Negli USA è scontro tra Kennedy e l’industria alimentare

Il piano "Make America Healthy Again" non piace all'industria alimentare che passa al contrattacco ingaggiando un esercito di influencer in uno scontro tra governo e lobby.

Negli USA è scontro tra Kennedy e l’industria alimentare

Il piano Make America Healthy Again, continua a far parlare di sé e, almeno stavolta, non per le posizioni strampalate e antiscientifiche del suo principale fautore, il Segretario della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America Robert F. Kennedy Jr.. Intorno all’iniziativa MAHA si è infatti creata una sorprendente convergenza bipartisan, su temi come la critica al sistema alimentare industriale, l’uso dei pesticidi e gli alimenti ultra-processati, una volta appannaggio quasi esclusivo dell’area progressista, e oggi appoggiati da buona parte del Congresso.

Un cambiamento che si è rapidamente allargato anche alla popolazione, influenzata anche dalla campagna volta a combattere le malattie croniche, additando cibi lavorati, additivi chimici, oli di semi e pratiche agricole intensive, fortemente voluta proprio dal segretario, e sta generando profonda preoccupazione nell’industria alimentare, che ha deciso di passare al contrattacco sui social.

MAHA vs. GAHA

kennedy

A svelare il piano dei gruppi food per rimediare a questo cambio di rotta nell’opinione pubblica è un’indagine condotta da The Guardian e Documented, che ha svelato l’esistenza di un’iniziativa coordinata denominata Growing a Healthier America, promossa dal Center for Food Integrity, un’organizzazione no-profit finanziata dalle corporazioni del settore, il cui obiettivo principale è monitorare il sentimento popolare e contrastare le narrazioni del movimento Make America Healthy Again riabilitando la fiducia dei consumatori attraverso i social media. In un video formativo interno risalente al luglio 2025, la direttrice esecutiva del centro, Kelly Leighton, spiega così: “Senza questa risposta coordinata, la disinformazione rischia di minare la fiducia dei consumatori, alimentare nuove regolamentazioni ed erodere la fiducia nell’agricoltura nel suo complesso”.

La struttura di questa alleanza vede il coinvolgimento diretto di marchi e associazioni di categoria di primissimo piano, tra cui dirigenti di Chick-fil-A, Cargill, Dairy Farmers of America, CropLife America e l’American Farm Bureau Federation. I finanziatori privati sono stati invitati a versare somme ingenti per sostenere la causa, e i giornalisti investigativi hanno messo le mani anche su un volantino interno che illustra i vantaggi per i sostenitori: chi contribuisce fino a 50.000 dollari riceve aggiornamenti regolari, chi versa fino a 100.000 dollari partecipa a riunioni trimestrali di orientamento, mentre chi supera i 100.000 dollari guadagna un posto nel consiglio direttivo con la facoltà di approvare le strategie.

“Make America Healthy Again” è un problema per l’industria degli snack “Make America Healthy Again” è un problema per l’industria degli snack

Interpellato sulla questione, il Center for Food Integrity ha declinato l’invito a rilasciare interviste, affidando la propria posizione a una nota ufficiale: “Al Center for Food Integrity riconosciamo il legame critico tra alimentazione e salute. Growing a Healthier America sostiene un dialogo informato su come il sistema alimentare possa collaborare per garantire un approvvigionamento alimentare sano ed economico e comunità rurali forti”.

Per mettere in atto questa strategia di comunicazione, l’industria ha deciso di ingaggiare creatori di contenuti e influencer su piattaforme come TikTok, Instagram e Facebook. Attraverso guide dettagliate e report di monitoraggio, il centro suggerisce quali messaggi diffondere e quali figure impiegare in base al pubblico di riferimento: agricoltori locali per chi cerca autenticità, dietisti e scienziati per i più razionali, o creatori di contenuti sullo stile di vita per chi cerca rassicurazione.

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Diversi influencer hanno accettato di partecipare alla campagna retribuita, difendendo la propria scelta come un atto di chiarezza scientifica contro la pseudoscienza. Slade Wentworth, creatore dell’account Instagram thedadbriefs con oltre un milione di follower, ha spiegato le sue motivazioni: “A mio parere, molte delle voci più forti nel movimento Maha e negli spazi del cibo e del benessere in generale tendono a promuovere affermazioni anti-scientifiche e pseudoscientifiche. Per me, collaborare con il CFI è stata un’opportunità per presentare una discussione equilibrata su argomenti che coincidono con ciò che tratterei normalmente”.

Nonostante i risultati della campagna ideata dal Center for Food Integrity, che rivendica oltre 13 milioni di interazioni online, molti esperti di politiche alimentari leggono questa operazione sotto una luce nettamente diversa. Jerold Mande, ex sottosegretario aggiunto per la sicurezza alimentare presso il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti sotto la presidenza Obama, ritiene che il settore si trovi in una fase di gestione della crisi, e che le aziende alimentari abbiano compreso che la convergenza politica sul tema della salute pubblica minacci le fondamenta stesse dei loro guadagni: “Si rendono conto ora di trovarsi di fronte a una minaccia esistenziale, e l’intero loro modello di business negli ultimi decenni si è sviluppato attorno a: come facciamo a fare soldi? Non si faranno progressi se non si usano le due potenti leve del governo: finanziamenti e regole”.

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A rafforzare questo punto di vista è anche Marion Nestle, biologa molecolare e nutrizionista di fama internazionale che da decenni studia le dinamiche del settore alimentare, che ha notato come le grandi corporazioni utilizzino da sempre ogni strumento a loro disposizione per proteggere i propri interessi commerciali, definendo la campagna un comportamento del tutto prevedibile. L’esperta ha evidenziato come l’assenza di nuove regolamentazioni concrete lasci ampio margine di manovra all’industria: “Le aziende alimentari hanno la licenza di fare tutto il lobbying che vogliono e possono dire quello che vogliono. Nessuno le costringe a fare nulla. Nessuno le ritiene responsabili di nulla”.

Negli Stati Uniti è quindi in atto uno scontro su due livelli: da una parte un’opinione pubblica chiede regolamentazioni più severe su pesticidi e additivi ormai in aperto contrasto con l’industria alimentare; dall’altra, una battaglia per il controllo della narrazione sul cibo, che vede opporsi il governo degli Stati Uniti contro le lobby del settore.

 

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