di Anna Silveri 24 Novembre 2017
scaffale pasta

Ci avevano provato, i pastai industriali italiani, ad affossare il decreto che renderà obbligatorio, a partire da febbraio 2018, indicare in etichetta la provenienza del grano utilizzato per la pasta.

A settembre Aidepi, l’associazione dei pastai, aveva presentato ricorso al Tar del Lazio per chiedere la sospensione del decreto, ritenendo che non informasse a dovere il consumatore, spingendolo a considerare l’origine del grano come unico parametro valido per un prodotto di qualità.

[Il grano è straniero in un pacco di pasta su tre: si deve indicare l’origine in etichetta?]

Alcuni industriali, tra cui Barilla, hanno sottolineato come il ricorso al grano straniero sia necessario, essendo il grano prodotto in Italia insufficiente a sotenenere la produzione di pasta, con un deficit del 45% del grano duro e del 60% del grano tenero, motivo per cui si deve necessariamente importare il grano, sia dall’Europa che da Paesi extra UE

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso, confermando il diritto dei consumatori alla massima trasparenza delle informazioni, compresa la conoscenza del luogo di provenienza del grano.

[Perché Barilla ha bocciato l’origine del grano nei pacchi di pasta]

Il decreto stabilisce che la pasta secca prodotta in Italia dovrà riportare in etichetta, in modo visibile e indelebile, il Paese in cui il grano è stato coltivato e quello il cui è stato macinato.

Un diritto legittimo e sacrosanto che non deve scadere in una crociata protezionistica, né far dimenticare che l’indicazione di provenienza del grano non è da sola un parametro di qualità, visto che altri Paesi producono frumento di ottima qualità, a volte anche migliore di quello nazionale.

Il provvedimento, firmato dai ministri Carlo Calenda e Maurizio Martina, entrerà in vigore come previsto prima del ricorso di Aidepi al Tar del Lazio, il 17 febbraio 2018.

[Crediti: Il Sole24Ore]

commenti (14)

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  1. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Poche polemiche !

    Paolo Barilla ha detto a destra e a manca cose sacrosante e da condividere al 300 per cento.
    Purtroppo il legislatore vive di sensazioni che a volte finiscono di seppellire il made in Italy e per favorire le speculazioni piu’ ignobili.
    Con queste teorie ci troveremo invece il parmigiano reggiano fatto in Danimarca, gli spaghetti e la pasta di Gragnano fatti in Polonia e magari il San Daniele fatto in Germania.
    Il buon senso non esiste nelle tante illogiche misure di tutela delle produzioni agro-alimentari di eccellenza: si guarda la pagliuzza e non il gigantesco imbroglio.

  2. Avatar mm ha detto:

    Qualche grosso produttore (vedi acquisizione di Voiello, grano aureo 100% italiano) forse si era già attrezzato a questa eventualità e quindi ad essere presente anche su una fascia del mercato della pasta industriale che prevedesse l’impiego di solo cereale nazionale.
    La domanda ovvia (e retorica…vedi marketing) che a tutti viene però è: ma se usare solo grano duro nazionale non è sinonimo di maggiore qualità allora che paura hanno questi colossi dell’industria della pasta riguardo al fatto che venga riportato in etichetta?

    1. Avatar ROSGALUS ha detto:

      La paura è che se passa il discorso grano italiano = qualità si rischia di peggiorare ancora una volta il made in Italy.
      In Italia non è vero che la produzione di grano sia eccellente: anzi per un buon 40 per cento è infima.
      Questo bisogna dirlo a voce alta.
      Allora bisogna tutelare la qualità sia del grano italiano che di quello estero che viene utilizzato nel nostro Paese.
      Occorre cioè INNOVARE le produzioni d’azienda con l’obiettivo della crescita della qualità della materia prima attraverso una collaborazione sistematica tra industria ed imprenditoria agricola.
      Limitarci ad indicare la provenienza oltre ad essere una follia è anche un controsenso che non porta alla crescita qualitativa del grano, ma rappresenta semplicemente l’appagamento delle aspirazioni delle associazioni agricole nazionali tese a migliorare i redditi deri loro associati.

    2. Avatar Mcop ha detto:

      Ha ragione da vendere ROSGALUS. Da quando esistono quella gran disgrazia dell’umanità che sono i cosiddetti social, la verità non conta più niente. Conta solo la capacità di urlare più forte ciò di cui si è convinti. L’esempio dell’olio di palma e dei vaccini è lampante. Conosco personalmente un professionista nel settore controllo qualità nell’agroalimentare che mi ha sempre detto che il grano italiano in quanto italiano non è affatto il migliore del mondo. In altri paesi si produce grano di qualità decisamente superiore. Ma, come al solito, il popolo bue crede a chi grida di più. E adesso sui social partirà l’ennesima campagna contro le aziende che importano grano.

