Pesca: le anguille sono sempre più a rischio di estinzione

I negoziati per la pesca in Europa si sono da poco conclusi, e gli scienziati avvertono: le anguille sono sempre più a rischio di estinzione.

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Le anguille stanno affrontando il collasso della popolazione. No, naturalmente non si tratta di una notizia dell’ultima ora: un processo del genere, che eventualmente rischia di sfociare nell’estinzione di questa particolare specie, ha radici tragicamente salde e profonde, la cui analisi ci porterebbe indietro nel tempo di interi decenni. Come mai, allora, la comunità scientifica e i gruppi di conservazione hanno recentemente deciso di riportare l’attenzione mediatica su questo canale? Semplice: il nodo della matassa sono i negoziati annuali sulla pesca nelle acque europee, che si sono conclusi con la fissazione di quote nettamente superiori a quelle effettivamente raccomandate dagli scienziati.

Pesca e anguille: cosa prevedono le nuove quote?

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I gruppi di conservazione e la comunità scientifica non hanno dubbi: per consentire alla popolazione europea di anguille di recuperare spazio e riportare i numeri della popolazione verso un livello più sanno tutte le attività di pesca di questa particolare specie di animali andrebbero chiuse. Dai sopracitati negoziati annuali, che di fatto comprendono anche le acque dell’Oceano Atlantico nord-orientale, è tuttavia emerso che la Commissione europea ha accettato solamente di estendere il divieto di pesca all’anguilla dagli attuali tre mesi ad appena sei.

Jenni Grossmann, consulente per la scienza e la politica della pesca presso ClientEarth, ha avvertito le autorità governative e comunitarie che le anguille sono pressoché sull’orlo dell’estinzione. “La riluttanza dell’Unione europea a chiudere tutte le attività di pesca” ha commentato “potrebbe rivelarsi l’ultimo chiodo nella bara di questa particolare specie”. Pesca eccessiva, inquinamento e ostruzione dei corsi d’acqua sono solo alcuni degli elementi che, nel corso degli anni, hanno preso a impilarsi l’uno sopra l’altro esacerbando sempre più questo problema.

“Ogni anno i ministri della pesca ignorano avvertimenti sempre più terribili, fissano quote eccessive, gli esperti reagiscono con sgomento e il ciclo ricomincia il prossimo dicembre” ha continuato Grossmann, riferendosi naturalmente all’eterna disputa che vede gli Stati membri soccombere alla pressione montata dalle flotte pescherecce e dalle organizzazioni di settore. Abbiamo un piccolo esempio, in questo caso, anche nel contesto del nostro caro vecchio Stivale: pensiamo al divieto alla pesca dei ricci di mare, recentemente sollevato. “Quest’anno, il tempismo è particolarmente toccante: tutto ciò va contro le ambizioni proclamate dai leader di proteggere la biodiversità alla Cop15 di questa settimana”.

Non mancano, nel frattempo, le iniziative a livello nazionale per salvaguardare le anguille: un annetto fa vi raccontammo di una che prese piede in Olanda, dove i pescatori furono esortati a catturare le anguille per poi rilasciarle dall’altra parte di dighe e altre ostruzioni, consentendo loro di continuare la propria nuotata verso il mare.