Ridurre il consumo di cibi ultra-processati può prevenire migliaia di morti

Un nuovo studio dell'Università di Montreal evidenzia come quasi il 40% dei decessi per malattie cardiovascolari siano attribuibili al consumo di UPF.

Ridurre il consumo di cibi ultra-processati può prevenire migliaia di morti

Un nuovo studio, presentato al Congresso Internazionale sull’Obesità 2026 a Città del Messico, suggerisce come una quota significativa dei decessi cardiovascolari sia direttamente riconducibile al consumo abituale di cibi ultra-processati: prodotti come piatti pronti, cereali per la colazione, barrette proteiche e bevande gassate. I ricercatori hanno analizzato le abitudini alimentari della popolazione canadese, scoprendo che nel 2015 questi alimenti costituivano ben il 43% dell’apporto energetico quotidiano degli adulti sopra i vent’anni.

Gli UPF causerebbero più del 30% delle morti per problemi cardiaci

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I risultati, pubblicati sull’American Journal of Preventive Medicine, indicano che tra il 23% e il 38% dei decessi per malattie cardiovascolari e tra il 23% e il 37% dei casi totali di patologie cardiache e ictus sono attribuibili al consumo di cibi ultra-processati. Secondo gli autori della ricerca, la dottoressa Virginie Hamel e il dottor Jean-Claude Moubarac dell’Università di Montreal, dimezzare il consumo di questi prodotti avrebbe potuto evitare circa la metà dei nuovi casi e dei decessi correlati registrati in Canada nel 2019.

Secondo studiosi infatti, “Il consumo di alimenti ultra-processati può rappresentare un contributo sostanziale e potenzialmente prevenibile al carico delle malattie cardiovascolari in Canada. Questi risultati rafforzano la necessità di interventi clinici e di salute pubblica volti a ridurre l’assunzione di UPF come componente chiave della prevenzione delle malattie cardiovascolari”.

Un giudice ha deciso che i cibi ultra processati non causano dipendenza Un giudice ha deciso che i cibi ultra processati non causano dipendenza

L’analisi suggerisce che un cambiamento radicale nei modelli alimentari potrebbe non solo ridurre la mortalità, ma anche migliorare complessivamente la salute metabolica della popolazione. Come spiegano gli autori, “I nostri risultati indicano un forte potenziale cambiamento nei modelli dietetici per prevenire e migliorare gli esiti cardiometabolici. Prove simili potrebbero indagare la misura in cui la riduzione dell’apporto di UPF nella dieta potrebbe invertire o prevenire i precursori/fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, tra cui l’ipertensione, il colesterolo alto, il diabete e l’obesità”. Questa prospettiva evidenzia come la lotta contro le malattie del cuore non possa prescindere da una profonda riflessione sulla qualità del cibo che l’industria mette a disposizione.

Tuttavia, il problema non risiede solo nelle scelte dei singoli, poiché l’ambiente alimentare moderno rende il consumo eccessivo di questi cibi un fenomeno diffuso e in gran parte involontario. Per questo i ricercatori sottolineano che la sola educazione non è sufficiente: “Sebbene l’educazione pubblica e la consulenza individuale rimangano componenti importanti della promozione della salute, il loro impatto è limitato senza un più ampio supporto ambientale e politico. Per guidare un cambiamento significativo nei modelli dietetici, sono essenziali misure strutturali globali. Queste includono regolamenti sulle tasse alimentari, etichettatura sulla parte anteriore della confezione, restrizioni al marketing e obiettivi di riformulazione volti a migliorare la qualità degli alimenti”.

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Esempi di politiche di successo sono già stati osservati in altri paesi, come il Cile, dove le avvertenze nutrizionali sulle confezioni hanno ridotto sensibilmente gli acquisti di prodotti ipercalorici, o il Messico, dove una tassa sulle bevande zuccherate ha portato a una riduzione del consumo. Sebbene lo studio si sia concentrato sulla realtà canadese, gli esperti ritengono che simili conclusioni possano riguardare anche altri paesi ad alto reddito.

A questo proposito, gli autori hanno spiegato: “Poiché il Canada non dispone di dati di coorte prospettici sull’associazione tra i modelli dietetici ultra-processati e lo sviluppo di eventi cardiovascolari, il modello utilizzato in questo studio si è basato sulle stime del rischio derivanti da studi condotti in paesi comparabili ad alto reddito, tra cui Francia, Italia e Stati Uniti. Ma per stime esatte, altri paesi potrebbero condurre i propri studi per verificare l’associazione tra l’assunzione di UPF nei loro paesi e gli eventi cardiovascolari”.

Finalmente uno studio americano compara i cibi ultra processati alle sigarette Finalmente uno studio americano compara i cibi ultra processati alle sigarette

Nonostante la rilevanza dei dati presentati, alcuni esperti esterni allo studio invitano a una lettura cauta dei risultati, evidenziando i limiti dei modelli statistici utilizzati e la necessità di ulteriori ricerche per confermare il nesso di causalità. Il professor Kevin McConway, esperto di statistica applicata, ha espresso le sue perplessità dichiarando: “Questo è un tentativo interessante di modellare i potenziali effetti sulla salute del consumo di UPF in un paese (Canada), ma non vorrei davvero riporre molta fiducia nelle stime dettagliate che presenta”. Resta comunque aperto un dibattito cruciale sulla necessità di riformare profondamente l’industria alimentare per tutelare la salute pubblica globale.

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