Russia-Giappone: la guerra per la pesca nel Pacifico che mette in difficoltà Tokyo

Braccio di ferro tra Giappone e Russia: Mosca si rifiuta di tenere i colloqui per le operazioni di pesca nel Pacifico.

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Una guerra che si combatte con parole, imbracciando dati e registri e che può essere tradotta in un lungo braccio di ferro: stando a quanto dichiarato dal ministro della pesca di Tokyo Tetsuro Nomura la Russia si è infatti rifiutata di tenere i tradizionali colloqui inerenti alle operazioni di pesca del Giappone nelle acque che lambiscono le isole contese del Pacifico nord-occidentale. Tradizionali? Proprio così, ma per studiare le radici di questa vicenda occorre attivare la nostra macchina del tempo e fare un salto nel 1998, quando i due Paesi strinsero un accordo per intavolare le discussioni circa le operazioni di pesca in questo particolare – e delicato – triangolo di mare.

La pietra dello scandalo? Le sanzioni per la guerra in Ucraina

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Dopo più di vent’anni, tuttavia, Mosca ha deciso di annunciare unilateralmente una sospensione dell’accordo: la notizia arriva nel giugno dello scorso anno, e viene ampiamente interpretata come una rappresaglia per le sanzioni introdotte dalle autorità governative del Sol Levante in risposta all’invasione russa della vicina Ucraina. Una decisione, quella del governo russo, che si è poi effettivamente tradotta in realtà: nella giornata di giovedì 19 gennaio, infatti, Mosca è tornata sull’argomento comunicando ai propri “colleghi” nipponici che non avrebbe organizzato il programma per i colloqui sulle operazioni di pesca per il pollock dell’Alaska, i polpi, lo sgombro Okhotsk Atka e altri frutti di mare.

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È bene notare, per di più, che le trattative sarebbero comunque state già abbondantemente indietro sulla tabella di marcia, e che il bilancio dei pescherecci giapponesi è già stato irrimediabilmente intaccato in quanto la stagione di pesca del pollock dell’Alaska si tiene solitamente tra l’inizio di gennaio e la metà di marzo. Un intero mese perso, in altre parole, stritolato dagli ingranaggi della burocrazia – o forse sarebbe più corretto dire “annullato dalla rappresaglia russa”.

Il ministro Nomura, in ogni caso, non si è perso d’animo: “Nel futuro prossimo ci impegneremo per trovare una soluzione collaborando con il ministero degli Esteri” ha annunciato durante una conferenza stampa. “L’obiettivo è tenere i negoziati il prima possibile”. Come brevemente accennato qualche riga fa, il Giappone e la Russia sono soliti tenere i colloqui in questione entro la fine dell’anno, in modo da confermare l’efficacia e il rispetto degli accordi e determinare nel frattempo le catture consentite ai pescatori giapponesi e la quantità di denaro da versare nelle casse di Mosca.

Un anno fa circa, quando la violenza della guerra aveva già stravolto l’Ucraina, i due Paesi riuscirono a formulare una nuova intesa sulle quote di pesca nonostante le sanzioni emesse da Tokyo fossero già entrare in vigore: le prossime settimane saranno senz’altro determinanti per il bilancio delle attività di pesca nipponiche.