Ristoranti: ex pasticciera di Fat Duck fa causa per aver impacchettato troppi dolci

Parlando di ristoranti, una ex pasticciera di Fat Duck di Heston Blumenthal farà causa al locale perché ha impacchettato troppi dolci.

pasticciera

Torniamo a parlare di ristoranti, più precisamente del Fat Duck di Heston Blumenthal a Bray, Berks: qui una ex pasticciera ha fatto causa al suo vecchio posto di lavoro perché ha impacchettato troppi dolci.

Sharon Anderson, 30 anni, ha lavorato presso il ristorante tre stelle Michelin dal 2014 al 2015. La donna ora afferma di essere vittima di un dolore costante al polso a causa delle lesioni riportate a seguito degli sforzi ripetitivi per inserire i dolci nei sacchetti di caramelle. Per tale motivo ha deciso di far causa al suo vecchio posto di lavoro chiedendo 200mila sterline di danni.

La Anderson ha spiegato che il suo lavoro consisteva di diverse mansioni:

  • inserire 400 caramelle al giorno negli appositi sacchettini di cellophan usando delle pinzette, dalle 7 alle 11 del mattino
  • realizzare delle carte da gioco di cioccolato velocemente prima che il cioccolato diventasse troppo duro da lavorare, dalle 11.30 alle 16 circa (le carte da gioco di cioccolato venivano realizzate in stampi di metallo e plastica. Ciascuno stampo poteva creare 12 carte e pesava più di 1 kg: uno stampo completo pesava circ 2 kg e la Anderson doveva produrre 180 carte al giorno)
  • dare centinaia di piccoli pizzicotti al giorno con la punta delle dita a dei dolcetti
  • produrre gomme da masticare al whisky, dalle ore 16 alle ore 18

heston bluementhal

Secondo i suoi avvocati, questi compiti “veloci e ripetitivi” si potevano configurare come un vero e proprio lavoro in fabbrica. Anzi: l’avvocato Joel Kendall ha dichiarato che la donna lavorava a una effettiva linea di produzione in stile industriale.

Dal canto suo il ristorante ha declinato ogni responsabilità: il lavoro che la donna faceva era normale routine per un qualsiasi pasticcere di un ristorante di alta cucina e che le erano state concesse pause sufficienti. Inoltre gli avvocati del locale sostengono che la Anderson non ha fornito sufficienti prove mediche per giustificare le lesioni presunte.

Dal canto suo la Anderson continua a ribadire che il suo infortunio è stato provocato dal fatto che è stata costretta a svolgere un lavoro “troppo veloce, difficile e ripetitivo per lei”. Il lavoro a cui è stata sottoposta le avrebbe provocato dolori significati al polso, anche quando svolge attività manuali normali: fatica a cucinare, guidare e a sollevare pesi.

I suoi avvocati ritengono che il ristorante non le abbia concesso periodi di riposo sufficienti, chiedendole di lavorare sotto pressione per tutto il giorno. Per sapere come andrà a finire la vicenda bisognerà attendere maggio 2022: il giudice Victoria McCloud ha aggiornato a quella data la decisione se proseguire col processo o meno.

Ah, comunque sia, questa causa è dal 2019 che si trascina: riuscirà la Anderson ad avere il risarcimento tanto agognato o dovrà rassegnarsi al fatto che determinati lavori (come per esempio anche quello di chi scrive al computer tutto il giorno) si compongono di movimenti ripetuti e veloci?