di Manuela 20 Luglio 2020
Laura Castelli

Torniamo a parlare di ristoranti: la Fipe-Confcommercio, tramite una nota del presidente Lino Enrico Stoppani, ha dato una risposta alle parole di Laura Castelli, viceministro dell’Economia. Secondo Fipe-Confcommercio, i ristoratori non devono cambiare o reinventare il loro lavoro, ma hanno solamente bisogno che le istituzioni proteggano il loro settore, fondamentale fra l’altro per l’economia del paese.

La vicenda ormai dovremmo conoscerla tutti: le parole di Laura Castelli durante un’intervento in diretta televisiva non sono piaciute ai ristoratori. Il famoso virgolettato, “Ristoranti in crisi? Cambino mestiere” è stato forse travisato, tanto che anche nel settore della ristorazione ci sono pareri contrastanti in merito a suo significato: se per lo chef Giorgio Locatelli il viceministro Laura Castelli ha ragione, non così per Gianfranco Vissani che chiede che vengano mantenute le promesse e che venga posto un freno alla gogna mediatica.

E mentre Laura Castelli sta ricevendo insulti e minacce di morte dopo il suo intervento, ecco che anche Fipe-Confcommercio fa sentire la sua voce. In una voce parla delle “infelici dichiarazioni” di Laura Castelli in merito allo stato di crisi in cui versa il settore dei pubblici esercizi a causa dell’emergenza Coronavirus e conseguente lockdown.

Stoppani ricorda che il settore della ristorazione è un punto di forza storico dell’Italia, è un comparto fondamentale di ben due filiere importantissime, quella agroalimentare e quella del turismo. Inoltre si configura anche come un fattore di coesione sociale, sicurezza e benessere grazie al suo valore sociale, culturale, storico e antropologico. Senza dimenticare i numeri del fatturato.

Per tutti questi motivi il comparto non andrebbe invitato a reinventarsi, bensì andrebbe tutelato e aiutato a rilanciarsi. E questo è possibile solamente rinforzando i provvedimenti governativi messi in campo per l’emergenza Covid-19: si parla di indennizzi a fondo perduto, fornire liquidità e credito, garantire gli strumenti di protezione sociale e applicare locazioni commerciali e moratorie fiscali.

Se è vero che la crisi ha modificato lo stile di vita, i modelli di consumo e le modalità di lavoro, non è invitando gli imprenditori a trovare nuovi modelli di business che si aiuta a salvare un settore che conta più di 300mila imprese e più di 1 milione di dipendenti. Secondo Stoppani bisogna tornare alle tradizionali modalità di lavoro, ma trovando modi di vivere i luoghi in sicurezza magari ridefinendo orari e vivibilità cittadina. Il presidente conclude poi ricordando che la povertà è fra i più pericolosi effetti collaterali del Covid-19.