Il vero motivo per cui stiamo mangiando solo pesce importato

Fish dependance day significa che già da qualche giorno –precisamente dal 9 luglio 2018– l’Europa ha finito le scorte di pesce pescato nei propri mari.

Fino al 31 dicembre 2018, gli abitanti del Vecchio Continente, Italia compresa, consumeranno pesce proveniente da paesi extracomunitari.

A dichiararlo è il WWF, che richiama l’attenzione sul fatto che in Europa si consuma molto più pesce di quanto ne sia disponibile, e anche la FAO, agenzia per l’alimentazione dell’Onu, avverte di come il 33% circa delle scorte ittiche internazionali sia sovrasfruttato a causa della pesca eccessiva, in particolare nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Pacifico sudorientale.

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Il Fish dependance day viene vieppiù anticipato col passare degli anni: nel 2000 arrivava verso la metà di agosto, mentre 30 anni fa ci si poteva nutrire di pesce nostrano fino al mese di ottobre.

Uno spostamento non attribuibile soltanto al fatto che nel mondo non si era mai mangiato tanto pesce prima d’ora (20 chili a testa ogni anno, il doppio del consumo rispetto agli anni Sessanta).

FAO ha stimato che il 35% del pescato viene sprecato già nei pescherecci che, soprattutto quelli da traino, buttano in mare il pesce troppo piccolo o poco richiesto, mentre altri, privi di celle frigorifere, arrivano in porto col pesce già marcio.

Le notizie non sono migliori per il prodotto d’allevamento, ovvero il 53% del pesce totale che consumiamo, due terzi dei 362 miliardi di dollari ricavati dalle vendite totali di prodotti ittici. Anche gli allevamenti contribuiscono all’impoverimento dei mari, visto che proprio il pescato è spesso nutrimento per i pesci allevati, soprattutto sardine e acciughe.

Secondo Lasse Gustavsson, direttore europeo di Oceana, l’acquacoltura sarebbe una pratica insostenibile per il pianeta:

“Usare 20 milioni di tonnellate di pesce come sgombri, sardine e acciughe per nutrire i pesci d’allevamento invece che le persone è un evidente spreco di cibo”, ha detto il dirigente dell’agenzia per il recupero degli oceani. Secondo lui, l’eccesso di pesca nel mediterraneo si combatte solo fissando dei limiti alla cattura del pesce.

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Secondo i dati FAO sono circa 4,6 milioni i pescherecci che solcano le acque internazionali: troppi se rapportati ai pesci dei mari, evidenzia l’agenzia ONU, con la conseguenza che il numero di specie pescate in modo non sostenibile è triplicato negli ultimi 40 anni. La FAO prevede che entro il 2030 si mangerà il 20% in più di pesce.

Ovviamente, se ne sarà rimasto abbastanza nei mari del pianeta.

[Crediti: Ansa, The Guardian]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

13 Luglio 2018

commenti (8)

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  1. Avatar Orval87 ha detto:

    Allo stesso tempo, i dottori dicono che la maggior parte degli abitanti di molte nazioni europee non mangiano pesce a sufficienza…quando si ammetterá che 7 miliardi di persone sono già troppe? Perché quello è il principale problema e la causa di tutto.

    1. Avatar Edoardo ha detto:

      Sono un commerciante.di pesce a Roma,la prima cosa da fare,nel modo piu urgente possibile è inserire un fermo biologico che abbia un senso,e non cosi a caso senza alcuna ragione logica..che senso ha fermare la pesca in un periodo(agosto e sette) per l adriatico e (otto) per il tirreno periodo in cui non si riproduce nessun pesce?e poi far pescare.zsnza interruzione pesce con le uova in tutto i periodi???poi seconda cosa da fare.controllare la colonna dei prezzi e delle spese delle aste…innanzitutto un ristorante non dovrebbe poter comprare direttamente alle aste,ma dovrebbe comprare in pescheria,in quwsto modo ci rimette si il commerciante al dettaglio che il consumatore finale…
      E infine controllare l invasione di prodotti esteri in maniera esponenziale …il consumatore va educato all acquisto secondo la qualità.non secondo il prezzo….saluti

    2. Avatar Damiano ha detto:

      Orval ha ragione, purtroppo.

      In tutti i campi stiamo cercando rimedi… alcuni peraltro improbabili… in quello alimentare ci stiamo inventando di mangiare cavallette & compagnia… Ma sono come dei cerotti in una gamba di legno.

      Non basta più il motto “non sprecare e non sporcare”, la verità è proprio quella: siamo troppi (e pure incivili).

  2. Avatar pbs ha detto:

    Ma proprietari dei pescherecci che arrivano in porto col pesce già marcio come fanno a sopravvivere?

  3. Avatar GiPo56 ha detto:

    Il vero problema mondiale è la sovrappopolazione.
    Continuo a non riuscire a capire perché non si faccia uno sforzo mondiale per potenziare la limitazione delle nascite: non ci si può lamentare per la limitazione delle risorse, per la crescente domanda di alimentazione più “varia e ricca”, per la deforestazione per aumentare la superficie coltivabile, per l’impoverimento idrico, e non affrontare una volta per tutte il fatto che sulla Terra siamo TROPPI.
    E lo eravamo già decine di anni fa…..
    Condivido in pieno l’intervento di Orval.

    1. Avatar Hamburgese ha detto:

      Ciclicamente un po’ di sano malthusianesimo fa sempre bene.
      Purtroppo è una dottrina che ha sempre ottenuto scarsi successi (lo dice un malthusiano convinto che però ha figli…).

  4. Avatar Mauro ha detto:

    Che disastro.
    Una soluzione parziale sarebbe quella di cominciare a mangiare quel pesce che per taglia e tipologia non viene mangiato.
    L’acquacultura è anch’essa una buona strada utilizzando pesci non carnivori.
    Quel 35% fa gridare allo scandalo.

  5. Avatar alex ha detto:

    Forse non è chiaro all’autrice che il Fish Dependence Day è una *metafora*, pensata per aumentare la consapevolezza di un problema (quello della sovrapesca). Non è che da domani i pescherecci europei smettono di lavorare e arriva solo pesce dall’Asia…