di Cinzia Alfè 13 Luglio 2018

Fish dependance day significa che già da qualche giorno –precisamente dal 9 luglio 2018– l’Europa ha finito le scorte di pesce pescato nei propri mari.

Fino al 31 dicembre 2018, gli abitanti del Vecchio Continente, Italia compresa, consumeranno pesce proveniente da paesi extracomunitari.

A dichiararlo è il WWF, che richiama l’attenzione sul fatto che in Europa si consuma molto più pesce di quanto ne sia disponibile, e anche la FAO, agenzia per l’alimentazione dell’Onu, avverte di come il 33% circa delle scorte ittiche internazionali sia sovrasfruttato a causa della pesca eccessiva, in particolare nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Pacifico sudorientale.

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Il Fish dependance day viene vieppiù anticipato col passare degli anni: nel 2000 arrivava verso la metà di agosto, mentre 30 anni fa ci si poteva nutrire di pesce nostrano fino al mese di ottobre.

Uno spostamento non attribuibile soltanto al fatto che nel mondo non si era mai mangiato tanto pesce prima d’ora (20 chili a testa ogni anno, il doppio del consumo rispetto agli anni Sessanta).

FAO ha stimato che il 35% del pescato viene sprecato già nei pescherecci che, soprattutto quelli da traino, buttano in mare il pesce troppo piccolo o poco richiesto, mentre altri, privi di celle frigorifere, arrivano in porto col pesce già marcio.

Le notizie non sono migliori per il prodotto d’allevamento, ovvero il 53% del pesce totale che consumiamo, due terzi dei 362 miliardi di dollari ricavati dalle vendite totali di prodotti ittici. Anche gli allevamenti contribuiscono all’impoverimento dei mari, visto che proprio il pescato è spesso nutrimento per i pesci allevati, soprattutto sardine e acciughe.

Secondo Lasse Gustavsson, direttore europeo di Oceana, l’acquacoltura sarebbe una pratica insostenibile per il pianeta:

“Usare 20 milioni di tonnellate di pesce come sgombri, sardine e acciughe per nutrire i pesci d’allevamento invece che le persone è un evidente spreco di cibo”, ha detto il dirigente dell’agenzia per il recupero degli oceani. Secondo lui, l’eccesso di pesca nel mediterraneo si combatte solo fissando dei limiti alla cattura del pesce.

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Secondo i dati FAO sono circa 4,6 milioni i pescherecci che solcano le acque internazionali: troppi se rapportati ai pesci dei mari, evidenzia l’agenzia ONU, con la conseguenza che il numero di specie pescate in modo non sostenibile è triplicato negli ultimi 40 anni. La FAO prevede che entro il 2030 si mangerà il 20% in più di pesce.

Ovviamente, se ne sarà rimasto abbastanza nei mari del pianeta.

[Crediti: Ansa, The Guardian]