Un nuovo film racconta chi era Tony prima di diventare Anthony Bourdain

La produzione A24 offre una prospettiva diversa sulla figura di Anthony Bourdain, concentrandosi sull'estate che gli cambierà la vita.

Un nuovo film racconta chi era Tony prima di diventare Anthony Bourdain

Non è sempre facile distinguere il mito, l’icona, il personaggio dalla persona. Vale per le star di Hollywood, accessibili ai comuni mortali grazie ai ruoli che interpretano. Ma vale anche per certi celebrity chef, che il grande pubblico identifica quasi soltanto attraverso ciò che producono, o meglio ciò su cui mettono la firma, che si tratti di piatti, ristoranti, trasmissioni tv. Ecco, in questo panorama di idoli rarefatti c’è Anthony Bourdain.

Uno che è sempre stato molto onesto con se stesso e con gli altri, a volte anche troppo. Uno che voleva scrivere e poi è capitato in cucina, e alla fine ha fatto benissimo entrambe le cose. Uno che ha messo a nudo cosa significa davvero stare in cucina, e che ha portato politica, cultura e cibo vero senza fronzoli nel piatto. Nonostante ciò, è diventato il più mitico di tutti.

Come nasce dunque Anthony Bourdain, la persona-personaggio che negli anni abbiamo imparato ad amare e che oggi celebriamo con nostalgia anche (ma non solo) a causa della sua tragica scomparsa? Un nuovo film in uscita quest’estate prova a raccontarcelo. Tony è il gioiellino della collezione A24 che ci svela chi era il ragazzo prima di diventare uomo, e poi mito.

La prospettiva diversa di A24

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A24 non è la solita casa di produzione. Dichiaratamente indipendente, con un gusto per storie e personaggi di nicchia, difficili, spesso ai margini. E mettiamoci pure il nome, notoriamente ispirato all’omonima autostrada italiana. Insomma, ad A24 non piace vincere facile. Eppure di questi tempi domina il mercato, con attori e attrici di Hollywood a contendersi i premi più ambiti, Oscar compresi.

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Va da sé che questo non è il solito biopic. Tony, che già come titolo non è che sia proprio memorabile, senza dubbio esplora l’ennesima vita tormentata. Ma non tutta: il film si concentra su un momento specifico dell’esistenza di Anthony Bourdain, probabilmente uno dei più cruciali, di quelli che letteralmente ti cambiano la vita. Precisamente l’estate dei suoi diciannove anni, che corrisponde anche al suo primissimo avvicinamento al mondo della cucina.

Le premesse ce le abbiamo direttamente in locandina, scritte in piccolo sotto l’immagine. Si tratta di una frase di Bourdain che, guardando indietro alla sua giovinezza, ammette: “Ero, a essere onesti, uno zoticone viziato, depresso, narcisista, autodistruttivo e avventato, e avevo disperatamente bisogno di essere preso a calci in culo”. A24 si infila proprio qui: negli schiaffi che servono a crescere.

Proprio per questa attenzione e delicatezza nel racconto, il film è stato approvato dalla Bourdain Estate che ne conserva il patrimonio materiale e immateriale. “Abbiamo scelto di supportare Tony perché non è il biopic standard e non cerca di sintetizzare una vita intera. Apprezziamo il ritratto della complessità di Tony, del suo appetito intellettuale e della sua sicurezza – qualità che lo hanno portato ovunque nel mondo e lo hanno reso caro a tanti”.

Tony prima di Bourdain

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Dunque, chi era Tony prima di diventare Anthony Bourdain? Il film è ambientato a Provincetown, Massachusetts nell’estate del 1975 quando il protagonista ha diciannove anni. A questo punto troviamo Tony in crisi esistenziale. Aspirante scrittore, la sua domanda per una borsa di studio in una scuola prestigiosa viene rifiutata. A Tony servono soldi, e soprattutto qualcosa da fare per passare l’estate. Così decide di entrare in cucina.

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Da questo punto in poi seguiamo i primi passi del futuro Bourdain nel mondo della ristorazione. Tony, un convincente (soprattutto nel timbro di voce) Dominic Sessa, inizia a lavorare per lo chef brasiliano Ciro, interpretato da Antonio Banderas. Ci sono la gavetta, il nonnismo, le imprecazioni (tante), l’alcol, la droga, gli eccessi. C’è la ribellione giovanile alla gerarchia, il senso di frustrazione iniziale, la fatica. Ma anche la sfida, l’apprendimento, la soddisfazione per il proprio lavoro.

Ci sono insomma tutti gli ingredienti che costituiranno il grande exploit di Bourdain. Nella letteratura prima con il classico imperdibile Kitchen Confidential, e nel cibo poi con il leggendario No Reservations. Soprattutto c’è una grande lezione di vita (e di cucina) che fa sempre bene rispolverare. In proposito la Bourdain Estate scrive: “Ci auguriamo che questo film aiuti a ricordare che ogni percorso ha il suo inizio, e che il pubblico possa vedere gli inizi di un uomo che ha insegnato a tutti a essere esploratori migliori nel proprio cammino”.

Non so voi, ma la sensazione è che questo film sia un perla da non sottovalutare, come del resto tutto quello che riguarda Anthony Bourdain. Ci vediamo al cinema quest’estate. E poi rigorosamente a tavola con del buon, onestissimo cibo e la birra fresca di ordinanza.