Pesca a strascico, la Sardegna si arma di un sistema di difesa dei fondali

L'Area Marina Protetta Penisola del Sinis sarà la prima in Sardegna ad adottare un sistema di difesa per contrastare la pesca a strascico.

Pesca a strascico, la Sardegna si arma di un sistema di difesa dei fondali

Non occorre certo essere biologi marini per essere al corrente delle conseguenze negative della pesca a strascico: trascinandosi sul fondale marino, infatti, le reti vanno a “grattare” qualsiasi cosa incontrino sul loro cammino – invertebrati, coralli, alghe, le praterie di Posidonia e naturalmente i pesci – innescando un processo di impoverimento che, se perpetrato nel tempo, può anche portare alla desertificazione. La pratica è d’altronde comoda e relativamente economica, e pertanto sovente impiegata su ampie zone per tagliare i tempi e assicurare una mole di pescato considerevole, ma le reti lasciano al loro passaggio un ambiente completamente devastato. La Sardegna, tuttavia, è pronta ad armarsi con un particolare sistema di difesa atto a tutelare gli ecosistemi marini e la loro biodiversità: vediamo insieme di che si tratta.

Il progetto SATURN: la risposta alla pesca a strascico illegale

reti da pesca

In particolare sarà l’Area Marina Protetta Penisola del SinisIsola di Mal di Ventre il primo territorio dell’isola a dotarsi del sistema in questione, che come accennato ha come obiettivo quello di difendere il benessere del mare dalle attività di pesca illegale con particolare attenzione alle zone protette e a meno di tre miglia dalla costa.

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Il progetto si chiama SATURN, una sorta di acronimo volutamente mitologico che di fatto sta per “Strutture Antistrascico per la TUtela e il Ripristino Naturale”, ed è stato realizzato dalle autorità ambientali regionali in collaborazione con gli stessi pescatori dell’isola, che hanno aiutato gli esperti a individuare le zone attualmente più vulnerabili (o più rovinate) dalle attività di pesca a strascico.

Quest’ultimo elemento è piuttosto importante, in quanto rende il progetto SATURN il primo esempio di autotutela voluto dagli stessi pescatori. In parole povere, le operazioni di installazioni consisteranno nel posizionare una serie di barriere strategicamente disposte a scacchiera sul fondale sabbioso a una profondità di circa 35 metri.

Il posizionamento a questa altezza, infatti, “impedisce l’avanzata dello strascico illegale negli habitat più sensibili” spiega Francesca Frau, biologa marina della Fondazione MEDSEA, che coordina il progetto “dove è presente coralligeno o Posidonia oceanica e dove i danni possono essere irreversibili e catastrofici per l’intero ecosistema marino, a danno di tutto il comparto della stessa pesca, soprattutto quella artigianale e tradizionale”.

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La messa in posa dei dissuasori dovrebbe prendere il via nelle prossime settimane: “Chiaramente la posa di queste barriere non risolve il problema alla base” spiega Sandro Murana, presidente dell’Associazione Flag Pescando della Sardegna Centro Occidentale “ma certamente lo affronta con questo progetto vogliamo dare un segnale forte, ovvero che esiste una comunità coesa qui in Sardegna, che vuole contrastare culturalmente lo strascico illegale e impunito nel Mediterraneo”.

SATURN non è un caso isolato: lo scorso autunno, infatti, il Comune di Cagliari ha approvato l’installazione di alcuni dissuasori con la stessa finalità – contrastare la pesca a strascico.