Uk contro UE per matnenere livelli più alti di CBD in cibo e bevande alla cannabis

Riallinearsi alle regole di Bruxelles imporrebbe cambiamenti drastici per le aziende inglesi, anche per la carne da coltura cellulare e l'agricoltura.

Uk contro UE per matnenere livelli più alti di CBD in cibo e bevande alla cannabis

Le trattative per il cosiddetto reset dei rapporti commerciali tra il Regno Unito e l’Unione Europea si stanno rivelando più complicate del previsto e il motivo è piuttosto curioso: tutto ruota intorno alla potenza della cannabis e ad altre innovazioni alimentari post-Brexit.

Londra sta infatti cercando di ridurre le barriere commerciali per cibo e animali attraverso un accordo veterinario che richiederebbe di allinearsi alle regole di Bruxelles, ma il Regno Unito non vuole rinunciare ai vantaggi competitivi acquisiti dopo l’uscita dall’UE, specialmente nel settore dei novel foods, e tra questi il punto di scontro principale riguarda il CBD, derivato della canapa non psicoattivo che si trova in oli, bevande e integratori.

Il CBD nel post Brexit

cannabis

Nel Regno Unito questi prodotti possono contenere fino a 10 mg di CBD, mentre il limite di sicurezza fissato dall’UE è di soli 2 mg al giorno, ben cinque volte inferiore: le aziende britanniche temono quindi che l’allineamento dinamico, cioè seguire automaticamente le regole europee, le renderebbe suddite di decisioni prese altrove. Marika Graham-Woods, direttrice esecutiva della Cannabis Trades Association, ha espresso chiaramente questo timore affermando, in un’intervista al Financial Times che “L’industria non dovrebbe trovarsi a essere governata da decisioni normative in cui il Regno Unito non ha né voto né voce” aggiungendo che “il processo di inserimenti nel mercato dei nuovi alimenti deve essere esente da qualsiasi accordo”.

Anche la Food Standards Agency britannica ha messo in guardia le imprese del settore, scrivendo in una lettera che “L’allineamento dinamico significherebbe, una volta in vigore l’accordo, che sarebbe necessaria un’autorizzazione di mercato dell’UE per commercializzare un prodotto regolamentato in Gran Bretagna”.

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Ma il CBD non è l’unico nodo da sciogliere: il Regno Unito sta spingendo per ottenere esenzioni anche su altre tecnologie d’avanguardia, come la carne coltivata in laboratorio, l’editing genetico per l’agricoltura e persino un nuovo vaccino contro la tubercolosi bovina attualmente in fase di sperimentazione. Inoltre, Londra vuole mantenere i suoi divieti sulle esportazioni di animali vivi e sul foie gras, pratiche che considera crudeli.

Dall’altra parte della Manica, l’Unione Europea non sembra però disposta a fare molti sconti: i funzionari dell’UE hanno accennato alla possibilità di accettare standard britannici più elevati per il benessere animale, ma la difesa degli standard di sicurezza alimentare resta una priorità assoluta. Un diplomatico europeo ha infatti commentato con fermezza: “La maggior parte delle esenzioni che chiedono non rientra nelle condizioni previste dall’intesa comune. L’UE difenderà sempre i suoi standard”.

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Nonostante queste divergenze, il governo britannico tira dritto, sostenendo di voler proteggere l’interesse nazionale e l’innovazione. Il Cabinet Office del Regno Unito ha dichiarato: “Stiamo compiendo una scelta sovrana nell’interesse nazionale di allinearci in alcune aree in cui ha senso farlo. I dettagli specifici sono ancora in fase di negoziazione. Ma siamo stati chiari sul fatto che ci saranno eccezioni e deroghe”.

La partita è ancora aperta e resta da vedere se si riuscirà a trovare un equilibrio tra un legittimo libero commercio e la volontà di mantenere l’indipendenza normativa su prodotti che saranno sempre più al centro dei consumi, dalla cannabis agli hamburger creati in laboratorio.