    3. Avatar Orval87 ha detto:

      Che “grano italiano” non sia automaticamente sinonimo di qualità è ovvio, così come “grano estero” non è automaticamente sinonimo di scarso. Come SEMPRE c’è da valutare nel dettaglio e caso per caso.
      Ma detto ciò credo che avere più informazioni possibili sia sempre meglio che non averle.
      Poi ognuno, sulla base delle proprie conoscenze o sulla base della propria ignoranza, fara le scelte che vuole.

    4. Avatar mm ha detto:

      Rosgalus ed mcop dato che avete scritto sotto il mio intervento vi rispondo per quanto non creda dopo averle lette che le vostre risposte siano inerenti a quanto da me sostenuto. Infatti non ho detto, non essendo vero, che tutto il grano italiano è il migliore del mondo e so bene inoltre che la molitura del grano e la produzione di pasta infatti richiedono diverse professionalità che in Italia sono al top a livello mondiale dato che ci chiamano negli angoli piu remoti della terra per insegnare entrambe le cose. Detto ciò non capisco cosa ci sia di cosi diabolico nel voler implementare la qualità della filiera del grano duro nazionale a discapito magari di quello magari ottimo che viaggia per mesi in un conteiner per gli oceani del globo (…e che in qualche modo bisogna anche che non diventi marcio quando viene scaricato…). Quindi per essere piu precisi indichiamo l’origine del grano ed insieme ad essa quella dell’acqua ed i parametri produttivi principali (es. T di essicazione e se avviene ad esempio in modo ultrarapido) poi il cliente potrà decidere.
      P.S. Per mcop: non sono iscritto per scelta a nessun social e mai lo sono stato, leggo e mi informo molto, ho una laurea in chimica e tecnologie farmaceutiche e lavoro per una multinazionale in giro per il mondo. Ah dimenticavo non porto anelli da nessuna parte.

    5. Avatar Mcop ha detto:

      Caro mm, il mio intervento aveva preso spunto da quanto da te scritto ma non era rivolto a te in specifico. Se ti sei sentito offeso non posso che rammaricarmi, perché non conoscendoti non potevo certo attribuire a te comportamenti di qualsiasi natura. Detto questo, e sottolineato che in linea di principio concordo con te, desidero ricordare che i principi sono una cosa e la realtà un’altra. Non c’è dubbio infatti che avere più dati possibile aiuta a scegliere. Peccato che per comprendere i dati occorrra anche avere la capacità critica di capirli. E soprattutto occorra fidarsi di chi è competente. Adesso, il problema di questo paese è che noi italiani (non tu in particolare) siamo ignoranti. L’analfabetismo di ritorno, ossia l’incapacità sostanziale di comprendere frasi scritte anche le più semplici, è uno dei nostri maggiori problemi. Acuito, per altro, dall’esplosione di internet e dell’uso distorto dei social. Se in Italia sono tornate malattie una volte debellate grazie alle vaccinazioni è perché sui social il tam-tam di decerebrati ha avuto successo. Se il 99% delle aziende italiane oggi scrive sulle sue confezioni “non contiene olio di palma”, è perché sui social la valanga di accuse senza senso è vincente. A poco serve che le aziende assicurino comportanti e metodologie di uso corrette. Il popolo bue non crede a chi ne sa di più, ma a chi grida di più. Adesso con questa legge, in linea di principio sacrosanta, quel che accadrà è che tante aziende si sentiranno obbligate ad assicurare che il grano è tutto italiano. Che importa se parte di quel grano è scadente. Noi consumatori dovremo pagare di più per prodotti più scarsi. Come vedi, dove regna l’ignoranza purtroppo non sapere è meglio. Triste, ma vero.

    6. Avatar mm ha detto:

      Caro Mcop non ero offeso ma volevo solo puntualizzare che la mia posizione non era certo frutto di assimilazione di campagne social demenziali che, concordo con te, purtroppo oggi giorno sono una vera piaga dagli effetti devastanti in ogni settore della nostra vita (politica, salute, alimentazione etc.)
      Pur concordando profondamente e tristemente con lo spaccato sociale che hai voluto rappresentare mi chiedo però se sia corretto non dare tutte le informazioni possibili nel timore che una gran massa di depensanti (o webeti) le distorcano o darle comunque e lasciare quindi il libero arbitrio anche alla minoranza di persone Pensanti di utilizzarle e farle proprie senza distorsioni, ma con spirito critico. Un saluto

    7. Avatar ROSGALUS ha detto:

      Mi pareva di avere espresso con cautela e pacatezza alcuni concetti condivisibili , senza con questo voler suscitare polemiche o considerazioni di basso profilo.
      Tuttavia ho notato un certo risentimento nella risposta di mm che francamente non mi aspettavo per il solo fatto di dire – e qui lo ribadisco – che il problema vero della nostra discussione sta nel miglioramento qualitativo delle produzioni aziendali in agricoltura.
      Se non si parte da questo presupposto tutto il resto passa in secondo piano, etichettatura compresa.
      Quindi l’avviare politiche di collaborazione sistematica tra industria pastaria e imprese agricole, tramite anche le loro associazioni, rappresenta la via maestra per incrementare i non sempre elevati livelli qualitativi della materia prima.
      Occorrono certamente, a tal fine, anche programmi capaci di remunerare ed incentivare al meglio gli operatori sel settore primario.
      Politiche che ad esempio, a quanto mi risulta, Barilla ha già proficuamente messo in atto non solo in Italia ma anche all’estero.
      Tutto qui.
      Mi pareva di essere stato chiaro.
      Ora lo spero ancora di piu’.

