questo, ad esempio, i cracker non devono essere utilizzati quando una balena o un delfino è noto essere all’interno dell’area dell’allevamento.
Tuttavia sono dispositivi che, anche se non sono pensati per causare la morte, possono provocarla indirettamente, ferendo gli animali se sono usati troppo da vicino o stordendoli, il che poi causa lo scontro con le imbarcazioni.
E pensare che dal 2021 l’uso di questi dispositivi anti-foca è diminuito, perché contro questa pratica ci sono state una serie di azioni di controllo e mediatiche.
La prima azione a muovere le acque è stata la pubblicazione del libro Toxic: The Rotting Underbelly of the Tasmanian Salmon Industry, di Richard Flanagan: un’inchiesta di 240 pagine sull’industria del salmone d’allevamento in Tasmania pubblicata nel 2021. La narrazione delle industrie che allevavano i salmoni in Tasmania era stata fino a quel momento quella di un salmone “clean and green” allevato nelle acque incontaminate della Tasmania. Ma l’autore del libro cominciò a interessarsi alle reali condizioni degli allevamenti dopo la sua osservazione diretta del deterioramento dell’ambiente marino vicino alla sua casa a Bruny Island. Nel libro si parla di uso di antibiotici e altre sostanze chimiche e dell’uso di questi esplosivi per le foche.
Dall’estate del 2021 sono cominciate anche le inchieste pubblicate dal Tasmanian Inquirer, e dal 2022 il Department of Natural Resources and Environment della Tasmania pubblica dati semestrali dettagliati con i nomi delle aziende e il numero dei dispositivi anti-foca usati.

