Sia: la cantautrice, vegetariana, sostiene la carne coltivata in laboratorio

La cantautrice Sia, pur se dichiaratamente vegetariana, sostiene che la carne coltivata in laboratorio deve essere il futuro dell'alimentazione.

Sia

Avete presente la cantautrice Sia? Ebbene, nonostante sia vegetariana, sostiene comunque la carne coltivata in laboratorio.

Sia spiega di essere diventata vegetariana grazie ai suoi cani. Sapere che mucche e galline possono empatizzare e provare emozioni proprio come i suoi cuccioli, l’ha spinta a fare di più per sostenere anche gli animali d’allevamento. Così ha iniziato a fare donazioni a organizzazioni come l’ASPCA e Best Friends.

Poi ha contribuito a co-narrare il documentario Dominion, incentrato sui mali dell’allevamento. Tuttavia Sia, a differenza di alcuni vegetariani, è ben consapevole che l’umanità ha una lunga storia d’amore con la carne in quanto questa fa parte della nostra storia, delle nostre tradizioni e dei nostri rituali, una parte onnipresente della cultura alimentare globale.

Tuttavia è conscia che produrre carne ha un costo elevato: ogni giorno 200 milioni di animali d’allevamento vengono macellati per produrre la carne e i sottoprodotti che abitualmente mangiamo. Quasi un terzo dell’acqua dolce mondiale serve a produrre carne, così come più della metà della terra arabile del pianeta serve per il pascolo e per produrre alimentari per animali d’allevamento.

Per Sia è innegabile che la produzione di carne, così come è concepita oggi, contribuisca al cambiamento climatico ancora di più del settore dei trasporti. Inoltre si prevede che la domanda di carne e il relativo impatto accelererà nel corso dei prossimi anni, con aumenti dei consumi previsti di oltre il 14% entro la fine del decennio.

Per molti amanti degli animali statistiche come queste potrebbero portare a una sorta di disperazione, ma ecco che c’è anche chi immagina un futuro sostenibile con la carne ancora protagonista.

Da qui il sostegno per la carne creata in laboratorio da aziende come Upside Foods e Good Meat. Il concetto è semplice: si prendono cellule prelevate in modo innocuo da mucche e galline, si nutrono queste cellule con vitamine e minerali e si produce una bistecca di filetto o un petto di pollo in laboratorio, tutto partendo da cellule naturali.

Sia ammette che questa soluzione non è stata progettata per soddisfare vegani o vegetariani. E neanche per convertire mangiatori di carne in vegetariani. No, queste idee sono ideate per le persone che non vogliono rinunciare alla carne indipendentemente da quanto abbondanti siano le alternative su base vegetale.

Ecco dunque che Sia incoraggia tutti a sostenere queste aziende che producono carne coltivata in laboratorio, destinata sia all’alimentazione umana che animale (con riferimento a cani e gatti). Sia invita tutti a immaginare un mondo dove esista vera carne ottenuta, però, senza un processo di macellazione, senza l’uso di antibiotici, senza l’utilizzo di ormoni, senza necessità di distruggere le foreste pluviali e senza consumare tutta l’acqua. Il tutto per produrre alimenti base che sono stati il cardine della nostra alimentazione per generazione.

Una posizione coerente quella di Sia e da mediatrice, di sicuro più credibile rispetto a chi si professa vegetariano e poi viene regolarmente pizzicato al ristorante a mangiare pesce (sindaco di New York, ti fischiano le orecchie?).