  3. Avatar mm ha detto:

    Rosgalus il tuo pensiero era molto semplice e chiarissimo dall’inizio. Non è replicandolo all’infinito che diventerà un pensiero condivisibile anche per altri, non funziona così. A meno di una omonimia, sei lo stesso che ha esordito in questa discussione dicendo: Poche polemiche !
    Paolo Barilla ha detto a destra e a manca cose sacrosante e da condividere al 300 per cento.
    Per me, molto pacatamente come piace a te, ciò che ha detto Barilla non è da condividere nemmeno al 15% e per motivazioni ben precise e documentate. Siamo oltretutto nel campo delle opinioni (esistono anche quelle diverse dalle tue e di Barilla per fortuna) tanto che gli stessi relatori della norma la pensano diversamente da te per tante motivazioni scientifiche e di mercato che spiegarti qui sarebbe inopportuno oltreché impossibile per ragioni di tempo. Nel tuo ultimo intervento dici che hai espresso concetti condivisibili e non volevi suscitare polemiche di basso profilo. Punto primo ciò che dici è tutt’altro che condiviso da tutti (infatti come ti ho spiegato prima la norma nasce proprio per sostenere l’esatto contrario del tuo pensiero) e punto secondo il fatto che qualcuno non sia d’accordo con una tua idea non lo rende necessariamente un fautore di polemiche di basso livello ma semplicemente uno che la pensa diversamente da te e magari ti vuole spiegare sulla base di conoscenze, che potrebbero farti difetto, il motivo della norma e il suo spirito che è quello di una maggiore trasparenza. Saluti

    1. Avatar ROSGALUS ha detto:

      Chiudo davvero questo scambio di idee con mm considerando prima di tutto la mancanza di sintonia che sta , soprattutto, nell’INDIVIDUARE il merito di questa garbata querelle .
      Come incrementare la qualità del grano ?
      Questo è il problema.
      L’etichettatura e la TRASPARENZA danno un serio e concreto contributo alla questione ?
      O rappresentano, come ritengo, una pia illusione suscettibile di innescare solo logiche burocratiche e presumibili controlli farseschi ?
      L’etichettatura favorisce L’INNOVAZIONE DI PROCESSO in un settore tradizionalmento avverso e restio ai mutamenti di logiche produttive cristallizzate nel tempo ?
      Ognuno è libero di dare AL TEMA le risposte piu’ convincenti.

    2. Avatar Surfer ha detto:

      La norma a mio avviso è buona e giusta.
      Il ricordo delle navi straniere in porto a Bari a ricattare i produttori locali non è lontano.
      Poi ci si stupisce se il grano italiano non è sufficiente? Forse perché hanno smesso di produrlo per non sottomettersi alla logica del max profitto per tutti ma non per loro?
      I carichi di grano estero al glifosato sono testimoniati dalle recenti analisi che vedono proprio Barilla in testa alla presenza di questo contaminante nella pasta.
      Un azienda seria metterebbe più informazioni sulle sue etichette, non meno.
      Io per esempio sarei curioso di conoscere oltre il dato del gluconato quello delle aflatossine.
      Mi devo fidare ad occhi chiusi dell’industria?
      Se la filiera ed i controlli sono tutti in Italia ho speranza che quella industria investa sulla crescita culturale dei suoi fornitori, retribuendoli il giusto.
      I terreni coltivabili a grano in Italia non mancano.
      Se invece devo credere sullo spirito filantropico dei ns pasti, li metterò sotto l’albero con Babbo Natale

  4. Avatar elio ha detto:

    Sapere se il grano e’ italiano? No, sinceramente non me ne importa nulla. Il fatto e’ che consumiamo molto piu’ grano di quello che produciamo. E allora?

    1. Avatar mm ha detto:

      Elio, l’Italia oltre che il primo paese per consumo pro-capite di pasta secca è anche abbondantemente il primo esportatore mondiale, quindi il poco ed a volte non eccezionale grano nazionale serve anche a realizzare il prodotto da esportazione…
      Credo che se tu ricordassi alcune cose occorse negli anni passati forse metteresti in discussione il tuo “me ne frego a prescindere”…guarda il link

      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/10/01/il-grano-di-chernobyl.html