di Nunzia Clemente 11 Dicembre 2017

Napoli non si ferma, e dopo la pizza pensa al caffè.

Ieri, in contemporanea con la giornata nazionale del caffè sospeso (quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo), è iniziata la raccolta delle firme per sostenere la candidatura della tazzulella di caffè napoletano a patrimonio immateriale dell’Unesco.

[Da Napoli il caffè sospeso conquista il mondo via social]

Un incontro che poteva svolgersi soltanto al Gambrinus, in piazza Trieste e Trento, caffè storico e salotto buono della città da quando è stato fondato, nel 1860, oggi proprietà di Michele Sergio, che spronato dall’attivo consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, ha invitato tutti a muoversi con celerità visto il tempo necessario per ottenere questi risultati.

A preparare la nuova candidatura made in Napoli sarà ancora, con ogni probabilità, il professore Pier Luigi Petrillo, il capo delegazione che ha portato in Italia da Seul, dove si è svolta la votazione, il riconoscimento per l’arte dei pizzaiuoli napoletani, rappresentati al Gambrinus da Toto Sorbillo, fratello del più noto Gino.

[Cosa cambia ora che la pizza è patrimonio dell’Unesco]

Fanno sul serio i napoletani, convinti che il caffè tipico napoletano non abbia nulla da invidiare a quello turco, o a quello viennese, già tutelati dal riconoscimento Unesco.

Incuranti del rischio di inflazionarlo, questo benedetto marchio, arrivando così all’effetto “tutti Patrimonio, nessun Patrimonio”.

[Crediti | Il Mattino]